14 Luglio 2026

San Raffaele di Velletri, nessuna sanatoria. Ma la politica riapre il dossier

  • La Asl Roma 6 conferma i dinieghi e pertanto nessuna sanatoria è possibile

di Milo De Filippis


Velletri 7 febbraio 2026 – Il caso del San Raffaele di Velletri torna al centro del dibattito pubblico dopo le rivelazioni del Fatto Quotidiano di oggi, che ricostruisce pressioni politiche e tentativi di riaprire la struttura chiusa da oltre tredici anni.

La vicenda ruota attorno a un punto fermo: non esiste alcuna sanatoria concessa dalla ASL Roma 6 o dal Comune.

Le opere edilizie realizzate dalla proprietà, riconducibile alla famiglia Angelucci, sono state dichiarate insanabili da più livelli di giudizio, e i dinieghi alle richieste di regolarizzazione risultano definitivi.

La posizione dell’ASL: “Nessuna sanatoria, dinieghi confermati”

L’ASL Roma 6 ha ribadito che tutte le sei domande di sanatoria presentate negli anni sono state respinte dal Comune di Velletri. I ricorsi amministrativi avviati dalla proprietà sono stati dichiarati perenti, rendendo i dinieghi non più impugnabili.
La giurisprudenza ha poi consolidato il quadro: la Corte di Cassazione, con l’ordinanza 1603/2022, ha confermato l’insanabilità delle opere realizzate dopo il 2001, in un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici.

Il San Raffaele resta dunque formalmente privo dei requisiti edilizi per riaprir

Nonostante il quadro tecnico-giuridico, la politica regionale e nazionale ha riacceso i riflettori sulla struttura.

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il ministro della Salute Orazio Schillaci hanno espresso interesse per una possibile riattivazione, visitando l’edificio e parlando di “valorizzazione” e “riorganizzazione dell’offerta sanitaria”

Secondo quanto ricostruito dal Fatto Quotidiano, un emendamento al Piano Casa regionale potrebbe rappresentare la chiave per superare l’attuale blocco: la norma consentirebbe deroghe urbanistiche, demolizione e ricostruzione fino al 60% e cambi di destinazione d’uso per strutture sanitarie private.
Se approvato, l’emendamento aprirebbe la strada a una regolarizzazione indiretta anche per edifici oggi dichiarati insanabili.

Al momento, però, la norma non è in vigore e la situazione resta immutata.


La clinica è legata alla famiglia Angelucci, imprenditori della sanità privata e attivi nel settore editoriale.
Negli anni la struttura è stata coinvolta in diverse vicende giudiziarie:

  • un’inchiesta su presunti ricoveri irregolari e crediti sanitari inesigibili, conclusa con assoluzione;
  • un’indagine per istigazione alla corruzione, archiviata per assenza di prove.

C’è da sottolineare come la riapertura del San Raffaele rappresenterebbe un tassello strategico per il gruppo, in un territorio dove la domanda di servizi sanitari è elevata e l’offerta pubblica insufficiente.

Il San Raffaele ha cessato l’attività nel 2011 dopo i controlli che accertarono:

  • ampliamenti e modifiche edilizie non autorizzate;
  • violazioni dei vincoli del Parco dei Castelli Romani;
  • incompatibilità urbanistiche non sanabili.

Da allora l’edificio è rimasto inutilizzato, diventando un simbolo di abbandono e contenziosi.

La possibile riapertura divide il territorio: le opposizioni regionali parlano di “regalo alla sanità privata” e di “forzatura normativa per aggirare sentenze definitive”.
Il centrodestra replica che la struttura potrebbe alleggerire la pressione sugli ospedali pubblici e offrire nuovi servizi ai cittadini.

Il futuro del San Raffaele dipenderà ora da due fattori:

  • l’eventuale approvazione dell’emendamento al Piano Casa;
  • la volontà politica di investire su una struttura che, allo stato attuale, non può essere riaperta.

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