30 Agosto 2026

Il Papa naviga con la Madonna: Castel Gandolfo vive la sua notte più attesa

  • Ieri sera, sabato 29 agosto, il lago Albano ha vissuto una pagina che i castellani aspettavano da mesi

di Milo De Filippis


Castel Gandolfo 30 agosto 2026 – Papa Leone XIV, dopo aver presieduto la Messa nella chiesetta di Maria Santissima del Lago, è salito a bordo del battello Falco, imbarcazione del Parco Regionale dei Castelli Romani, per prendere parte — per la prima volta nella storia in modo diretto, navigando sulle acque — alla tradizionale processione della Madonna del Lago.

Un gesto che il parroco della parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, don Tadeusz Rozmus, ha descritto come carico di significato: la presenza del Papa, ha spiegato ai media vaticani, è anche “un apprezzamento del dono della creazione“, un modo per “rendere grazie, gustare, respirare la bellezza” di un territorio che ha nel lago vulcanico il suo cuore.

Lo stesso Papa Leone XIV, nell’omelia della Messa serale, ha voluto collocare il proprio gesto in una storia più lunga, ricordando che altri Pontefici avevano già preso parte alla festa: San Paolo VI, che volle e sostenne la costruzione della chiesa del Lago e la consacrò, e San Giovanni Paolo II, che vi tornò in seguito.

Nessuno dei due, però, aveva mai navigato sul lago durante la processione — un dettaglio che rende la scelta di Leone XIV effettivamente inedita, come confermano diverse fonti che ricostruiscono i precedenti storici.

Ad accompagnare il racconto della giornata è stato anche il sindaco di Castel Gandolfo, Alberto De Angelis, che nei giorni precedenti aveva parlato di un’emozione “ancora più grande” rispetto all’anno scorso, “perché abbiamo preso coscienza della ritrovata presenza continua del Santo Padre“.

Parole che restituiscono il senso più autentico della giornata: non una visita protocollare, ma la sensazione condivisa di un legame che si rinsalda, tra il Pontefice e una comunità che lo ha accolto — per usare ancora le parole del sindaco — “con entusiasmo e con grande apprezzamento”.

Sul lungolago, oltre mille fedeli hanno seguito il passaggio del Papa e del simulacro della Vergine tra applausi, canti mariani e lumini accesi, in quella che diverse testate locali definiscono già una scena “destinata a rimanere nella memoria collettiva” di Castel Gandolfo e dei Castelli Romani.

Il presidente dell’Ente Parco dei Castelli Romani, avvocato Ivan Boccali, ha ricordato come l’idea fosse nata già l’anno scorso “dalla convinzione che la navigazione notturna sul lago rappresenti un’esperienza di straordinaria suggestione“, frutto — ha sottolineato — “di un lavoro condiviso tra più soggetti“: Comune, Diocesi di Albano, parrocchia, Parco Regionale, Pro Loco, Associazione Lungolago, operatori lacustri, Forze dell’Ordine e volontariato.

Nell’omelia il Papa ha collegato il rito della processione sul lago all’episodio evangelico di Gesù che raggiunge i discepoli impauriti camminando sulle acque del lago di Tiberiade, un’immagine che ha voluto estendere, al termine della celebrazione, ai popoli feriti dalla guerra, rinnovando l’appello perché cresca nel mondo “il desiderio di pace“.

C’è però un contrasto che la cronaca non può ignorare, e che proprio la suggestione della processione rende ancora più visibile: il lago su cui ha navigato il Papa è lo stesso che da anni gli ambientalisti e le amministrazioni locali descrivono come un ecosistema “al collasso.

I dati parlano chiaro. Secondo le rilevazioni di Grottaferrata Sostenibile, pochi giorni prima della processione l’idrometro installato dall’associazione segnava -130 centimetri, appena sopra il minimo storico toccato nel dicembre 2025 — con un calo di oltre 40 centimetri all’anno dal 2022.

Il teleidrometro dell’Aubac (Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale) aveva già certificato, tra settembre 2024 e dicembre 2025, una perdita di 117 centimetri in quindici mesi. Su una scala più ampia, il report “Laghi sotto pressione 2026″ di Legambiente parla di un abbassamento che negli ultimi decenni supera i 6,5 metri, con oltre 45 milioni di metri cubi d’acqua persi tra Albano e Nemi.

Le cause indicate dal Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani non sono legate solo alla siccità: il lago, di origine vulcanica, non riceve apporti fluviali e si alimenta unicamente dalla falda del Vulcano Laziale, che si ricarica lentamente con le piogge.

Da anni, secondo gli ambientalisti, il prelievo idrico supera la capacità di ricarica naturale. Il ritiro delle acque lascia scoperte ampie porzioni del primo terrazzo naturale del lago, con conseguenze sulla stabilità dei costoni e, secondo le associazioni, potenziali rischi anche per la sicurezza di chi frequenta le rive.

Un piano di interventi — tra riuso delle acque reflue depurate e rimodulazione dei prelievi dai pozzi più impattanti — è stato presentato dall’Aubac e potrebbe contare su fondi europei FSC 2021-2027, ma a oggi mancano conferme sull’avvio concreto dei lavori.

Il Comune di Castel Gandolfo ha già votato una delibera per chiedere la sospensione invernale dei pozzi che attingono direttamente dal lago.

È un dato che nessuno, durante la festa, ha voluto mettere in primo piano accanto all’evento — ed è giusto che resti così, perché la processione ha avuto un significato tutto suo, di fede e di comunità.

Ma proprio la suggestione di una barca che ha attraversato quelle acque, oggi più basse che mai, restituisce anche ai lettori de La Torre un motivo in più per continuare a seguire con attenzione le sorti di un lago che è insieme paesaggio, identità e, sempre più, un’emergenza da affrontare.

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