31 Ottobre 2026

Processi e innovazione tecnologica: quando anche la prova può essere un falso

  • Audio clonati, video manipolati e immagini sintetiche: distinguere un documento autentico da un contenuto costruito diventa una sfida per chi indaga, difende e racconta la cronaca
  • All’Istituto di studi giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo” un percorso sull’arte investigativa e sulla formazione della prova

a cura di Ufficio Stampa


Roma 31 ottobre 2026 – Una voce riconoscibile che pronuncia parole mai dette. Un video che sembra collocare una persona dove non è mai stata. Una fotografia che rappresenta un incontro mai avvenuto.

Con l’intelligenza artificiale generativa, il rischio di fabbricare contenuti capaci di apparire autentici investe una questione decisiva per la giustizia: come distinguere una traccia utile ad accertare i fatti da un falso costruito per orientare un’indagine, sostenere un’accusa o screditare una persona?

La questione va ben oltre il contrasto alle notizie false, investendo direttamente l’idoneità probatoria e l’affidabilità dei materiali destinati a fare ingresso nel processo. Europol ha individuato nella manipolazione delle prove uno dei possibili impieghi criminali dei deepfake.

Nel rapporto sulle capacità di informatica forense pubblicato il 16 ottobre, l’Agenzia richiama inoltre la necessità di conservare gli originali, documentare i passaggi di custodia e rendere verificabili i risultati delle analisi assistite dall’IA.

Il problema ha anche un secondo aspetto: la possibilità di produrre falsi può essere utilizzata per contestare materiali autentici.

Per investigatori, avvocati e consulenti diventa quindi essenziale poter ricostruire da dove proviene un file, come è stato acquisito, quali trasformazioni ha subito e quali riscontri indipendenti ne sostengono l’attendibilità.

La forza persuasiva di un’immagine o di una registrazione rende ancora più importante il rigore della verifica.

È in questo scenario che acquistano particolare rilievo le attività pratiche proposte e le tecniche insegnate nell’ambito del corso di alta formazione “Arte Investigativa e Strategie Difensive”, promosso dall’Istituto regionale di studi giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”, in corso a Roma e volto a fornire ai partecipanti strumenti teorici e operativi avanzati per affrontare con efficacia le sfide del processo penale moderno.

Un momento del seminario presso l’Istituto Jemolo

Il percorso di 82 ore mette in relazione attività investigativa, scienze forensi, investigazioni difensive informatiche e regole di formazione e valutazione della prova, con attenzione al contraddittorio, al diritto di difesa e al rapporto tra verità storica e verità processuale.

Un programma che comprende anche il giornalismo investigativo e il rapporto con le fonti: competenze decisive quando un contenuto può influenzare l’opinione pubblica prima ancora di essere verificato.

Il corso prosegue in presenza presso l’Istituto, tutti i martedì dalle 14.30 alle 17.30. È possibile iscriversi anche ai singoli seminari e, per gli avvocati partecipanti, sono previsti due crediti formativi per ogni giornata.

Il Generale CC. Luigi Cortellessa, Commissario straordinario dell’Istituto Jemolo precisa «Una prova falsa può compromettere la vita di una persona. E quando un falso diventa difficile da riconoscere, la qualità dell’indagine e della difesa assume un valore ancora maggiore.

L’intelligenza artificiale ci pone davanti a una responsabilità precisa: disporre delle competenze necessarie per verificare l’origine dei materiali, la loro integrità e il significato che possiamo attribuire loro.

Un contenuto convincente deve poter essere esaminato, discusso e confrontato con altri elementi.

Anche gli strumenti tecnologici impiegati per analizzarlo devono essere sottoposti a verifica: affidare a un algoritmo l’ultima parola sull’autenticità di un file significherebbe spostare il problema.

Con questo percorso, l’Istituto Jemolo fa del metodo investigativo, della scienza e delle garanzie processuali i pilastri della propria offerta formativa.

Formare professionisti in grado di decostruire e analizzare criticamente una prova non è un semplice atto didattico, ma significa custodire, in un unico gesto, la verità dei fatti, l’inviolabilità del diritto alla difesa e la fiducia della cittadinanza nella Giustizia».

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