- In occasione della Giornata Mondiale della Fibromialgia, il Collegio dei Reumatologi Italiani-CReI lancia un messaggio semplice: la fibromialgia non ha più bisogno di essere “spiegata”, ha bisogno di essere presa in carico realmente
a cura di Walter Gatti, Ufficio Stampa CRei
Roma 12 maggio 2026 – Oggi, sottolinea CReI, il problema non è dare un nome al dolore, ma evitare che il paziente resti solo dopo la diagnosi. In occasione della Giornata della Fibromialgia 2026, il Collegio richiama quindi l’attenzione sulla solitudine terapeutica dei pazienti, spesso costretti a passare da uno specialista all’altro senza una reale regia clinica ed un coordinamento assistenziale.

Oggi la sfida per il SSN non è “soltanto” riconoscere la fibromialgia (inserita nei Nuovi LEA con il codice di esenzione 068 per i casi piú severi), ma far diventare realtà quel livello di assistenza. Ciò significa costruire reti territoriali multidisciplinari, accessibili e vicine al domicilio, evitando che l’assistenza resti concentrata solo nei grandi centri ospedalieri.
La multidisciplinarietà oggi deve diventare concreta, finanziata e realmente disponibile, includendo in questo una presa in carico fisioterapica, psicologica e di terapia del dolore, nella logica della continuità assistenziale.

CReI ricorda che persistono profonde differenze regionali che rendono purtroppo non equa e non omogenea la presa in carico: a parità di sintomi, cambiano tempi di attesa, come anche la possibilità di accesso alle cure ed ai percorsi assistenziali.
La Giornata mondiale della fibromialgia per CReI è in conclusione un’occasione importante per ricordare la necessità di investire nella formazione dei medici del territorio, per sviluppare modelli di telemedicina e presa in carico integrata e per promuovere percorsi personalizzati che preservino autonomia, funzione e qualità di vita, sostenendo anche il ruolo spesso invisibile delle famiglie e dei caregiver.
Il paziente fibromialgico oggi ha bisogno più che mai di un sistema che lo accompagni nel tempo e sia costruito su di lui e con lui: la speranza e l’auspicio del Collegio Reumatologi Italiani è che questa consapevolezza possa diventare cultura diffusa nei più diversi e vasti livelli della sanità del nostro Paese.




