2 Febbraio 2026

Piano AUBAC: occasione mancata per salvare davvero i laghi dei Castelli

  • In riferimento all’accordo dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale – Aubac – per la difesa del suolo e la gestione delle risorse idriche, il Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani prosegue a rilevare le ineguatezze proposte

Coordinamento ambientalista dei Castelli Romani


Castelli Romani 8 agosto 2025 – Le misure previste dal Piano AUBAC (Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale), presentato come strategico per la tutela dei laghi Albano e di Nemi e su cui si basano i Comuni dei Castelli Romani, si rivelano inadeguate rispetto alla gravità del dissesto idrico e ambientale in atto nei bacini dei Castelli Romani.

  • Clima come alibi, ma le cause principali sono altre
    Il piano attribuisce un’eccessiva responsabilità ai cambiamenti climatici nella riduzione del livello dei laghi. Ma gli studi e i dati storici – in particolare lo studio del 2009 aggiornato sul Lago Albano e di Nemi – dimostrano che i principali fattori del calo non sono ancora riconducibili in modo determinante al clima.
    Le vere cause? Captazioni, sovrasfruttamento della falda e opere antropiche invasive, responsabili della rottura dell’equilibrio idrico naturale
  • Ignorato il ciclo trentennale del flusso profondo
    Il piano non fa riferimento al ciclo di circa 30 anni del flusso profondo che regola il bilancio idrico naturale dei laghi dei Castelli Romani. Questo meccanismo, documentato dalla comunità scientifica, è fondamentale per comprendere l’evoluzione dei livelli lacustri e per pianificare interventi coerenti e sostenibili. L’assenza di questo riferimento rende l’analisi tecnica parziale e fuorviante.
  • La favola dell’aumento demografico
    A fronte di una popolazione nei Castelli Romani ormai in stagnazione o in calo, il piano continua a utilizzare l’aumento demografico come giustificazione per nuovi fabbisogni idrici. Un pretesto che, nella realtà, serve a legittimare nuove infrastrutture, pozzi e consumo di suolo, anziché promuovere il risparmio e la rigenerazione.
  • Progetti pericolosi travestiti da soluzioni
    Tra gli interventi proposti, preoccupano in particolare le cosiddette “gronde” per la captazione delle acque meteoriche. Questi sistemi artificiali di raccolta e convogliamento rischiano di alterare radicalmente l’equilibrio biologico dei laghi e delle aree umide limitrofe, riducendo i tempi di ricarica naturale e danneggiando habitat fondamentali per la biodiversità.
  • Obiettivi deboli e insufficienti: meno del 18% di ciò che servirebbe
    Secondo l’analisi delle misure previste, il Piano AUBAC si pone obiettivi di recupero e contenimento pari a meno del 18% del fabbisogno reale utile al ripristino dell’equilibrio idrologico dei laghi. Un numero che tradisce l’ambizione dichiarata del piano, confermando che ci troviamo davanti a un’operazione più burocratica che ecologica, un piano di immagine ma inefficace sul piano sostanziale, come già successo negli ultimi 30 anni. Infatti bisognerebbe risparmiare circa 38 milioni di mc di acqua ogni anno mentre il piano AUBAC si ferma a meno di 7 milioni di mc
  • Conclusione: serve un nuovo approccio
    Il Piano AUBAC, così com’è, non salva i laghi dei Castelli Romani, ma rischia di coprire con buone intenzioni politiche una gestione ancora troppo orientata alla deroga e allo sfruttamento. Molti progetti previsti da AUBAC sono in realtà finanziamenti ad ACEA per opere che dovrebbe autofinanziare come azienda.

Chiediamo che venga subito rivista l’impostazione del piano, partendo da:

  1. • Lo stop immediato al consumo di suolo, a nuovi pozzi e attività estrattive;
  2. • una reale riduzione dei prelievi idrici di almeno il 20% – 30%;
  3. • Rivedere i piani alla luce della Delibera Regionale 445/2009, privilegiando la rigenerazione e la tutela delle falde;
  4. • Promuovere un modello di sviluppo fondato su ristrutturazione del costruito, riduzione delle cubature e valorizzazione del paesaggio rurale;
  5. • Impedire il raddoppio dell’acquedotto Sforza Cesarini che consumerebbe direttamente l’acqua del lago Albano.
  6. • Bloccare il progetto delle gronde, un progetto inutile in quanto la quantità di acqua sarebbe irrisoria ma l’inquinamento inserito nel Lago Albano avrebbe un forte impatto.
  7. • Rivedere tutte le proposte dell’AUBAC che sembrerebbero solo un favore ad ACEA nel finanziargli progetti che dovrebbe sostenere da sola senza invece risultati concreti per i laghi.
  8. I laghi dei Castelli Romani non possono più aspettare compromessi. Serve un cambio di passo coraggioso e scientificamente fondato.

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