- I carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati ascolteranno, su delega della procura della Repubblica di Velletri, il compagno di Denise Cosco, morta giovedì dopo essersi lanciata domenica dal palazzo in cui viveva ad Ariccia
di Milo De Filippis
Velletri, 12 settembre 2026 – È la Procura di Velletri, guidata dal procuratore capo Carlo Villani, ad aver aperto un fascicolo — al momento contro ignoti — sulla morte di Denise Cosco, 35 anni, figlia di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dalla ‘ndrangheta nel 2009.
Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Domenico Vicario, ipotizzano il reato di istigazione al suicidio.

Denise Cosco viveva ad Ariccia sotto una nuova identità, nell’ambito del programma di protezione riservato ai testimoni di giustizia e ai loro familiari. Secondo quanto ricostruito, la donna era stata soccorsa domenica scorsa nella sua abitazione ed era deceduta giovedì 10 settembre in ospedale, senza riprendere conoscenza.
Nell’ambito degli accertamenti, i magistrati hanno disposto il sequestro dell’appartamento di Ariccia e di due telefoni cellulari appartenuti alla donna, che saranno analizzati per ricostruire messaggi, conversazioni e contatti dei giorni precedenti alla tragedia.

È stata inoltre disposta l’autopsia, i cui esiti dovranno contribuire a chiarire le circostanze dell’accaduto. Nella prossima settimana gli investigatori ascolteranno anche il compagno della donna, padre del suo bambino, unico presente in casa al momento dei fatti.
Va sottolineato che l’iscrizione del procedimento contro ignoti non attribuisce, allo stato, alcuna responsabilità penale a persone specifiche: si tratta di un atto dovuto che consente alla Procura di svolgere tutti gli accertamenti del caso, verificando se nei giorni precedenti la donna possa aver subito pressioni o condizionamenti di terzi.
La vicenda ha un forte valore simbolico per la storia giudiziaria italiana: Denise Cosco era la figlia di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia originaria della Calabria, attirata con un inganno a Milano e uccisa nel novembre 2009 dagli uomini legati al suo ex compagno Carlo Cosco, condannato all’ergastolo per l’omicidio. Denise scelse all’epoca di costituirsi parte civile e di testimoniare contro il padre, diventando un simbolo di rottura con gli ambienti criminali legati alla propria famiglia.
Al momento non risultano ulteriori aggiornamenti ufficiali da parte della Procura di Velletri; gli sviluppi dell’inchiesta, in particolare gli esiti dell’autopsia e dell’analisi dei dispositivi sequestrati, sono attesi nelle prossime settimane.




