8 Giugno 2026

“Ho ucciso mia madre”: l’orrore e il dramma invisibile della violenza domestica

  • Una villetta nella periferia est della Capitale a San Vittorino
  • Una lite come tante, dicono i vicini. Un corpo murato nel cemento della cantina per una settimana intera

di Bruno Trinca


Roma, 7 giugno 2026 – La storia di Vittoria Maria Rosa De Donato, 78 anni, originaria di Senise (Potenza), non è solo una notizia di cronaca nera: è lo specchio di un fenomeno che torna a colpire nel silenzio delle famiglie, lontano dai riflettori, in quella zona grigia tra dipendenza economica, conflitto intergenerazionale e violenza che esplode senza preavviso — o almeno, così sembra.

Vittoria Maria Rosa De Donato, 78 anni, viveva insieme al figlio Francesco Oliveto, 48 anni, in via Macchiagodena, nell’abitazione familiare situata nell’area tra San Vittorino e Villaggio Prenestino, nella periferia est di Roma.

Una zona residenziale ai margini della Capitale, fatta di villette basse e condomini, dove tutti si conoscono e il vicinato è ancora una realtà concreta. Proprio quella vicinanza, alla fine, ha fatto emergere la tragedia.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’omicidio risalirebbe alla mattina del 29 maggio scorso e si sarebbe consumato nell’abitazione di via Macchiagodena. Una lite domestica — l’ennesima, stando alle testimonianze dei vicini — che questa volta non si è fermata alle urla.

L’uomo avrebbe spinto la madre, facendole battere violentemente la testa contro un tavolo. La donna sarebbe rimasta a terra agonizzante. Successivamente il 48enne l’avrebbe colpita nuovamente utilizzando un mattarello.

Nella notte, approfittando del fatto che i vicini dormissero, ha trascinato il corpo in quella sorta di cantina e lo ha murato dentro un manufatto in cemento. Una struttura ben solida dove il corpo della donna è rimasto nascosto fino a venerdì.

Sette giorni. Per una settimana intera, Francesco Oliveto ha vissuto in quella casa — o nelle immediate vicinanze — sapendo cosa si trovava sepolta sotto i suoi piedi.

Fino a quando i vicini, preoccupati nel non vederla più, hanno allertato i carabinieri. La denuncia di scomparsa, presentata dai familiari, ha fatto scattare immediatamente gli accertamenti.

I carabinieri della Compagnia di Tivoli e del Nucleo Investigativo di Frascati hanno avviato le verifiche concentrando l’attenzione sull’abitazione dove madre e figlio vivevano insieme.

Il cerchio si è stretto rapidamente intorno a Oliveto. Messo alle strette dagli investigatori, il 48enne ha confessato il delitto: “Ho ammazzato mia madre”, ha riferito ai militari durante l’interrogatorio, indicando il luogo in cui aveva occultato il cadavere.

I dettagli che emergono dal vicinato delineano un rapporto logorante e squilibrato tra madre e figlio. Francesco Oliveto era disoccupato. “Ha sempre vissuto sulle spalle di quella povera donna, costretta a pagare anche i suoi vizi”, ripetono i vicini della 78enne.

È proprio questa pista che gli inquirenti intendono approfondire. I carabinieri della Compagnia di Tivoli faranno accertamenti sui conti correnti di Vittoria Maria Rosa De Donato, conosciuta nel quartiere come “Maria“.

Indagini patrimoniali e finanziarie, alla ricerca di eventuali movimenti sospetti, utili a capire cosa potrebbe aver spinto il 48enne a uccidere la madre.

Il movente — ancora tutto da accertare in sede giudiziaria — potrebbe dunque radicarsi in una convivenza difficile, in una dipendenza economica cronica, in tensioni accumulate nel tempo fino al punto di rottura. Un quadro purtroppo non inedito nelle cronache italiane.

Oliveto è stato portato nella giornata del 5 giugno in caserma dai carabinieri e si trova ora in stato di fermo. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio. Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri.


Dal dicembre 2025 il femminicidio è un delitto autonomo. L’eventuale applicazione richiede una verifica sugli elementi specifici previsti dalla legge e sulla qualificazione che emergerà dagli atti.

Sul piano della procedura, il fermo è una misura della fase iniziale che dovrà essere controllata dal giudice. Saranno rilevanti gli atti che incidono su convalida della misura, causa della morte, movente, tempo dell’occultamento e qualificazione giuridica del fatto.

Nei prossimi giorni saranno fondamentali gli accertamenti medico-legali sul corpo della donna, che dovranno stabilire con esattezza le cause del decesso e la dinamica delle ferite riportate.


La tragedia ha colpito profondamente anche la Basilicata. L’Amministrazione comunale di Senise ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Vittoria Maria Rosa De Donato.

In una nota ufficiale, il Comune ha manifestato la propria vicinanza ai familiari della donna, sottolineando come la notizia abbia profondamente colpito l’intera comunità senisese: “La triste notizia ha addolorato l’intera comunità, che oggi si stringe con affetto e solidarietà attorno ai suoi cari, condividendone il dolore in questo momento di immensa sofferenza.”


Un fenomeno che non si arresta: la violenza domestica invisibile

Il caso di via Macchiagodena non è un episodio isolato. Riporta alla mente una tipologia di violenza spesso trascurata dal dibattito pubblico: quella che vede le persone anziane vittime di familiari conviventi, in contesti di coabitazione prolungata, dipendenze economiche o relazioni familiari deteriorate nel tempo.

I dati nazionali parlano chiaro: la stragrande maggioranza degli omicidi in ambito familiare avviene tra le mura domestiche, spesso senza che il vicinato o gli stessi parenti abbiano percepito segnali d’allarme evidenti — o, come in questo caso, senza che quei segnali siano stati raccolti in tempo.

La storia di Vittoria Maria Rosa De Donato, donna di 78 anni che aveva lasciato la Basilicata per costruire una vita a Roma, finisce murata nel cemento di una cantina.

Un epilogo che interroga tutti: le istituzioni, i servizi sociali, i vicini di casa. E che ricorda, una volta di più, come il pericolo spesso non venga da fuori, ma da dentro.

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