- La serata per il mezzo secolo del ristorante sulla Via dei Laghi, tra istituzioni, amici e i versi di Francesco Rosci
di Luca Terrusa
Velletri 29 agosto 2026 – «Ringrazio tutti, veramente. Sono contento che siate venuti». Si è aperta con queste parole di Stefano Monti, accolte da un lungo applauso, la festa per i cinquant’anni del Ristorante Park Hotel Monte Artemisio, celebrati giovedì sera sulla Via dei Laghi, al confine tra Velletri e Nemi, davanti a una sala piena fino all’ultimo dei numerosi tavoli.

C’erano le istituzioni dei Castelli, il mondo economico e associativo, i familiari e gli amici di una vita, e all’ingresso il logo dell’anniversario con due sole date: 1976-2026.
Nel suo intervento il titolare ha ripercorso una storia cominciata parecchio lontano dai fornelli, perché l’attività nasce da una famiglia di costruttori. «Formavamo una solida impresa di costruzione, che decideva di chiudere i suoi cantieri per iniziare questa nuova attività», ha ricordato Monti:






nel 1976 il passaggio dall’edilizia alla tavola fu una scommessa doppia, perché si cambiava mestiere «con la convinzione di far bene anche in questo campo» e lo si faceva nonostante «ci fossero già due affermate realtà» nello stesso settore, a poca distanza. La spinta arrivò dallo zio, al quale il titolare ha voluto dedicare la festa: «Con il lavoro, la grinta e il sacrificio, con l’ambizione trasmessa da mio zio, siamo riusciti a far crescere l’azienda».
È un percorso che ancora oggi si regge per intero sulla famiglia, e a questo Monti ha dedicato il passaggio più applaudito del suo intervento: «Grazie a mia moglie Carla, a mio cugino Pietro e ai miei figli Francesca, Daniela e Pier Giorgio vantiamo un livello turistico alberghiero di prim’ordine. Ne posso essere orgoglioso, e spero di proseguire con la stessa passione queste belle avventure».




Tra gli ospiti, al primo tavolo, sedeva Franco Nero. L’attore, che a Velletri risiede da tempo ed è ormai considerato veliterno d’adozione, ha voluto salutare tutti di persona: insieme a Stefano Monti ha percorso l’intera sala, fermandosi a uno a uno davanti a tutti i tavoli per farsi fotografare con chi era venuto. Un giro lungo, durante il quale il titolare e il suo ospite più noto hanno finito per fare da filo tra una comitiva e l’altra.
Alla parte celebrativa è seguito un momento più leggero, affidato a Francesco Rosci — amico di famiglia e volto noto al pubblico di BellaMa’, il programma di Rai 2 in cui porta le sue poesie — che per l’occasione aveva scritto alcuni versi. «Artemisio sotto il monte, / nella strada serpeggiante / dove sfuma l’orizzonte, / ci troviamo al ristorante»: da lì la filastrocca passa in rassegna i piatti della casa e il caffè di fine pasto, per arrivare a quello che era davvero lo scopo dell’invito, «un augurio il più sentito: cinquant’anni di successo».










È anche in serate come questa che si misura il peso di un’attività longeva. Cinquant’anni, per un ristorante, non sono soltanto una cifra da mettere in un logo: sono i pranzi della domenica, i ricevimenti di nozze, le comunioni e i compleanni di più generazioni della stessa famiglia, celebrati sempre allo stesso indirizzo.
Nei Castelli Romani, dove la ristorazione è insieme economia e identità, un’insegna che resiste mezzo secolo diventa un riferimento geografico prima ancora che commerciale: si dice «al Monte Artemisio» e tutti sanno dove, e spesso anche quando. È una forma di memoria collettiva che nessuna campagna può costruire e che si accumula soltanto restando aperti, un servizio dopo l’altro, per mezzo secolo.
Attorno ai tavoli si è raccolta buona parte di ciò che il Monte Artemisio rappresenta per il territorio. Hanno preso parte alla serata il deputato Luciano Ciocchetti, il senatore Marco Silvestroni e la consigliera regionale Edy Palazzi; per gli enti locali erano presenti il sindaco di Nemi Alberto Bertucci, la vicesindaca di Velletri Chiara Ercoli e l’ex sindaco di Velletri Orlando Pocci.




Mentre il mondo economico e associativo era rappresentato dal presidente della BCC Colli Albani Maurizio Capogrossi, dal presidente dell’Asp San Michele Giovanni Libanori e da Onorio Amati, per anni alla guida dell’Associazione Commercianti, insieme a una delegazione dei Carabinieri di Nemi. Un tavolo era riservato alla stampa e alla redazione de La Torre, invitata alla serata.






Per il taglio della torta si è usciti all’aperto, e lì, nel fresco della notte d’agosto, si è levato il brindisi. Poi gli ospiti hanno ripreso la Via dei Laghi, la stessa strada da cui mezzo secolo fa arrivavano i primi avventori di un locale che non sapeva ancora quanto sarebbe durato. Cinquant’anni dopo, l’indirizzo non è mai cambiato.




