- Richiesta di eseguire la check-list pubblica davanti alla città invece che negoziarla nei retroscena, è già una buona notizia
di Milo De Filippis
Velletri 11 ottobre 2026 – Da troppo tempo a Velletri la politica si racconta più con le fughe di notizie che con gli atti formali.
Domani lunedì 12 il Consiglio comunale torna a riunirsi dopo settimane di pausa, e finalmente — stando alle indiscrezioni che si rincorrono da giorni — il sindaco Ascanio Cascella dovrebbe varare il rimpasto di giunta atteso da oltre quindici mesi: l’ingresso in giunta di Salvatore Ladaga con la delega di vicesindaco, l’arrivo di Petrella e un riassetto delle deleghe, alcune delle quali oggi accentrare sulle spalle del primo cittadino.

Su una cosa conviene però essere chiari: un rimpasto annunciato con le indiscrezioni, dopo quindici mesi di silenzio e di assenze, non è una vittoria della trasparenza. “È la resa di fronte a una crisi che si è voluto ignorare finché è stato possibile.“
Un anno di fibrillazione continua pagato alla fine dai cittadini: se la crisi è esplosa solo ora, la miccia covava da tempo.
Lo scorso anno le dimissioni “a ciel sereno” dell’assessore ai Lavori Pubblici ed ex sindaco Fausto Servadio, con le sue accuse al sindaco e agli “uomini ombra” che ne ostacolavano l’operato, hanno aperto la crepa.
Da quel momento il posto lasciato vacante non è mai stato ricoperto: Cascella si è tenuto per sé Lavori Pubblici, PNRR e Bilancio, accentrando le iniziative e chiudendo al dialogo anche dentro la Giunta.
Dall’umore dei cittadini si percepisce chiaramente che “non è stata una necessità tecnica, ma una precisa scelta di potere”: concentrare nelle mani del primo cittadino decisioni che sarebbero spettate a un organo collegiale, mentre i cantieri del PNRR accumulavano ritardi che oggi sono sotto gli occhi di tutti.
Poi la corda si è strappata del tutto: il gruppo Difendere Velletri, seconda forza della maggioranza, si è autosospeso dalla partecipazione attiva alla vita amministrativa, con lettera via PEC, denunciando “mancanza di confronto, esautoramento del ruolo della politica a favore dell’apparato burocratico“.
Con i suoi quattro consiglieri ha disertato consigli e commissioni, costringendo sedute in seconda convocazione e rallentando l’attività dell’ente amministrativo.
Le opposizioni — PD, AVS, Noi Domani e Buona Velletri — parlano di una città “bloccata da mesi” e chiedono chiarezza su una crisi i cui motivi, sottolineano, restano ancora oscuri.
Responsabilità condivise, dunque: “un sindaco che ha accentrato e taciuto, e un gruppo di maggioranza che ha scelto l’assenza come arma di ricatto, scaricando entrambi il costo del braccio di ferro sulla città.
I cittadini non hanno eletto né un monarca né una lista fantasma: hanno eletto un’amministrazione, che da troppi mesi semplicemente non esiste“, è quanto commenta con rabbia un elettore deluso (M.B.) dell’attuale maggioranza.
A questo punto il rimpasto ventilato è finalmente una occasione o semplicemente un esercizio di sopravvivenza?
Risponderebbe a una duplice esigenza: rafforzare la capacità operativa dell’esecutivo e ricomporre gli equilibri politici della maggioranza dando rappresentanza alle sue componenti.
Ma viene spontaneo essere diffidenti di chi dipinge l’amministrazione come “rafforzata” dalle stesse mani che l’hanno tenuta in ostaggio per un anno: un rimpasto di soli nomi, senza un vero chiarimento sulle ragioni della rottura, non è terapia, è trucco.
Già a luglio, in Consiglio, l’ex primo cittadino Orlando Pocci aveva chiesto al Sindaco Cascella risposte pubbliche sulle fibrillazioni in maggioranza: risposte che non sono mai arrivate fino in fondo, perché il Sindaco ha sempre rimandato ogni chiarimento. Lunedì non ci sono più scuse per rimandare.
L’appello da parte della maggioranza dei cittadini è la trasparenza ed il buon senso, per l’ultima volta. Lo chiedono e lo meritano: è semplice e non è capriccio di parte.
Le scelte di domani vengano spiegate in aula, pubblicamente, argomento per argomento. Che il Sindaco sciolga la riserva sul riassetto delle deleghe, sui ritardi dei cantieri PNRR — dal parcheggio sotto l’ospedale al collegamento con la piazza — sulla riorganizzazione degli uffici, sui punti d’ascolto nei quartieri e le altre, tante, richieste che arrivano dai Comitati, dai semplici cittadini, dalle attività commerciali.
La consiliatura si avvia al tramonto e le elezioni sono ormai alle porte. Finirla in buon modo è ancora possibile, ma è l’ultima occasione: serve collegialità vera, non comunicati; serve che la maggioranza “ritrovata” condivida contenuti e obiettivi e li dichiari apertamente in Consiglio.
Altrimenti lo scontento che serpeggia tra i commercianti senza confronto, le società sportive senza spazi, i residenti che aspettano cantieri che non finiscono mai troverà la sua valvola naturale e impietosa: il voto. E stavolta non basteranno le foto di circostanza a fermarlo.
Lo stesso elettore, deluso ed arrabbiato, continuando lo sfogo avvisa: “Le elezioni si avvicinano. Alla maggioranza resta poco tempo per dimostrare di aver governato, e non solo di aver occupato poltrone.
Chi ha trattato un anno di crisi come se fosse un affare privato scoprirà che i cittadini hanno la memoria lunga e una sola scheda per esprimerla“.




