17 Aprile 2026

Inceneritore: un documento ACEA conferma l’inquinamento del sito

  • Secondo le fonti ci sarebbero gravi omissioni della tutela ambientale

di Mario Dal Monte


Roma, 17 ottobre 2025 «Documento ACEA conferma l’inquinamento del sito. Grave omissione di tutela ambientale»: la frase, rilanciata da comitati e associazioni, si riferisce al progetto del maxi-inceneritore da 600mila tonnellate annue previsto a Santa Palomba, al confine tra Pomezia, Albano Laziale e Ardea.

Il progetto, promosso da ACEA Ambiente e sostenuto dal Commissario straordinario per il Giubileo 2025, Roberto Gualtieri, è al centro di una crescente opposizione civile e istituzionale.

Quattro associazioni – Salute Ambiente Albano, Pavona per la Tutela della Salute, Latium Vetus e il Comitato di Quartiere Santa Palomba – hanno inviato una diffida formale a Roma Capitale e ai responsabili del progetto, chiedendo la sospensione immediata dell’iter autorizzativo (PAUR).

Il terreno AMA destinato all’impianto, acquistato per 7,7 milioni di euro, risulterebbe a rischio inondazione, con il fosso di Cancelliera spostato e parzialmente tombato.

La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’indagine ipotizzando il reato di truffa nella compravendita del terreno. Secondo le denunce presentate dai comitati, l’area sarebbe stata venduta a un prezzo gonfiato e con caratteristiche ambientali non idonee.

Nonostante la crisi politica interna, il Comune di Albano Laziale ha trasmesso un parere tecnico negativo sul progetto, evidenziando criticità relative alla sostenibilità ambientale, alla salute pubblica e alla coerenza normativa della procedura commissariale. Il documento, datato 14 ottobre 2025, chiede una nuova Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) indipendente e una Valutazione di Impatto Sanitario.

Il progetto prevede l’utilizzo di risorse idriche anche dal Lago Albano e dai campi pozzi di Laurentino e Pescarella, già sotto pressione per la crisi idrica che colpisce Ardea e Pomezia. Il rischio di depauperamento delle falde e di impatti cumulativi sull’ecosistema locale è al centro delle preoccupazioni.


L‘ecologista Alessandra Zeppieri, del Consiglio Regionale, che sempre si è battuta per contrastare le criticità del progetto, in merito al documento dell’Acea ha rilasciato una dichiarazione ben articolata:

“Le indagini di caratterizzazione ambientale condotte da Acea Infrastrutture nel primo semestre del 2024 confermano in modo inequivocabile che l’area individuata per la costruzione del termovalorizzatore di Roma è contaminata da idrocarburi pesanti e IPA (idrocarburi  derivati dalla combustione incompleta di materia organica come legna o carbone, ma anche di benzina e gasolio).

Siamo di fronte a un fatto gravissimo: non solo si procede nella realizzazione di un impianto di questa portata su un sito inquinato, ma si è omesso di avviare le procedure obbligatorie di prevenzione previste dall’articolo 242 del Codice dell’Ambiente. Una violazione che mette in discussione l’intero iter amministrativo.»

«Non è la prima volta che Acea segnala criticità ambientali nell’area — continua Zeppieri —. Già tempo fa, con riferimento al campo Pozzi Laurentino, la società aveva evidenziato la necessità di istituire aree di salvaguardia per proteggere le falde dall’inquinamento, salvo poi assistere all’archiviazione della richiesta da parte della Regione.

Ora scopriamo che la stessa Acea, costruttrice dell’inceneritore, accerta l’inquinamento del suolo ma il procedimento va avanti come se nulla fosse.»

«Pian piano si stanno sgretolando tutte le certezze costruite attorno a questo progetto, e vengono alla luce numerose criticità che noi, come territori, denunciamo da tempo. Se solo il Commissario Straordinario Gualtieri ci avesse ascoltato, oggi non ci troveremmo di fronte a un impianto in un’area contaminata, con rischi ambientali e sanitari incalcolabili.

È necessario sospendere immediatamente la VIA e il PAUR e avviare tutte le procedure di caratterizzazione e bonifica previste dalla legge, prima che l’ennesimo errore politico si trasformi in un danno irreversibile per Roma e per il Lazio.»

Presidio al Lago Albano contro l’aumento dei prelievi idrici da Acea

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