18 Settembre 2026

Drammatico gesto di una 29enne: accusata di aver gettato il figlio neonato – vivo – nel water

volante della polizia
  • La donna, madre di tre figli, è stata arrestata per Omicidio del Neonato, per averlo gettato nel water provocandone la morte per annegamento
  • L’incidente, avvenuto lo scorso ottobre, si è consumato tra le borgate di Montecompatri, e ha scatenato un’inchiesta che ha portato alla luce dettagli agghiaccianti

di Luigi Alerti


Frascati (Rm) – Un drammatico episodio ha sconvolto la periferia di Roma. Una donna di 29 anni, di origini nigeriane, è stata arrestata con l’accusa di omicidio aggravato dopo aver partorito in casa e, secondo le indagini, aver gettato il neonato nel water, provocandone la morte.

L’episodio è avvenuto lo scorso ottobre, ma l’arresto è stato eseguito solo nelle ultime settimane, dopo un’indagine approfondita. La vicenda è emersa grazie ai medici del pronto soccorso, che hanno ricevuto la donna nei giorni successivi al parto.

Nonostante i segni evidenti di un travaglio recente, la 29enne ha negato di aver avuto un bambino, insospettendo il personale sanitario, che ha allertato le autorità.

Gli investigatori, la squadra mobile di Roma e del Commissariato di Frascati, coordinati dalla Procura di Velletri, hanno avviato una ricerca accurata nell’abitazione dove la donna aveva partorito.

Dopo un’ispezione del sistema fognario, gli agenti hanno trovato il corpo del neonato senza vita in un tombino collegato alle tubature di scarico.

La donna avrebbe partorito un bimbo prematuro durante la 25esima settimana di gravidanza. L’autopsia ha confermato che il bambino era nato vivo: un elemento decisivo per l’accusa di omicidio.

L’Arresto e le Conseguenze

La donna è stata arrestata con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e attualmente è detenuta in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Ha altri due figli minorenni, che sono stati affidati a parenti o ai servizi sociali per garantire loro un ambiente sicuro.

Il caso ha suscitato grande sconcerto nella comunità locale e tra gli operatori socio-sanitari, che da tempo denunciano la necessità di maggiore assistenza psicologica per le donne in condizioni di disagio. Le indagini proseguono per chiarire se la donna abbia agito deliberatamente o se dietro il gesto estremo vi siano forme di disagio psichico o sociale.

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