7 Settembre 2026

Ad Ariccia il primo pacemaker senza fili impiantato dal collo

  • All’Ospedale dei Castelli un intervento mai eseguito prima nel Lazio: pacemaker leadless AVEIR impiantato per via giugulare interna destra e la paziente ha potuto camminare fino al reparto pochissimo tempo dopo
  • Dopo il primo impianto leadless atriale di luglio, l’équipe del dottor Natale Di Belardino firma ad Ariccia anche il primo accesso per via giugulare mai eseguito nel Lazio

a cura dell’Ufficio Comunicazione


Ariccia 7 settembre 2026 – L’Ospedale dei Castelli di Ariccia si conferma punto di riferimento per la cardiologia interventistica del Lazio, con due traguardi raggiunti a distanza di poche settimane dalla UOC di Cardiologia diretta dal dottor Natale Di Belardino.

Il primo risale a metà luglio, quando l’équipe ha eseguito il primo impianto in assoluto nella storia della ASL Roma 6 di un pacemaker leadless, ovvero senza fili, di tipo atriale. Il dispositivo, grande pochi millimetri, è stato posizionato direttamente all’interno del cuore di una paziente di circa cinquant’anni attraverso una vena della gamba, senza bisogno dell’incisione sul petto e dei sottili elettrocateteri richiesti dai pacemaker tradizionali.

Un intervento mini-invasivo che azzera le cicatrici visibili, riduce in modo sostanziale il rischio di infezioni e complicazioni e consente un ritorno a casa in tempi molto più brevi rispetto alla chirurgia convenzionale.

Il secondo primato porta la data del 6 settembre: per la prima volta nel Lazio, l’équipe di Di Belardino ha impiantato ad Ariccia un pacemaker leadless AVEIR – il modello ventricolare di ultima generazione – utilizzando come via d’accesso la vena giugulare interna destra, al collo, anziché la femorale all’inguine.

Il cambio di approccio non è un dettaglio tecnico: significa evitare al paziente le ore di allettamento necessarie dopo la puntura femorale per garantire una corretta emostasi. Nel caso seguito a Ariccia, la paziente, anch’essa di circa cinquant’anni, si è alzata dal lettino operatorio ed è tornata a piedi in reparto a distanza di pochissimo tempo dalla fine della procedura, con un tempo di degenza complessivo dimezzato rispetto a un impianto tradizionale.

Un dispositivo senza fili né tasca sottocutanea

L’AVEIR, come gli altri pacemaker leadless, non richiede né l’inserimento di elettrocateteri nel sistema venoso né la creazione della tasca sottocutanea sotto la clavicola che tradizionalmente ospita il generatore.

È proprio l’assenza di questi due elementi – spesso il punto più fragile e più esposto a infezioni dei pacemaker convenzionali – a spiegare la maggior parte dei vantaggi clinici della tecnologia: meno rischio di rottura o dislocazione dei fili, meno rischio di infezione della tasca, ripresa più rapida delle normali attività quotidiane, senza le limitazioni al movimento di braccio e spalla che accompagnano i primi mesi dopo un impianto classico.

Il lavoro di squadra dietro i due interventi

Entrambi gli interventi sono stati condotti dal dottor Natale Di Belardino, direttore della UOC Cardiologia, insieme ai cardiologi Chiara Ricagni, Claudia Tamburro, Francesco Accardo e Gianluca Cortis, con il supporto degli infermieri Alberto Mariani, Marco Esposito, Armando Molinari, Ilenia Marcone e Daniela Borgiani, e dell’anestesista Flavia Marottini.

«L’innovazione non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento per migliorare concretamente la qualità dell’assistenza», ha dichiarato Di Belardino. «Significa portare sul territorio tecnologie che fino a pochi anni fa erano disponibili soltanto in pochissimi centri specializzati, garantendo ai cittadini della ASL Roma 6 un’assistenza di eccellenza senza la necessità di spostarsi.»

Una missione, sottolinea l’ospedale, fortemente sostenuta anche dal direttore generale della ASL Roma 6, Giovanni Profico.

I prossimi passi: elettroporazione e doppia procedura in un’unica seduta

La cardiologia del NOC non si ferma qui. Da alcuni mesi è già attiva l’elettroporazione (Pulse Field Ablation), tecnica che contrasta la fibrillazione atriale con impulsi elettrici mirati, proteggendo integralmente i tessuti sani circostanti.

Nei prossimi mesi, grazie alla piattaforma Boston Scientific, l’équipe punta a offrire nella stessa seduta sia il trattamento dell’aritmia sia la chiusura dell’auricola sinistra: un’unica anestesia, un unico ricovero, un recupero più confortevole per il paziente.

In un momento in cui il dibattito sulla sanità pubblica è spesso dominato da liste d’attesa e carenza di risorse, i due interventi di Ariccia mostrano come una struttura pubblica del territorio possa restare all’avanguardia al pari dei grandi centri romani, portando tecnologie di ultima generazione a pochi chilometri da casa dei pazienti dei Castelli Romani.

“Non è un caso isolato di eccellenza individuale, ma il segno che, quando competenze cliniche e organizzazione lavorano insieme, l’innovazione in cardiologia può arrivare anche fuori dai grandi poli universitari, a beneficio diretto dei pazienti del territorio”, dichiarano dal Reparto.

In festa e in preghiera, Genazzano accoglie Papa Leone XIV

di Tiziana Campisi Genazzano 7 settembre 2026 – Le braccia che si sporgono dalle transenne arancioni neppure si riescono a contare. Ancora…

Continua a leggere ...

Albano Laziale: raduno d’epoca, Falcon Fest e apertura della Rockstar Academy

di Luigi Alerti Albano Laziale 6 settembre 2026 – Una giornata densa di appuntamenti ha animato ieri il territorio comunale di Albano…

Continua a leggere ...

Santa Palomba, notte di urla e paura: la madre che ha salvato sua figlia

di Bruno Trinca Pomezia (Santa Palomba) 5 settembre 2026 – A Santa Palomba, certe sere sembrano tutte uguali: il silenzio delle palazzine,…

Continua a leggere ...

Festa della Mamma

Idee per un Regalo - 331.434.16.37