- “Potenziare e incrementare la resilienza, la flessibilità e la sicurezza delle infrastrutture idriche ed elettriche rappresenta per noi una priorità per offrire un servizio migliore e per aumentare la capacità di adattamento delle infrastrutture ai cambiamenti climatici”
di Redazione
Roma 29 settembre 2026 – “La regione euro-mediterranea è uno degli hotspot climatici più in crisi nel mondo, sia per le siccità ricorrenti, sia per la diminuzione della disponibilità di acqua, così anche per la pressione demografica e anche per quella turistica.

Ma è anche uno dei luoghi in cui gli operatori industriali già stanno intervenendo per dare seguito alle richieste della resilienza climatica. Ad esempio, Acea nel Lazio ha già distrettualizzato in oltre 800 aree la città di Roma, diminuendone sensibilmente le perdite“.
Così Marco Pastorello, Chief Transformation Officer di Acea, intervenendo a Onewater Euromediterranean water forum, l’evento che è in corso a Roma, al centro congressi La Nuvola, in concomitanza e sinergia con il Festival dell’Acqua.
“Allo stesso modo – continua Pastorello – se andiamo nel Nord Africa, nel Marocco, Acciona sta costruendo uno dei desalinizzatori più green al mondo, perché sarà alimentato da energia green eolica.
Come fare ad accelerare però anche questi investimenti? Per farlo bisogna lavorare insieme alle istituzioni, insieme al pubblico, insieme ai governi e insieme alla finanza, che deve essere sia pubblica che privata, per poter accelerare l’implementazione dei progetti industriali“.
In questi anni – ha spiegato Pastorello – Acea ha fatto da convenor all’interno del settore idrico del World Economic Foundation. È importante dunque – continua – avere occasioni come quella di oggi a Onewater per condividere il punto di vista e confrontarsi con i finanziatori, gli operatori, con la ricerca e anche con il pubblico.
Cos’altro abbiamo fatto come azienda in questi anni? Abbiamo anche portato nuovi contenuti ai tavoli“.
Pastorello spiega che “ad esempio l’anno scorso abbiamo sviluppato insieme alla Università di Cambridge il report ‘Bridging the 6.5 euro Tillion Water Infrastrutture gap’, uno degli studi più comprensivi al mondo sui bisogni infrastrutturali dell’acqua, stimando un gap al 2040 di 6.500 miliardi di euro, gap che se colmato potrebbe essere un volano per le economie e anche per creare occupazione.
Quest’anno invece abbiamo intervistato oltre 400 esperti del settore e dell’ecosistema e abbiamo confermato che il gap è su tutta la catena del valore, dall’adduzione fino al riuso e che bisogna continuare a lavorare assieme con gli altri operatori dell’ecosistema per accelerare gli investimenti“.

In occasione del Festival dell’Acqua 2026 e di Onewater il gruppo Acea, primo operatore idrico in Italia e secondo in Europa per numero di abitanti serviti, ha portato al centro del dibattito nazionale le grandi sfide del comparto idrico post-Pnrr: dalla sicurezza infrastrutturale all’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle reti idriche.
Colmare il divario infrastrutturale globale entro il 2040, risulta dalle analisi condotte da Acea, consentirebbe di generare 8,4 mila miliardi di euro di PIL aggiuntivo e di sostenere oltre 206 milioni di posti di lavoro a tempo pieno (circa 14 milioni di occupati all’anno).
Quale la roadmap studiata per la trasformazione? In primo luogo un accesso equo alle risorse, sì da estendere i servizi idrici e igienici a oltre 3 miliardi di persone che ne erano priva; poi la resilienza delle infrastrutture, ammodernando gli impianti per ridurre le dispersioni, attualmente pari al 30% delle risorse totali su scala globale.
Necessaria poi la circolarità, abbattendo l’inquinamento e incentivando il riutilizzo; e infine l’implementazione di innovazione e finanza, attraverso l’adozione di automazione, intelligenza artificiale e strumenti finanziari avanzati.




