18 Agosto 2026

Colleferro dice sì al Data Center: astensione di Colleferro Protagonista

  • Il dibattito nazionale sul “sì o no” alla realizzazione di DataCenter

di Milo De Filippis


Colleferro 15 agosto 2026 – Nella seduta di martedì 11 agosto, dopo uno stop durato cinque mesi, il Consiglio comunale di Colleferro ha dato il via libera al progetto per la realizzazione di un data center di ultima generazione dedicato all’intelligenza artificiale, destinato a diventare il primo impianto di questo tipo nel Centro-Sud Italia.

La delibera arriva al termine di un percorso amministrativo durato circa due anni, avviato nella precedente consiliatura con un bando internazionale per attrarre investimenti in infrastrutture digitali e supercomputer. Il provvedimento non chiude l’iter: la documentazione dovrà ora passare al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per l’ultima fase autorizzativa.

Cos’è e cosa prevede il progetto

L’infrastruttura, proposta dalla società Cobra Green Hyperscale, sorgerà su un’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria dell’Alta Velocità, a pochi chilometri dal polo logistico di Amazon.

Il campus prevede circa 57.800 metri quadrati di superficie coperta, una potenza elettrica assegnata da Terna pari a 150 MW – tra le più alte in Italia per un singolo impianto – e impianti fotovoltaici propri per circa 34 MW, con l’obiettivo di alimentare parte dei consumi con fonti rinnovabili tramite contratti PPA.

Il sindaco **Giulio Calamita** ha parlato di un data center “di seconda generazione“, con raffreddamento ad aria, ricircolo delle acque e utilizzo delle acque meteoriche, e ha stimato circa 220 posti di lavoro qualificati a regime, con numeri più alti nella fase di costruzione, ipotizzando anche l’apertura di un ITS pubblico-privato per la formazione professionale.

Un data center, in generale, è un’infrastruttura che ospita i server su cui girano servizi digitali di ogni tipo – dal cloud aziendale alle applicazioni di intelligenza artificiale, dai sistemi bancari alla sanità digitale – e richiede grandi quantità di energia elettrica per l’alimentazione dei server e di acqua o altri sistemi per il raffreddamento degli impianti.

È proprio su questi due fronti, energia e acqua, che si concentra buona parte del dibattito pubblico che accompagna la diffusione di questi impianti in Italia.

Il voto in aula e l’astensione di Colleferro Protagonista

Il Consiglio ha approvato il provvedimento con un accordo bipartisan tra maggioranza e minoranza, che secondo diverse ricostruzioni ha di fatto blindato l’esito della votazione. L’unico gruppo a non allinearsi è stato **Colleferro Protagonista**, guidato da **Stefano Arcari**, che in aula aveva chiesto – senza ottenerlo – il rinvio del punto all’ordine del giorno per acquisire ulteriori elementi di approfondimento sulle criticità sollevate dalla relazione istruttoria.

Tutti i gruppi hanno poi sottoscritto un ordine del giorno che impegna l’Amministrazione a proseguire nel progetto nel rispetto di alcune indicazioni rivolte al proponente: su questo atto, l’unica astensione registrata è stata nuovamente quella di Colleferro Protagonista.

Nel comunicato diffuso dal gruppo dopo il voto, ripreso da diverse testate locali, si contesta il “livello di approssimazione del dibattito“, giudicato teso a “esaltare la ‘grande Colleferro‘” senza però intaccare un esito già definito dall’intesa tra maggioranza e minoranza.

Le motivazioni di merito della contrarietà richiamano diversi punti:

  • la mancanza, a loro giudizio, di una valutazione di localizzazioni alternative rispetto a un’area oggi agricola e non urbanizzata;
  • la necessità di chiarezza sull’effettivo interesse pubblico di un’opera “prevalentemente privata”;
  • le criticità ambientali cumulative in un territorio già interessato dal Sito di Interesse Nazionale Valle del Sacco, con una situazione già critica per la qualità di aria e suolo;
  • l’assenza di stime dettagliate sui consumi energetici e idrici dell’impianto, un aspetto giudicato particolarmente sensibile vista la natura idro-energivora dei data center e i frequenti disservizi idrici che interessano il territorio.

Le voci a favore

Di segno opposto la posizione del sindaco Calamita, che rivendica la scelta come la prosecuzione di una strategia di sviluppo avviata da anni: «Guidare il processo e non subirlo è stata la filosofia dell’amministrazione», ha dichiarato, ricordando che «dopo due anni di percorso amministrativo il consiglio comunale ha deliberato senza nessun voto contrario il progetto che prevede la costruzione di un data center di ultima generazione per l’IA con 150MW di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna».

Il sindaco ha anche difeso la trasparenza del percorso, ricordando le audizioni in commissione congiunta con tutte le forze politiche.

Sul piano nazionale, è intervenuto anche il senatore di Fratelli d’Italia **Giorgio Salvitti**, che ha definito la rete «una infrastruttura strategica nazionale, una condizione essenziale per la crescita e la piena cittadinanza digitale», sottolineando che il Governo è «consapevole delle sfide che accompagnano la crescente diffusione dei data center, che sono parte essenziale della sovranità digitale e della sicurezza nazionale».

Per Salvitti, l’approdo di un impianto di queste dimensioni a Colleferro «dimostra la sua vocazione industriale, un vero e proprio ecosistema dell’innovazione», in una prospettiva che vede l’Italia candidarsi a hub europeo per data center e supercalcolo.

Data center sì o no? Il dibattito nazionale


La discussione a Colleferro si inserisce in un confronto che sta interessando diversi territori italiani, dalla Lombardia (Travagliato, Rho, Magenta, Lacchiarella, Zibido San Giacomo, Bollate, Siziano) fino al Lazio, dove crescono le proteste dei comitati locali preoccupati per l’impatto ambientale di questi impianti.


Sul tema è intervenuto pubblicamente anche **Marco Camisani Calzolari**, divulgatore digitale, docente universitario e membro del Comitato della Presidenza del Consiglio per le strategie sull’intelligenza artificiale, con un post dal titolo “Data center sì o no? Qui ci giochiamo il Paese”.

Camisani Calzolari, pur riconoscendo di aver sollevato per primo il tema del consumo d’acqua legato ai data center, invita a fondare le proteste su dati reali e locali, non su numeri mutuati dal contesto statunitense, dove gli impianti vengono costruiti e raffreddati in modo diverso

Nel suo intervento, paragona la rinuncia ai data center alla rinuncia alle automobili: in astratto porterebbe aria più pulita e meno incidenti, ma nella pratica bloccare la circolazione per un mese trasformerebbe il Paese in un “quarto mondo”. Il ragionamento si estende ai data center: secondo Camisani Calzolari, senza adeguata potenza di calcolo verrebbero meno sanità digitale, sistemi di pagamento, ricerca scientifica e difesa.

Nel post viene anche fornito un dato di contesto poco noto: i data center oggi attivi in Italia varrebbero complessivamente circa 720 megawatt di potenza per il comparto IT – una cifra che, se confrontata con i 150 MW previsti per il solo impianto di Colleferro, aiuta a inquadrare la portata del progetto nel panorama nazionale.

 

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