- All’Angelus di Castel Gandolfo, di oggi 12 luglio, dove si prende una pausa estiva, Papa Leone XIV riflette sulla Parabola del Seminatore, ricordando ai cristiani che la Parola di Dio ha il potere di trasformare ogni cuore e incoraggiando i fedeli a fare spazio quest’estate per il silenzio, la preghiera e la meditazione sulle Scritture
Di Linda Bordoni
Castel Gandolfo 12 luglio 2026 – Riflettendo sulla parabola evangelica del Seminatore durante la preghiera dell’Angelus di poco fa, Papa Leone XIV ha detto che “Dio non si stanca mai di seminare il seme della Sua Parola nel cuore umano, perché sa che la forza del suo amore è più forte della nostra debolezza.”

Rivolgendosi ai pellegrini riuniti a Castel Gandolfo la quindicesima domenica del Tempo Ordinario, il Papa ha spiegato che il racconto dell’evangelista Matteo della Parabola del Seminatore rivela “la generosità e la fiducia con cui Dio semina la sua Parola nei nostri cuori e la sua potenza in noi.“
“Gesù stesso, il Verbo fatto carne, che ha dato la sua vita per la nostra salvezza, è il seme che il Padre continua a seminare in tutto il mondo afché, morendo, possa dare molto frutto,” ha spiegato.

Il Papa ha riconosciuto che la Parola di Dio non trova sempre cuori accoglienti. A volte, ha detto, incontra “terreno duro e non reattivo”, o cuori distratti come “il sentiero battuto, il terreno roccioso o i cespugli spinosi.” Eppure ci sono anche momenti in cui si trova su un “terreno ricettivo e fertile”, dove “miracoli d’amore vengono messi in moto e hanno il potere di trasformare tutto.”
È per questo motivo, ha proseguito Papa Leone, che “il Padre non smette mai di seminare, perché sa che la forza del suo amore è più forte della nostra debolezza.“
Citando San Giovanni Crisostomo, Papa Leone ha posto una riflessione sull’apparente paradosso di seminare semi dove sembra improbabile che cresca qualcosa. Sebbene un’azione del genere avrebbe poco senso in agricoltura, ha osservato che Dio agisce in modo diverso, poiché anche “un terreno roccioso può essere trasformato in terreno fertile.“

Il Papa ha detto che ciò accade perché la fiducia di Dio nell’umanità è radicata nella Sua conoscenza intima di ogni persona. “La generosità di Dio verso di noi non è ingenua ma saggia,” “Vede in noi il potenziale di un bene che, a volte, noi stessi potremmo non riconoscere.”
Per questo motivo, ha aggiunto: “il Signore, che conosce la terra dei nostri cuori meglio di noi, non smette mai di credere in noi – in chi siamo e in chi possiamo diventare, giorno dopo giorno, se ci affidiamo a lui con fede.“

Quando la Parola di Dio viene accolta con umiltà e apertura, ha detto il Papa, è allora che porta i frutti dello Spirito Santo. E ricordando la Lettera di San Paolo ai Galati, ha ricordato quei frutti come “amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fedeltà, gentilezza e autocontrollo.”
“Quanto il nostro mondo ha bisogno di questi frutti!”, e “di essere riempito di essi e trasformato da essi!”

Riferendosi all’attuale stagione estiva, Papa Leone ha incoraggiato i cristiani a sfruttare bene il tempo per il riposo coltivando la vita spirituale.
“Decidiamo quindi, soprattutto durante questi giorni estivi di vacanza, di fare spazio ad ascoltare, leggere e meditare sulla Parola di Dio,” favorendo anche “momenti significativi di silenzio e preghiera.”

Tali momenti – ha spiegato concludendo il breve messaggio – “rinnovano sia il corpo che lo spirito, preparando i cristiani a tornare alla vita quotidiana pronti a proclamare la Buona Novella del Vangelo e sempre più capaci di contribuire alla crescita del Regno di Dio.“
Per chiudere in spirito di fraternità, il Papa è infine sceso sulla piazza gremitissima di Castel gandolfo salutando le personalità civili presenti e attraversando poi, sulla pedana di un piccolo veicolo aperto, l’intera piazza soffermandosi a salutare e benedire quanti sono riusciti a toccarlo o vederlo da vicino.




