- “I laghi Albano e di Nemi stanno collassando biologicamente. Servono subito riduzione dei consumi idrici e stop al consumo di suolo”, quanto denunciano i resposabili delle Associazioni
a cura delle Associazioni ambientaliste
Castel Gandolfo 18 luglio 2026 – Si è svolta oggi sul Lago Albano la giornata di monitoraggio ambientale promossa da Legambiente – Goletta dei Laghi, insieme alle associazioni del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani.
Una flottiglia composta da decine di canoe e dal dragonboat dell’associazione Pagaie Rosa ha percorso il lago effettuando il monitoraggio dello stato ecologico delle acque. Sono stati realizzati 20 campionamenti, dieci lungo la sponda di Castel Gandolfo e dieci lungo il versante Ariccia–Albano Laziale.
Durante le attività al presidio, esperti e rappresentanti delle associazioni hanno illustrato ai cittadini le principali criticità che interessano i laghi dei Castelli Romani e le azioni ritenute indispensabili per garantirne la sopravvivenza.
Un patrimonio naturale sempre più in crisi. I dati confermano una situazione estremamente preoccupante.

Entrambi i laghi hanno subito un abbassamento del livello di circa 7,5 metri, con una perdita media di 30 centimetri all’anno. Complessivamente nei laghi Albano e di Nemi mancano ormai circa 54 milioni di metri cubi di acqua.
I laghi rappresentano la naturale risorgenza della falda idrica dei Colli Albani, paragonabile alla punta emergente di un iceberg. La perdita osservata nei bacini lacustri indica quindi un impoverimento molto più esteso dell’intera riserva idrica sotterranea, il cui deficit è stimabile in volumi di almeno due ordini di grandezza superiori.

Per invertire questa tendenza è necessario intervenire sull’intera idrostruttura del Vulcano Laziale, che interessa oltre venti Comuni, attraverso due azioni prioritarie:
• ridurre di almeno il 30% i consumi idrici complessivi;
• arrestare il consumo di suolo e l’ulteriore impermeabilizzazione del territorio, favorendo la ricarica naturale della falda.
I primi risultati del monitoraggio
Le analisi batteriologiche effettuate da Legambiente – Goletta dei Laghi saranno rese note nelle prossime settimane. Sono invece già disponibili i risultati delle misure chimico-fisiche e degli indicatori ecologici.
Per il Lago Albano emerge un incremento degli inquinanti chimici riconducibili prevalentemente all’inquinamento di origine residenziale e al dilavamento delle infrastrutture viarie attraverso le acque di prima pioggia.
Nel Lago di Nemi, invece, prevalgono contaminazioni attribuibili all’impiego di prodotti chimici in ambito agricolo.
Un ecosistema che perde la propria capacità di sopravvivere
L’elemento più preoccupante emerso dal monitoraggio riguarda però lo stato biologico dei laghi. Alla continua diminuzione del livello delle acque si accompagna una progressiva perdita della vegetazione ripariale, con la regressione dei fragmiteti (Phragmites australis) e delle formazioni arboree di riva costituite principalmente da ontano nero (Alnus glutinosa) e salici (Salix spp.).

Queste comunità vegetali svolgono un ruolo fondamentale nell’ombreggiamento delle acque, nella stabilizzazione delle sponde, nella filtrazione degli inquinanti, nell’autodepurazione del lago e nel mantenimento della biodiversità.
Parallelamente, il Lago Albano ha già perso numerose specie di flora acquatica, mentre nel Lago di Nemi tali comunità risultano fortemente ridotte.
Nel complesso, i due laghi hanno perso circa 20 ettari di vegetazione acquatica, compromettendo una componente essenziale dell’equilibrio ecologico.
Questa regressione della vegetazione si riflette direttamente anche sui valori di ossigeno disciolto. Nelle aree ancora naturali del Lago Albano sono stati misurati valori compresi tra 6 e 7 mg/L, compatibili con un ecosistema ancora funzionale.
Nelle aree maggiormente antropizzate, invece, i valori scendono fino a 3 mg/L, una concentrazione che indica una condizione di stress per gli organismi acquatici e segnala un equilibrio ecologico che si sta progressivamente rompendo.
Il Lago di Nemi presenta una situazione leggermente migliore, con valori minimi prossimi a 4 mg/L, ma anch’essi indicativi di una riduzione della qualità ecologica e un equilibrio più instabile vista la minore dimensione.

Un appello alle istituzioni
I dati raccolti confermano che i laghi dei Castelli Romani non stanno soltanto perdendo acqua: stanno perdendo il loro equilibrio ecologico.
La riduzione della falda, l’inquinamento diffuso, la scomparsa della vegetazione ripariale e della flora acquatica, insieme alla diminuzione dell’ossigeno disciolto, rappresentano i segnali di un ecosistema che rischia di superare il proprio limite vitale.
Legambiente – Goletta dei Laghi e il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani chiedono alle istituzioni locali, regionali e nazionali di avviare con urgenza il piano straordinario di tutela dell’intera idrostruttura dei Colli Albani, fondato sulla riduzione dei prelievi idrici, sulla salvaguardia della vegetazione ripariale, sul ripristino degli habitat lacustri e sull’arresto del consumo di suolo.
La sopravvivenza dei laghi Albano e di Nemi dipende dalle scelte che saranno adottate oggi.




