- Torniamo ancora una volta a parlare dello scempio che continua sotto gli occhi di tutti a far degradare i nostri laghi di Albano e di Nemi, riportando i comunicati stampa che ripetutamente vengono resi noti dai vari comitati ambientalisti
- Presentate le osservazioni sui nuovi prelievi comprese quelli dell’inceneritore
a cura del Coordinamento Ambientalista Castelli Romani
Albano 21 maggio 2026 – Le associazioni del Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani denunciano la continua diffusione di informazioni false o scientificamente infondate sulla crisi dei laghi Albano e di Nemi e sulle reali soluzioni necessarie per salvarli.
Sono state proprio le associazioni ambientaliste del territorio, a partire dal WWF Castelli Romani insieme a Legambiente e a numerosi comitati locali, ad avviare per prime questa battaglia, denunciando il dissesto idrologico del Vulcano Laziale quando il problema veniva ancora sottovalutato.

Per contrastare la disinformazione il Coordinamento ha inoltre promosso un comitato scientifico composto da ricercatori, geologi e tecnici con il supporto del prof. Mario Tozzi e di istituzioni scientifiche e tecniche come AIPIN (Ingegneria Naturalistica) e Sigea (Geologia Ambientale).
“La situazione è molto chiara: consumiamo più acqua di quanta il territorio riesca a ricaricare con le piogge. Questo abbassa la falda che alimenta laghi, sorgenti e zone umide”.
Secondo il Coordinamento, il problema nasce da decenni di urbanizzazione incontrollata: oltre il 16% del territorio dei Castelli Romani è stato cementificato e si continua a costruire anche vicino al Parco Regionale dei Castelli Romani. Più cemento e più abitanti hanno prodotto consumi idrici superiori di oltre il 10% rispetto alla capacità naturale di ricarica delle falde.
Le associazioni contestano le spiegazioni fuorvianti diffuse in questi anni — perdite degli acquedotti, ceduo del castagno, minori piogge o cambiamenti climatici — ribadendo che la causa principale dell’abbassamento dei laghi è il sovrasfruttamento delle falde.
Le uniche soluzioni realmente efficaci sono:
• ridurre almeno del 30% i consumi idrici;
• fermare il nuovo consumo di suolo;
• bloccare le espansioni urbanistiche previste soprattutto nei Comuni di Ciampino, Marino, Albano Laziale e Ariccia.
Secondo il Coordinamento, attribuire genericamente ogni responsabilità ad ACEA rischia di nascondere le responsabilità urbanistiche e politiche locali, anche se l’azienda mantiene forti responsabilità su altri progetti, compreso il futuro inceneritore di Roma.

Le associazioni denunciano inoltre che, in piena campagna elettorale, continuano a circolare dichiarazioni inesatte, mentre pochi candidati sindaci hanno sottoscritto il Decalogo per la sostenibilità ambientale e sociale ai Castelli Romani proposto dal Coordinamento.
Il Coordinamento ricorda infine che il caso dei laghi Albano e di Nemi è molto più complesso rispetto a quello del Lago di Bracciano, poiché il Vulcano Laziale è perforato da decine di migliaia di pozzi che attingono direttamente dalle falde profonde.
“A causa delle continue fake news che confondono i cittadini e rallentano le soluzioni, inizieremo a perseguire non solo i responsabili del dissesto ma anche chi continua a sostenerli attraverso informazioni false o scientificamente infondate”.
Le associazioni hanno inoltre presentato osservazioni tecniche e una denuncia contro il progetto di ampliamento dell’acquedotto Sforza Cesarini, chiedendo non solo di bloccare il raddoppio della captazione dal Lago Albano ma di ridurne del 30% i consumi, ritenendo incompatibile qualsiasi aumento dei prelievi in una situazione di emergenza ecologica conclamata.




