- Un patrimonio sequestrato dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto tre componenti di una famiglia di origine rumena, ritenuti responsabili di un articolato sistema di frodi legate ai Superbonus
di Mario Dal Monte
Colonna 11 luglio 2026 – Il provvedimento, disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma su impulso della Procura della Repubblica capitolina, riguarda beni distribuiti tra Roma, Colonna, Monte Compatri e altri comuni della provincia, oltre a rapporti societari e finanziari riconducibili anche alla Romania.
L’indagine, denominata “Extra Lusso, Cemento Soffiato”, è stata condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Frascati in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Viterbo, con il supporto delle unità cinofile del Gruppo di Fiumicino e della componente specialistica A.T.P.I. del Gruppo di Viterbo.

Le indagini sono partite da due filoni paralleli: da un lato gli accertamenti del Nucleo PEF di Viterbo su una società con sede legale nel Viterbese, dall’altro l’attività del Gruppo di Frascati su cittadini rumeni residenti nel VI Municipio di Roma e su società con sede a Colonna, nei Castelli Romani, e nella zona di Roma-Rocca Cencia.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe fatto ricorso a società prive di strutture, mezzi e risorse effettivamente idonee a eseguire interventi edilizi, comunicando comunque all’Agenzia delle Entrate, attraverso la piattaforma telematica dedicata, l’esistenza di crediti d’imposta legati ai Superbonus fiscali per lavori mai realizzati.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda le persone coinvolte a loro insaputa: secondo gli inquirenti, diversi cittadini residenti in varie province italiane si sarebbero ritrovati intestatari di pratiche agevolative attivate a loro nome, senza aver mai commissionato alcun lavoro né conosciuto le imprese coinvolte.
I crediti fittizi generati sarebbero poi stati monetizzati attraverso la cessione a istituti finanziari — tra cui Poste Italiane, secondo una delle fonti — con i proventi in parte reinvestiti in beni mobili e immobili.

Il provvedimento patrimoniale ha riguardato complessivamente 26 unità immobiliari, tra le 17 e le 20 automobili di lusso (le fonti divergono lievemente sul numero esatto), tre società di capitali — una delle quali di diritto rumeno — oltre a quote societarie, conti correnti, cassette di sicurezza e altre disponibilità finanziarie.
Il principale destinatario della misura è stato ritenuto “socialmente pericoloso” dal Tribunale delle Misure di Prevenzione di Roma sulla base della sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato nel tempo, oltre che per la presunta abitualità nel vivere con i proventi di attività delittuose.
Nel corso delle operazioni è emerso un ulteriore episodio: una delle unità immobiliari sequestrate, censita al catasto come semplice terreno, corrispondeva in realtà a una villa di lusso completa di ogni comfort, situata alla Borghesiana e realizzata in totale violazione della normativa urbanistica ed edilizia. L’immobile è stato sottoposto a sequestro d’iniziativa e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Tutti i beni sono stati affidati a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Roma. Come precisato dalla Procura della Repubblica capitolina, si tratta di una misura di prevenzione patrimoniale e non di un accertamento definitivo di responsabilità penale: nel corso del procedimento gli interessati potranno far valere le proprie ragioni davanti al giudice, anche dimostrando l’eventuale insussistenza dei presupposti alla base del sequestro.
Il riflesso sul territorio dei Castelli Romani
L’operazione conferma il coinvolgimento di realtà societarie con sede a Colonna e la presenza di beni sequestrati anche a Monte Compatri, due comuni dei Castelli Romani entrati nella rete di un sistema fraudolento che le fiamme gialle definiscono tra i più rilevanti interventi degli ultimi mesi in materia di bonus edilizi nel Lazio.
Il ruolo del Gruppo di Frascati, competente per l’area dei Castelli, conferma l’attenzione della Guardia di Finanza sulle società con sede nel comprensorio, spesso utilizzate come basi operative per meccanismi fraudolenti che si estendono ben oltre i confini locali.




