- Oggi più che mai, parlare di educazione significa parlare anche di salute psicologica e benessere collettivo
a cura Ufficio Comunicazione
Roma 23 gennaio 2026 – Domani, sabato 24 gennaio, si celebra la Giornata internazionale dell’educazione, istituita dalle Nazioni Unite per ribadire il valore dell’educazione come diritto umano fondamentale e come strumento imprescindibile per la costruzione di società inclusive, partecipative e democratiche.

Jacques Delors, nel celebre rapporto ‘Nell’educazione un tesoro‘, sottolineava come l’educazione rappresenti non solo un mezzo di sviluppo personale, ma anche un atto di responsabilità verso le nuove generazioni: un investimento affettivo, sociale e culturale capace di incidere profondamente sulla qualità della convivenza umana.
“L’educazione – spiega Francesca Mastrantonio, psicologa, psicoterapeuta e presidente dell’associazione Iiris-Istituto Integrato di Ricerca e Intervento Strategico – si fonda su quattro pilastri fondamentali: imparare a vivere insieme, imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a essere. Tuttavia, osservando la realtà quotidiana delle nostre comunità, emerge con chiarezza quanto questi riferimenti siano oggi messi alla prova”.
“I segnali che provengono dal mondo giovanile, e che spesso arrivano ai servizi di salute mentale – prosegue – raccontano una crescente difficoltà nelle relazioni, un aumento della paura verso la diversità, comportamenti impulsivi e una fragile consapevolezza di sé e del futuro“.
“Il disagio che attraversa le nuove generazion i- continua l’esperta – non può essere letto come una responsabilità esclusivamente individuale. È anche il risultato di un vuoto educativo: come adulti, istituzioni e comunità, abbiamo fornito strumenti insufficienti per affrontare una realtà complessa, veloce e spesso disorientante. Ripartire dai quattro pilastri dell’educazione significa allora lavorare in una prospettiva di prevenzione primaria, promuovendo competenze emotive, relazionali e comunicative”.
“In questo senso – sottolinea la presidente dell’associazione Iiris – educare alla gentilezza e alla comunicazione gentile assume un valore che va ben oltre la dimensione etica. La gentilezza è una competenza relazionale che favorisce il rispetto, l’ascolto e l’accoglienza dell’altro. È un fattore protettivo per la salute mentale, capace di ridurre conflitti, isolamento e sofferenza psicologica. Qualità forse poco celebrate nella cultura della performance, ma oggi più che mai necessarie”.

“La scuola – evidenzia inoltre – rappresenta il primo e più importante presidio educativo, il luogo in cui le giovani generazioni fanno esperienza delle relazioni e della convivenza. Tuttavia, non può essere lasciata sola. È indispensabile una alleanza educativa che coinvolga famiglie, comunità, psicologia e pedagogia, affinché il benessere dei giovani venga sostenuto in modo integrato e continuativo”.
“Nei contesti clinici e educativi – afferma poi la psicologa e psicoterapeuta – emerge quotidianamente quanto i giovani chiedano ascolto, riconoscimento e strumenti per orientarsi. Promuovere la gentilezza e una comunicazione rispettosa significa offrire loro un linguaggio emotivo più sano, capace di generare legami e non fratture”.
“Non è una soluzione unica a un disagio complesso – conclude Francesca Mastrantonio – ma può rappresentare un primo, fondamentale passo. Perché, come ci insegna il noto effetto farfalla, anche un piccolo cambiamento può generare trasformazioni profonde”.




