- L’Unione dei Comitati No Inceneritore si scaglia contro le ultime ordinanze del Sindaco in merito alla gestione del ciclo dei rifiuti e nell’organizzazione di AMA
Comunicato stampa
Roma 8 maggio 2026 – Dopo quasi cinque anni da Sindaco e quasi quattro da Commissario ai rifiuti, con i poteri eccezionali Roma è sommersa dai rifiuti. Altro che “concomitanza straordinaria di fattori esterni”: la verità è che questa amministrazione ha perso cinque anni preziosi inseguendo la narrazione propagandistica del mega inceneritore come soluzione salvifica, trascurando colpevolmente raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti, impiantistica diffusa, logistica, manutenzione e riorganizzazione industriale di AMA.
Oggi Gualtieri prova a trasformare le difficoltà del sistema in una gigantesca operazione di terrorismo mediatico: accumuli di rifiuti, ordinanze straordinarie e allarmismo vengono utilizzati per convincere i cittadini che l’inceneritore sarebbe inevitabile.

È un copione già visto messo in scena dalla Alfonsi qualche anno fa: creare o enfatizzare l’emergenza per creare il consenso dei romani imponendo un mega impianto del 900 nocivo per la salute, contestato da territori, cittadini e da numerosi esperti del settore.
Il Sindaco dimentica però di dire che il progetto del termovalorizzatore continua a incontrare ostacoli non per “ideologia”, ma per le enormi criticità ambientali, sanitarie e procedurali sollevate dai Comitati, dalle osservazioni tecniche, dalle inchieste giornalistiche, dalle indagini penali e dalla Corte dei conti.
E a procedure di infrazione a causa del silenzio sulla nostra petizione. Le questioni poste sono autentiche per quanto dal Campidoglio abbiano sempre tentato di minimizzare o aggirare.
In questi anni abbiamo assistito a una gestione commissariale che ha concentrato tutto sull’inceneritore, trasformandolo in una bandiera politica utile a coprire il mancato rilancio di AMA e l’assenza di una vera strategia moderna basata sull’economia circolare.
Mentre in molte città europee si investe sulla riduzione dei rifiuti e sul recupero di materia, Roma resta ostaggio di una visione vecchia, centralizzata e ambientalmente insostenibile.
Le ordinanze su Rocca Cencia, Ponte Malnome e Ostia dimostrano inoltre un’altra verità: ancora una volta i territori popolari e periferici vengono caricati del peso dell’emergenza romana attraverso deroghe, aumento degli stoccaggi e maggiore pressione ambientale sui cittadini.

L’Unione dei Comitati, unitamente alle Comunità ribelli ribadiscono che Roma non ha bisogno di un mega inceneritore per uscire dalla crisi. Ha bisogno invece di amministratori onesti e capaci, di un piano industriale serio per AMA, di raccolta differenziata efficiente, di impianti di riciclo e trattamento realmente sostenibili, di trasparenza amministrativa e di partecipazione democratica dei territori.
L’emergenza permanente non è colpa dei cittadini o dei comitati: è il prodotto di anni di scelte sbagliate, propaganda e incapacità amministrativa.
L’Unione dei Comitati intensifica in questi giorni la propria azione di protesta contro il crimine ambientale e per un servizio diverso modello nella gestione dei rifiuti che sia eticamente sostenibile.
Ci aspetta un fine settimana di mobilitazione con il corteo di oggi, domani la mobilitazione straordinaria per la raccolta firme diffusa e la nostra partecipazione alla race for cure.
Il processo alle criminali politiche ambientali romane si avvicina, sabato 16 maggio alle 11.00, Tutti al Campidoglio” un appuntamento aperto a tutti i territori violati dalla prepotenza di Gualtieri.




