4 Aprile 2026

Una data storica per le donne italiane, riconoscimento del diritto di voto

Il 1° febbraio 1945 rappresenta una delle date più significative nella storia italiana, un momento di svolta per i diritti civili e per l’emancipazione femminile



di Mario Dal Monte


Roma (Rm) – Quel primo febbraio del 1945, il Consiglio dei Ministri del governo Bonomi emanò il decreto legislativo che riconosceva alle donne italiane il diritto di votare e di essere elette. Una conquista che segnò l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del Paese, aprendo le porte alla partecipazione attiva delle donne alla vita politica e sociale.

Il contesto storico

L’Italia usciva da vent’anni di dittatura fascista e da una guerra devastante che aveva lasciato il Paese in macerie. Il fascismo, pur avendo promosso un’immagine della donna come “angelo del focolare”, aveva escluso le donne dalla sfera pubblica e politica, relegandole a un ruolo subalterno. Tuttavia, durante la Resistenza (1943-1945), le donne avevano svolto un ruolo cruciale, non solo come staffette, infermiere o sostenitrici della lotta partigiana, ma anche come combattenti attive. Questa partecipazione alla Resistenza fu uno dei fattori che contribuì a far maturare la consapevolezza della necessità di riconoscere alle donne pari diritti.

Il decreto del 1° febbraio 1945, firmato dal Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi, stabiliva che «sono elettrici tutte le cittadine italiane che abbiano compiuto il 21° anno di età». Questo provvedimento fu il primo passo verso il suffragio universale in Italia, che sarebbe stato completato con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando le donne votarono per la prima volta per scegliere tra monarchia e repubblica ed eleggere i membri dell’Assemblea Costituente.

Il decreto non fu solo il risultato delle lotte delle donne, ma anche di un contesto internazionale in cui i diritti femminili stavano avanzando. In molti Paesi europei e negli Stati Uniti, il suffragio femminile era già stato riconosciuto da tempo (ad esempio, nel Regno Unito nel 1918 e negli USA nel 1920), e l’Italia non poteva più rimanere indietro.

Le protagoniste della conquista

Il riconoscimento del diritto di voto non fu una concessione, ma il frutto di decenni di battaglie portate avanti da donne coraggiose e determinate. Tra le figure più emblematiche ci furono 

  • Anna Kuliscioff, pioniera del femminismo socialista, che già alla fine dell’Ottocento rivendicava il diritto di voto per le donne; 
  • Teresa Labriola, una delle prime donne italiane a laurearsi in giurisprudenza e attiva sostenitrice dei diritti femminili;
  • Ada Gobetti, partigiana e intellettuale, che contribuì a far emergere il ruolo delle donne nella Resistenza.

Anche le organizzazioni femminili, come l’Unione Donne Italiane (UDI), nata nel 1944, svolsero un ruolo fondamentale nel sostenere la causa del suffragio universale e nel promuovere la partecipazione politica delle donne.

Il diritto di voto rappresentò una rivoluzione silenziosa ma profonda. Per la prima volta, le donne furono riconosciute come cittadine a pieno titolo, con il potere di influenzare le decisioni politiche e di contribuire alla ricostruzione del Paese. Nel 1946, 21 donne furono elette all’Assemblea Costituente, tra cui figure di spicco come Nilde IottiTeresa Noce e Lina Merlin, che avrebbero lasciato un segno indelebile nella storia italiana.

La partecipazione delle donne alla vita politica non si limitò al voto. Grazie al loro impegno, furono introdotte riforme fondamentali per l’emancipazione femminile, come la legge Merlin del 1958, che abolì le case di tolleranza, e le leggi sul diritto di famiglia del 1975, che sancirono la parità tra coniugi.

Il 1° febbraio 1945 è una data che va celebrata non solo come una conquista delle donne, ma come un momento di progresso per l’intera società italiana. Quel giorno segnò l’inizio di un percorso verso l’uguaglianza di genere, un cammino che, pur con molte battute d’arresto, ha portato a trasformazioni profonde e irreversibili.

Oggi, a ottant’anni di distanza, è importante ricordare quelle donne che lottarono per i loro diritti e per un’Italia più giusta e democratica. La loro eredità ci ricorda che i diritti non sono mai acquisiti per sempre, ma vanno difesi e rinnovati ogni giorno, soprattutto in un’epoca in cui le disuguaglianze di genere persistono in molte forme.

Il 1° febbraio 1945 non è solo una data del passato, ma un monito per il futuro: un invito a continuare a lottare per un mondo in cui tutte e tutti possano vivere in libertà e dignità.

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