A 25 anni dalla morte di Bettino Craxi, gli amici socialisti di Velletri e non solo ricordano la sua figura di Statista
a cura di Salvatore Ladaga . “un militante ed amico sincero”
Velletri (Rm) – A 25 anni dalla morte, Bettino Craxi è ancora un personaggio della cronaca e non della storia. Qualcuno, però, ha saputo distinguere il piano giudiziario da quello politico. Proprio ciò che ancora manca.

Il punto essenziale non è quello di riabilitare la figura di Craxi, ma quello di smettere di far prevalere la questione giudiziaria, impedendo di fatto l’analisi dell’azione politica del leader socialista. A molti fa ancora comodo nascondere dietro il paravento del malaffare temi scomodi come quello della storica vittoria del socialismo tricolore sul partito comunista o il riconoscere come Craxi seppe guardare con anticipo alle necessarie riforme istituzionali.
Craxi è stato soprattutto l’ultimo grande leader politico italiano che sia riuscito a far prevalere il primato della politica e della sovranità nazionale sull’economia e sui poteri sovrannazionali.
Vide nell’Europa la possibile terza via tra subalternità atlantica e il residuo sovietismo e all’urgenza di una riforma istituzionale di tipo presidenzialista. Restò a sinistra sposando la tradizione socialista con il decisionismo e con il socialismo tricolore risorgimentalista. Pagò duramente il suo mancato e totale allineamento agli Stati Uniti, in modo particolare sulla questione arabo-palestinese. All’epoca si pensava che con la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica le nazioni si sarebbero liberate dal vassallaggio internazionale e che avrebbero realizzato l’unità europea.


La Globalizzazione tecno-finanziaria e il predominio USA hanno al contrario impedito che ciò accadesse.
Quando si oppose al compromesso storico trovò molti consensi, ma fu con la svolta nazionale e presidenzialista, con Sigonella dove riaffermò simbolicamente la sovranità nazionale, con la linea filo-palestinese e con lo sdoganamento del Msi che Craxi conquistò le simpatie di tantissimi ambienti extrasocialisti, tra essi anche quelli della destra sociale e nazionale di Accame.

Non fu però sostenuto, specialmente nella vicenda di Sigonella, dal Pci e dalla parte conservatrice del Msi di Almirante. Craxi fu la bestia nera del consociativismo tra cattolici, comunisti, laici, salotti buoni e Confindustria. Avrebbe voluto modernizzare la sinistra e sdoganare la destra (fu il primo a farlo, dopo vennero Cossiga e Berlusconi), liberandosi dalla pregiudiziale antifascista e dell’arco costituzionale.
Era il 19 gennaio del 2000 quando il leader e premier socialista nuore in Tunisia.
Un addio da esule, secondo alcuni, da latitante per altri. La verità è che non si trattò di una fuga all’estero, ma di una precisa scelta. A chi gli rimprovera di essere stato il Patrono di Tangentopoli, dimenticando precedenti storici democristiani e i fondi sovietici per finanziare il Pci, osiamo rispondere: ad avercene oggi a sinistra di leaders e statisti come lui.




