31 Luglio 2026

Lago di Nemi, richiesto sequestro del cantiere ‘Sport lineare’

  • “Devastazione e cementificazione di un’area agricola tra il Museo delle Navi e la spiaggia del lago”
  • Partecipata la manifestazione di mercoledì 29 luglio contro la turistificazione del lago

a cura del Comitato


Nemi 30 luglio 2026 – Mercoledi 29 luglio più di un centinaio di persone hanno manifestato nei pressi del cantiere del PNRR del cosiddetto “Sport Lineare” al lago per chiederne il sequestro e il ripristino dei luoghi.

La zona di fronte al Museo delle Navi Romane di Nemi è stata deturpata dalla rimozione dell’area verde, sostituita con due ampie piattaforme di cemento, un’area ghiaiosa e una probabilmente inutile passerella in legno che compie un girotondo da 180 metri con un enorme buco al centro.

Questa idea di turistificazione va rispedita ai mittenti, ovvero il comune di Nemi, quello di Genzano e la Città Metropolitana, che stanno agendo in sinergia con esiti visibili già disastrosi:

  • via Diana da Genzano sarebbe chiusa al traffico da tre anni, da oltre tre anni causa frana e non si vede non la fine ma neanche l’inizio di un intervento più volte strombazzato con 7 milioni di euro;
  • via Perino è oggetto di un PNRR di messa in sicurezza e di “Sport Lineare” anch’essa da 3 anni (durata prevista circa 1, con 3 milioni di euro) ed ha provocato il disboscamento “involontario” di una lecceta secolare;
  • il centro canoa comunale, costato oltre 200 mila euro di soldi pubblici, è di fatto un centro movida costosissimo, costruito in larga parte in cemento sulle sponde del lago, per nulla inclusivo ma, anzi, “Exclusive Beach” per riprendere una pubblicità dei gestori che corrispondono la stratosferica cifra di 20 euro al giorno al comune (!!!);
  • la frana a Villa delle Querce, che ha bloccato la via Nemorense per settimane, più quelle a Via Roma scendendo da Nemi (formalmente chiusa), quella sotto al ristorante sempre a via Nemorense ed altre sul costone opposto dovrebbero far pensare che il territorio è fragilissimo e non va intaccato oltre.

Senza parlare del fatto che il lago ha perso 43 cm di acqua in soli 4 mesi mentre ACEA disperde, per sua stessa ammissione, 4 litri su 5 che preleva dallo specchio lacustre e dagli altri pozzi.

Molti e ricchi di contenuti gli interventi, tutti/e uniti dalla richiesta di fermare intanto lo scempio che abbiamo sotto gli occhi, sottolineando che davanti a noi in queste settimane abbiamo avuto nelle varie istituzioni e organi di controllo interpellati un “porto delle nebbie”, se non un vero e proprio “muro di gomma”, che non riescono o non vogliono intervenire decisamente.

Ma non ci siamo scoraggiati/e.

Una ragazza è intervenuta facendo presente che tutti questi progetti, spacciati per inclusivi e liberi da barriere architettoniche, non sono tali ed infatti ha constatato lei stessa la situazione al “centro canoa”.

La normativa c’è e “festeggia”, si fa per dire, 40 anni durante i quali poco o nulla è cambiato per le persone diversamente abili.

Una signora ci ha parlato del fatto che i percorsi-vita (così si chiamano quelli con attrezzature all’aperto) in Svizzera vengono addirittura realizzati nei boschi ma senza alcun uso di cemento, vietato tanto nella confederazione elvetica quanto dalle norme edilizie nel Parco da noi.

Un altro signore ha ricapitolato una serie di nocività esistenti o previste dentro al comune di Roma che provocano una risposta della cittadinanza in ogni luogo dove si verificano gestioni territoriali speculative come agli ex-Mercati Generali all’Ostiense, a Pietralata per lo stadio della Roma, a Fiumicino per il porto crocieristico, a Casale in Selce per il biodigestore e così via.

Non sono mancati i momenti di cultura, musica e poesia grazie alla creatività usata come forma attiva di lotta e di messa a nudo del potere politico-economico che vorrebbe sovrastarci.

Sembrano cose da poco, in realtà quando ci si ritrova tutti e tutte coinvolti/e nel formare insieme l’unico grande messaggio

“DAL CEMENTO NON NASCE NIENTE, DALL’ACQUA E DALLA TERRA NASCONO I FIORI”,

e si trasformano famose canzoni riadattandole alle questioni contro cui ci si batte, tutto ciò ha una potenza maggiore di mille PEC, esposti, telefonate alle autorità competenti.

Oggi dalle 16.00, il consiglio di Nemi si riunirà perché c’è una necessità da parte della maggioranza di completare l’iter per un altro pezzo di “transizione grigia”: la trasformazione di un vivaio su via dei Laghi in un benzinaio, in zona boscata, vicino ad un pozzo idrico.

Viene imposta una variante al PRG basata su un perito della società che vuole costruire l’impianto industriale, il quale afferma che la Regione si sarebbe sbagliata a considerare la zona “boscata”.

Ebbene questa proposta viene accolta dai tecnici e dalle istituzioni, quando invece a noi, ad esempio, non vengono forniti da 9 mesi gli atti di progetto del cantiere in attività al lago: chapeu!

Il coinvolgimento di così tante persone in un’afosa giornata di fine luglio, e non è la prima volta, basti guardare il presidio svolto a Rocca di Papa meno di una settimana fa, dovrebbe far riflettere chi pensa di poter fare il bello ed il cattivo tempo sul territorio che amministra.

Cosa che non avviene da oltre 35 anni, ad esempio, in Val di Susa, dove è stata messa in sordina la potente e diffusa mobilitazione popolare per “lasciar fare il TAV”, un progetto devastazione di proporzioni bibliche dai costi di decine di miliardi di euro pubblici.

Solo quando la situazione diventa incandescente, proprio perché il potere vorrebbe schiacchiare le richieste della popolazione usando la militarizzazione massiccia di tutta una valle, allora la stampa accende i riflettori non sul merito della questione ma sulle dinamiche:

cioè lo scontro tra un esercito di forze dell’ordine mandato a controllare, reprimere e a difendere gli interessi finanziari e bellici (il TAV è un’opera militare, per chi non lo sapesse ancora) e la popolazione unita ai numerosi solidali venuti da altre zone.

I manifestanti, quelli “forestieri”, non della valle vengano additati come “professionisti del disordine” quando si spostano a spese proprie: si tratta di lavoratori e studenti che invece di andarsene al “centro commerciale” o nelle ville di zone esclusive, mettono in gioco il loro tempo, il loro corpo e la propria libertà.

D’altro lato, gli unici professionisti pagati sono quelli inviati dai ministeri dell’interno e della difesa, armati veramente come dei “Rambo”, con mezzi blindati all’avanguardia e mandati a lavorare a centinaia di km dalle loro case e dalle loro famiglie perché hanno necessità di un impiego stabile, pubblico e non di certo per motivi affini ai loro pensieri.

Questa digressione è importante, perché va rimarcato che ognuno lotta come meglio crede nelle circostanze che si determinano nei luoghi dove ci si trova.

Noi continueremo a costruire momenti di incontro e di partecipazione come abbiamo sempre fatto, ma nessuno di chi muove le leve dei comandi decidendo politiche anti-ambientali, partendo dalla visione negazionista della crisi climatica, e che decide di investire nella produzione bellica per preparare nuove “macellerie” può additare i movimenti di lotta come “violenti”, “terroristi” o “antidemocratici”.

Ormai il pianeta è governato sempre più da poteri economici-politici-finanziari guerrafondai, con personaggi squallidi che si credono unti dal signore e che nei territori dove viviamo s’atteggiano a ducetti, nel format classico destrorso, o a “supercommissari” in quello di centro-sinistra.

Trovare le differenze diventa sempre più come il cercare l’ago in un pagliaio e non ci interessa.

La mobiliazione nostra e degli altri comitati dei Castelli Romani prosegue: piani edilizi, disboscamenti, prosciugamento dei laghi, turistificazione, inceneritore, aeroporto e cementificio non vogliamo più facciano parte della nostra vita quotidiana.

Quante le considerazioni a partire da “quattro zeppi” a mò di palestra installati su due spianate di cemento in riva ad un lago ancestrale. Non stiamo difendendo nessun orticello. Va cambiato tutto.

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