4 Aprile 2026

20 settembre 1870. “La breccia di Porta Pia” nelle mura Aureliane

La presa di Roma fu l’atto di guerra che, nel contesto del Risorgimento e della questione romana, annetté al Regno d’Italia ciò che restava dello Stato Pontificio dopo i plebisciti del 1860, cioè il Lazio


di Ugo Cascella


Bogotà (Bolivia) – Ricorre il 54mo anniversario di quel XX settembre del 1870, quando le truppe italiane entrarono in Roma dalla breccia di Porta Pia, ponendo fine a 1.490 anni di oppressione clericale sulla penisola italiana.

Da quando l’imperatore Teodosio aveva promulgato l’editto di Tessalonica , nel quale si dichiarava religione “única ed obbligatoria “ quella che per gli antichi romani era considerata una “superstitio galilea”, per quasi 1.500 anni la nostra penisola era stata una terra di conquista da parte di eserciti stranieri , dispute territoriali tra cittá e cittá, etc.

Il tutto orchestrato dai Papi di turno per poter continuare ad esercitare il loro preteso diritto al “potere temporale” sulla penisola (“giustificato” dalla falsa “Donazione di Costantino”) . Avevano appreso alla perfezione la strategia romana del “divide et impera”.

Tra i generali che parteciparono all’operazione fu presente anche il libero pensatore Nino Bixio, storico luogotenente dell’altrettanto libero pensatore Giuseppe Garibaldi.

E la data del XX settembre certamente non fu scelta a caso….

Velletri deve conservare la “memoria storica” di essere stata città protagonista dei fatti che portarono alla fine dell’oscurantismo clericale.

Ripassiamoli insieme.

Nel 1553 la cittá si ribelló alla perdita della sua autonomía, organizzando moti contro la nomina a “Protettore governatore” del Vescovo Giovanni Pietro Caraffa, il futuro Paolo IV. Si bruciarono in piazza i libri con le nuove leggi, peró tutto fu invano.

Nel 1798 Velletri si costituí in Repubblica, gemellata alla prima effimera Repubblica Romana.

Nel 1849 si svolse a Velletri un’epíca battaglia tra i garibaldini e le truppe del Re di Napoli Ferdinando II di Borbone, con un’altra clamorosa vittoria di Garibaldi, anche grazie al contributo di sangue di patrioti veliterni.

L’eroe dei due mondi rimase sempre affezionato a Velletri, dove erano sepolti i 70 uomini caduti per sbarrare con successo la via di Roma alle truppe filoclericali, prolungando di fatto la durata dell’effimera seconda Repubblica Romana.

In memoria dei caduti, scrisse queste parole, che furono scolpite su di una parete del cascinale sulla via Ariana che aveva ospitato il suo quartiere generale: “ QUI EBBERO STANZA ALCUNI ITALIANI INSOFFERENTI DI TIRÁNNIDE E DI MENZOGNE SACERDOTALI. POSSANO LE GENERAZIONI CHE SEGUONO EMANCIPARSI DA TALI BRUTTURE”.

Il 19 maggio 1875 Garibaldi tornò a Velletri per ricevere la cittadinanza onoraria. In questa opportunitá disse che “andava superbo di appartenere alla cittadinanza di Velletri“. Inoltre, in varie lettere di corrispondenza con le autorità locali, asserì che considerava Velletri la sua seconda terra natale.

Alla morte dell’eroe Velletri proclamó 3 giorni di lutto cittadino.

E voglio concludere con un omaggio a suo figlio Menotti Garibaldi, che si stabilí a Velletri, ricoprendo anche cariche politiche dal 1880 al 1901. Non tutti sanno che, tra le sue varie iniziative volte alla modernizzazione della cittá, Menotti fu l’ideatore dell’attuale Cantina sperimentale.

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