24 Aprile 2026

Cinque arresti per corruzione sui visti d’ingresso a extracomunitari

Ci risiamo: “le ispezioni stanno dando frutti”. Il Ministro Antonio Tajani avvisa i trafficanti di visti


di Redazione



Roma (Rm) – Ai fini di garantire il diritto di cronaca costituzionalmente garantito per la rilevanza dei fatti, nel rispetto dei diritti degli indagati e dei terzi coinvolti, si comunica che su delega della Procura della Repubblica di Roma, finanzieri del Comando Provinciale di Roma stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di 5 persone (di cui 2 in carcere e 3 agli arresti domiciliari), per le ipotesi di reato di corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Gli indagati sono Nazrul Islam, Shamim Kasi, Nicola Muscatello, Roberto Albergo e Md Baleyet Hossaim Patwari


Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. del locale Tribunale, costituisce l’epilogo delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica capitolina ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, nel cui ambito sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati, i quali avrebbero allestito, con la regia di un imprenditore extracomunitario residente a Roma, un imponente traffico illegale di ingressi in Italia, sfruttando le opportunità fornite dal c.d. “decreto flussi”.
Lo schema illecito avrebbe visto il coinvolgimento di 2 cittadini italiani, dipendenti del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, impiegati presso l’ufficio “visti” di un’Ambasciata italiana all’estero.

Tali soggetti, indagati per corruzione e sottoposti agli arresti domiciliari, avrebbero accettato utilità di vario tipo (denaro, dispositivi elettronici, orologi di pregio, viaggi aerei, investimenti immobiliari negli Emirati Arabi Uniti) in cambio della loro agevolazione prestata per la gestione delle pratiche relative al rilascio dei visti in favore di soggetti extracomunitari “segnalati” dagli altri indagati.


Per ottenere il visto gli indagati avrebbero reperito titolari formali di società italiane i quali, dietro compenso, si sarebbero prestati ad assumere fittiziamente i soggetti extracomunitari al solo fine di fornire la documentazione necessaria a presentare l’istanza telematica finalizzata al rilascio del nulla osta per l’ingresso in Italia.
Gli extracomunitari di stanza in Italia chiedevano, inoltre, ai loro connazionali da regolarizzare ingenti somme di denaro, in parte in misura “fissa” e in parte in proporzione ai futuri guadagni lavorativi dagli stessi ottenuti nel nostro Paese.

L’ennesimo caso di “Passaportopoli” è nato dalla denuncia del deputato Andrea Di Giuseppe di Fratelli d’Italia, al momento sotto scorta per le minacce ricevute.

A seguito di tali notizie è arrivato l’intervento pubblico di Antonio Tajani, leader di Forza Italia e ministro degli Esteri:

Ringrazio l’ispettorato e la task force che ho istituito al Ministero degli Esteri per il lavoro nel contrasto alla corruzione nel rilascio dei visti. Le ispezioni fatte nei nostri consolati, in tutto il mondo, stanno dando i loro frutti. Ogni attività illecita, anche sulla pelle di bisognosi, sarà fermata

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