“Zuppa di cavoletti e baccalà” e un calice di buon vino il 25 gennaio 2026 nei punti ristoroi che hanno aderito al progetto
di Anna Morsa
Velletri 14 gennaio 2026 – La cucina di un paese rispecchia i prodotti che la sua terra produce, il modo di cucinarle degli abitanti ne esprime un po’ anche il carattere.

Parlando di cucina “velletrana” la mente corre subito alla “zuppa di Cavoletti e baccalà”, che unisce il cavolo nero veliterno con il baccalà, le patate, il pane tostato e l’olio. Questa semplice ricetta rappresenta la storia e la memoria delle tradizioni culinarie dei nostri nonni, quando i principali alimenti venivano ricavati dai propri terreni e dalla sapienza di donne e uomini che, con il poco che avevano, riuscivano a realizzare piatti poveri, ma nutrienti per sfamare le proprie famiglie.
Domenica 25 gennaio 2026 sarà possibile degustare al prezzo promozionale di € 5,00 questo piatto tipico della tradizione veliterna.
L’ass.ne di Imprese “Velletri Va in Rete” in collaborazione con l’ass.ne turistica culturale Pro Loco Velitrae hanno voluto promuovere la cultura e l’enogastronomia veliterna attraverso azioni promozionali di comuni-cazione, fornendo, attraverso il ruolo attivo dei ristoratori locali, esperienze genuine e autentiche, che si basano sulla tradizione locale, sui sapori antichi e genuini, risorse naturali del nostro territorio.
Il progetto, con il patrocinio del comune di Velletri, in sinergia l’Istituto Ipssar di Velletri, con i ristoratori, vuole così sensibilizzare il turista a visitare la città, ma anche i cittadini a conoscere i ristoratori che custodiscono sapientemente la cucina tipica e la tradizione all’interno dei propri locali, valorizzare e promuovere le realtà della città.
Sarà possibile in questa giornata, gustare sapori della laboriosità contadina abbinandoli al nobile vino locale.
Si tratta di un approccio che mette al centro il valore, la cultura e la storia del proprio paese, capace di stimolare sensazioni coinvolgenti, sfruttando il potenziale di tutti coloro che hanno aderito al progetto.
A tutti coloro che si prenoteranno entro il 20 gennaio, presso la Pro loco Velitrae al punto di Informazione Turistica di piazza Garibaldi o al numero telefonico: 389.522.92.12, verrà consegnato un voucher che servirà per recarsi presso il ristorante prenotato, con il quale sarà possibile degustare questo piatto tipico, insieme ad un calice di vino del territorio al prezzo promozionale di euro cinque.
I ristoratori aderenti al progetto sono: Ezio al Ponte, Zì Rì, Il Medioevo, La Forbice, Vini e Cucina, Casale della Regina, Uliveto, ‘O Gabbiano, il Sotterraneo.
LA RICETTA: ZUPPA DI CAVOLETTI (L’ingrediente base della zuppa è il cavolo nero)
Si prendono 300 gr di cavoletti (cavolo nero) puliti, 300 gr di baccalà sotto sale, 300 gr di patate, Olio extra vergine di oliva q.b. (deve essere di primissima qualità perché è l’ingrediente che “scatena” i sapori ed i pro-fumi), Pepe – Sale, Pane raffermo o crostini.
Sciacquare il baccalà e poi lasciarlo a bagno per almeno 12 ore, meglio se sotto acqua corrente. Si mondano i cavoletti eliminando le parti più dure. Si sciacquano abbondantemente e si tagliano a pezzi non troppo piccoli. Si sbucciano le patate e si tagliano a pezzi grossi. Poi lessare i cavoletti in circa 2 lt d’acqua (circa 20 minuti), con poco sale, poi aggiungere il baccalà e le patate; continuare fino alla completa cottura delle pa-tate.
Curiosità:
Era il 1432. Al largo delle isole Lofoten, oltre il circolo Polare Artico, il patrizio e mercante veneziano Piero Querini naufragava con i suoi 68 marinai. Portato in salvo nell’isola di Rost, notò che gli abitanti si nutrivano di uno strano pesce, fresco o salato, oppure essiccato e battuto al pallido sole artico. Fece il carico di quel particolarissimo “bastone” (stock – fish, in norvegese da cui “stoccafisso”) e rientrò a Venezia. Ci volle un secolo perché lo stoccafisso ottenesse la sua meritata rivincita, e precisamente, ci vollero le direttive del Concilio di Trento del 1563 che sancirono l’obbligo di astinenza dalla carne per quasi 200 giorni e raccoman-darono lo stoccafisso come “piatto di magro” tutti i mercoledì e venerdì, insostituibile nei 40 giorni della quaresima.
Dalle mani di monache e contadine “il merluzzo venuto dal nord” approdò ben presto alle tavole imbandite di nobili e papi, fino alle prestigiose pagine del ricettario di Bartolomeo Scappi, chef di Pio V, che lo consacrò ufficialmente piatto della cucina italiana




