- Agricoltori della Coldiretti Lazio riempiono l’Auditorium e mettono in evidenza le criticità degli agricoltori del Lazio
di Luigi Alerti
Roma 31 gennaio 2026 – L’Auditorium Parco della Musica di Roma si è trasformato in una grande piazza agricola: più di 4.000 agricoltori provenienti da tutte le province del Lazio hanno partecipato all’assemblea regionale di Coldiretti, portando con sé un messaggio netto e condiviso.

Difendere il Made in Italy non è uno slogan, ma una necessità concreta per garantire reddito, trasparenza e sicurezza alimentare ai cittadini.
Una mobilitazione imponente, che fotografa con precisione il momento delicato vissuto dal comparto agricolo laziale, stretto tra costi di produzione in aumento, concorrenza sleale e una burocrazia che continua a rallentare investimenti e innovazione.






Le richieste: regole uguali per tutti e fine delle scorciatoie
Durante l’assemblea, Coldiretti Lazio ha ribadito alcuni punti chiave:
- Stop alla concorrenza sleale e alle importazioni senza controlli adeguati, che mettono fuori mercato le produzioni locali.
- Più verifiche alle frontiere e lungo l’intera filiera, per impedire l’ingresso di prodotti che non rispettano gli standard europei.
- Etichette chiare e leggibili, con l’indicazione reale dell’origine delle materie prime.
- Abolizione del meccanismo dell’“ultima trasformazione sostanziale”, che consente di “italianizzare” prodotti che italiani non sono.
- Reciprocità delle regole: chi esporta in Europa deve rispettare gli stessi criteri ambientali, sanitari e qualitativi richiesti agli agricoltori europei.

Un’agenda semplice ma decisiva, che punta a ristabilire equità e trasparenza in un mercato sempre più globalizzato.
Le criticità degli agricoltori del Lazio: un settore sotto pressioneL’assemblea ha dato voce a un malessere diffuso, che nel Lazio assume caratteristiche particolarmente evidenti.


1. Prezzi troppo bassi e margini ridotti
Molti produttori non riescono più a coprire i costi di produzione.
Il prezzo riconosciuto agli agricoltori spesso non riflette il valore reale del lavoro, mentre la grande distribuzione continua a imporre condizioni penalizzanti.
2. Importazioni fuori controllo
Il Lazio, con le sue filiere di qualità – olio, vino, ortofrutta, latte, carne – soffre l’arrivo di prodotti esteri venduti come italiani o a prezzi stracciati.
Questo fenomeno erode quote di mercato e mina la fiducia dei consumatori.
3. Burocrazia e ritardi nei pagamenti
Le aziende agricole laziali denunciano procedure complesse, autorizzazioni lente e ritardi nei contributi, che bloccano investimenti e innovazione.
Per molte realtà familiari, ogni mese di attesa può fare la differenza tra sopravvivere o chiudere.
4. Costi energetici e climatici
Ilcaro energia e gli eventi climatici estremi – siccità, bombe d’acqua, gelate – colpiscono duramente un territorio già fragile.
Le aziende chiedono strumenti più rapidi e flessibili per affrontare le emergenze.
5. Ricambio generazionale in stallo
Nonostante la presenza di giovani agricoltori motivati, l’accesso alla terra e al credito resta complicato.
Il rischio è un progressivo abbandono delle campagne, con conseguenze anche ambientali e paesaggistiche.

La mobilitazione di Roma ha mostrato un fronte unito: agricoltori e consumatori dalla stessa parte, per difendere la qualità del cibo e la trasparenza delle filiere.


Il Lazio, con la sua tradizione agricola e la ricchezza delle sue produzioni, chiede semplicemente di poter competere ad armi pari.
E l’assemblea di Coldiretti ha ricordato che la tutela del Made in Italy non è solo una battaglia economica, ma un impegno culturale e civile.




