21 Aprile 2026

“Mi sento invisibile”: denuncia di E.B., invalido al 100%, dimenticato dalle istituzioni

  • La testimonianza toccante di un cittadino di Velletri, che racconta il suo isolamento e l’assenza di risposte da parte del sistema socio-sanitario locale
  • Una denuncia accorata che chiama in causa chi dovrebbe garantire diritti e dignità,
  • Nella rubrica ‘Condividiamo’ la voce di E.B., che per motivi di privacy chiameremo Federico,

di Giuseppe Nicola Summa



Federico, ti va di raccontarci qualcosa di te?
“Mi chiamo Federico, ho poco più di 40 anni e sono nato e cresciuto a Velletri. Convivo con
patologie respiratorie, esofago di Barrett e una depressione cronica che mi rendono completamente invalido.”


Quali sono i principali problemi che hai riscontrato nel tuo Comune in relazione alla 104?
“Ci sono problemi a livello sistemico e locale. Un caso emblematico è quello del CSM (Centro di
Salute Mentale), che ha spostato le sue attività ad Ariccia, rendendomi impossibile continuare la
terapia psicologica. Da quasi un anno, inoltre, mancano figure fondamentali come psichiatri e
psicologi per la popolazione di Velletri.
Poi c’è il nodo dell’assistenza sociale. L’assistente a me assegnata non si è mai realmente occupata della mia situazione. Nessun supporto al reinserimento lavorativo, nessuna presa in carico. È come se fossi invisibile.”


Ti sei mai sentito escluso dalle istituzioni locali?
“Assolutamente sì. Vivo in condizioni di indigenza, senza supporto familiare, e pur essendo invalido al 100%, devo occuparmi di mia madre, che ha 69 anni. Non ho lavoro e nessuna forma di sostegno concreta.
Nel 2022 ho fatto domanda per l’inserimento nelle liste per il collocamento mirato (nonostante fossi iscritto dal 2001 nelle ), ma sono stato liquidato in fretta. A dicembre 2023 ho presentato domanda presso i servizi sociali, ma da allora non ho più ricevuto alcun contatto.
Hai avuto difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari o di assistenza?
Sì, in particolare con la ASL. Le risposte sono state vaghe, incomplete o del tutto assenti. Nessuno ha preso in carico la mia situazione, nessuno mi ha accompagnato verso un percorso di recupero”.


Hai mai provato a segnalare questi problemi? Che riscontri hai avuto?
“Sì, ho segnalato diverse volte, ma spesso ci si trova davanti a un muro di gomma. In alcuni casi ho ricevuto ostilità, come se fosse un fastidio il solo fatto di chiedere quello che mi spetta.”


C’è qualcosa che avresti voluto sentirti dire o vedere fare dalle autorità locali?
“Certo. Avrei voluto un percorso vero di reinserimento, il ripristino del CSM a Velletri, un tutor che mi accompagnasse realmente, e uno psichiatra stabile. Invece, nulla.”

Cosa dovrebbe fare il Comune per tutelarti meglio?
“Dovrebbe richiamare chi non lavora come dovrebbe, chi si nasconde dietro scuse. Serve gente
motivata, capace, pronta a fare la differenza. Quando, in piena crisi depressiva, l’assistente sociale mi ha detto: “E io cosa dovrei fare? Se vuoi ti mando a un laboratorio di pittura”, mi è crollato tutto.
Persino il medico presente è rimasto basito.
Tornato a casa, ho compiuto atti di autolesionismo. Perché, mi chiedo, se non posso essere utile, che senso ha vivere? Solo per essere ignorato da chi dovrebbe garantirmi dignità?”


Hai un messaggio per i cittadini e per i politici locali?
“Sì. Le persone fragili non devono essere emarginate o umiliate. Meritano rispetto, opportunità,
ascolto. Meritiamo di vivere con dignità. E se un Comune non è in grado di garantirlo, allora sta
fallendo nel suo compito più importante: prendersi cura dei più deboli.”


Grazie, Federico, per aver condiviso con coraggio la tua storia. È fondamentale che la cittadinanza e chi amministra ascoltino e intervengano. Perché una società che dimentica i più deboli, dimentica sé stessa.

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