- Un’edizione storica tra celebrazioni civili e radici religiose.
- Il nuovo sindaco Papalia inaugura tra foto, selfie e sindaci ospiti.
- Ma dietro i petali, una domanda rimane aperta: abbiamo dimenticato perché questa festa esiste?
di Milo De Filippis
Genzano di Roma 14 giugno 2026 – Via Italo Belardi si è svegliata questa mattina come non si sveglia mai nel resto dell’anno: coperta di petali, silenziosa nella sua bellezza effimera, pronta a essere calpestata in processione. Duecentoquarantotto anni di storia. Una delle manifestazioni più antiche e riconosciute d’Italia, inserita dal Ministero del Turismo tra i Patrimoni d’Italia per la Tradizione sin dal 2011.

E tuttavia, scorrendo i post sui social di ieri e di oggi, guardando le foto che si moltiplicano sulle bacheche di sindaci, assessori, consiglieri e amministratori dei Comuni vicini convenuti a Genzano, viene spontanea una domanda: quanti di loro, fotografandosi davanti a quei tappeti di fiori, sapevano — o ricordavano — che stavano camminando su un’opera d’arte nata per onorare il Corpo di Cristo?
Una festa nata in chiesa, non in piazza
Vale la pena dirlo chiaramente, prima di tutto il resto. L’Infiorata di Genzano non nasce come festa civile. Nasce nel 1778 come manifestazione religiosa in onore del Corpus Domini, la solennità cattolica che celebra la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia.


La strada che ogni anno viene ricoperta di petali — la storica Via Italo Belardi — è da sempre il percorso della processione eucaristica. I fiori non sono decorazione: sono offerta, sono preghiera distesa a terra, sono il linguaggio più antico della devozione popolare.
Quest’anno quella stessa strada ha visto passare la processione solenne presieduta dal Cardinale Makrickas e da Sua Eccellenza Mons. Vincenzo Viva, vescovo della diocesi, insieme ai parroci di Genzano.
La celebrazione eucaristica in forma solenne alle 18 nella Parrocchia della Santissima Trinità è rimasta al suo posto nel programma, come sempre. La fede non è sparita. Ma è finita nelle ultime righe, quasi una voce tra le tante di un programma denso di concerti, sfilate di moda, spettacoli pirotecnici e mercatini.

Il tema civile: giusto ma non sufficiente
Sia chiaro: il tema scelto per la 248ª edizione — “Fiorita nella pace: 80 anni della Repubblica italiana” — è bello, legittimo, perfino commovente. I quindici quadri floreali realizzati dai Maestri Infioratori e dai volontari di Genzano raccontano ottant’anni di storia democratica con il linguaggio silenzioso dei petali.

Dal quadro di apertura “80 anni di Repubblica” ideato da Pasqualina Di Martino, a “L’Italia s’è desta“, fino all’intenso “L’Angelo della Pace disarma le armi della guerra“ e all’omaggio alla scrittrice Michela Murgia nel quadro numero undici. Un percorso artistico autentico, non retorico, che merita rispetto.

E c’è anche, quasi a sorpresa, il Quadro n. 15, ideato da Antoine Cesaroni: “Omaggio della Repubblica italiana ai suoi Santi Protettori in occasione degli 80 anni della Repubblica e della stesura della Costituzione — San Francesco di Assisi e Santa Caterina da Siena”. Come a dire che la dimensione religiosa non è del tutto assente, anzi: qualcuno tra gli Infioratori ha sentito il bisogno di ricucire esplicitamente quel filo. È un segnale. Vale la pena raccoglierlo.
Il sindaco nuovo, i sindaci ospiti, i post sui social
La giornata di inaugurazione ha portato con sé anche la sua dose di storia politica locale. Alle 11, nella Sala delle Armi di Palazzo Sforza Cesarini, si è svolta la cerimonia istituzionale di apertura alla presenza delle autorità civili, militari e religiose.
Per la prima volta a rappresentare il Comune c’era il neosindaco Fabio Papalia, eletto al ballottaggio del 25 maggio scorso con il 54,72% dei voti, primo sindaco di centrodestra nella storia recente di Genzano: un ribaltamento clamoroso per una città che era da decenni presidio della sinistra nei Castelli Romani.

Papalia ha accolto i colleghi sindaci dei Comuni vicini convenuti per l’occasione con queste parole: “L’Infiorata è il racconto della nostra identità, della nostra storia e del nostro amore per Genzano e per l’Italia. Invito tutti a partecipare a questa edizione speciale, che unirà la bellezza dei fiori all’orgoglio di essere parte di una grande comunità.” Un esordio pubblico cauto, sobrio, volutamente al di sopra delle divisioni.
Poi sono arrivati i post. Sindaci, assessori, consiglieri di centrodestra e centrosinistra — ciascuno con la sua foto davanti ai tappeti di fiori, ciascuno con il suo commento. Il trionfo della comunicazione politica nell’era dei social, dove ogni occasione diventa vetrina e ogni vetrina diventa consenso.
In sé non c’è nulla di male: l’Infiorata è un momento di comunità e ha senso che le istituzioni lo vivano insieme ai cittadini. Ma quando il flusso di immagini rischia di sommergere il senso dell’evento, qualcosa si inceppa.







Una riflessione che vale la pena fare
L’Infiorata di Genzano è una di quelle tradizioni che sopravvivono perché sono radicate in qualcosa di più profondo delle mode, più profondo della politica, più profondo persino del turismo.
Sopravvivono perché toccano qualcosa di essenziale nell’animo umano: il bisogno di bellezza, il bisogno di memoria, il b-isogno di trascendenza.
Togliere all’Infiorata la sua anima religiosa non la uccide nell’immediato. Ma la svuota lentamente. La trasforma da rito in spettacolo, da pellegrinaggio in festival. E uno spettacolo, per quanto bello, non dura duecentoquarantotto anni.
Non si tratta di rivendicare primati confessionali, né di sminuire il valore civile di una celebrazione della Repubblica che ha senso e dignità. Si tratta di non dimenticare che quei petali, distesi a terra in piena notte da mani esperte e generose, sono stati pensati per la prima volta come un dono al Corpo di Cristo.
Che quella processione che ogni anno attraversa l’Infiorata non è una cornice, ma il cuore della festa. Che il Corpus Domini e la Pentecoste — la solennità che precede e prepara questa domenica — non sono dettagli di calendario, ma il motivo per cui Genzano esiste sulla mappa della cultura italiana.
La bellezza dei fiori dura un giorno. Il significato che li ha generati, quasi due secoli e mezzo.




