- Il Fondo per la Prevenzione dell’Usura e il Fondo di Solidarietà sono strumenti statali (istituiti con la Legge 108/1996) per aiutare le famiglie e le piccole imprese in difficoltà a evitare il credito illegale e a reinserirsi nel sistema bancario
di Domenico Buonocunto
Velletri 7 giugno 2026 – L’usura è un fenomeno antico che consiste nello sfruttare il bisogno di denaro di una persona per ottenere guadagni illeciti tramite interessi elevatissimi.

Alla base vi è un rapporto profondamente squilibrato: da un lato l’usurato, in condizioni di necessità e spesso escluso dal credito legale, dall’altro l’usuraio, che si presenta come una soluzione immediata ma si rivela in realtà distruttivo.
Già in epoca medievale, l’usura era considerata un peccato gravissimo: Dante la colloca tra i reati più gravi dell’Inferno, perché rappresenta una violazione dell’ordine naturale ed economico. A differenza del credito lecito, che implica una relazione tra banca e cliente fondata su fiducia, rischio condiviso e valutazione del merito creditizio, l’usura mira esclusivamente a sfruttare e annientare il debitore.
Il credito “sano” permette lo sviluppo economico e personale; l’usura, invece, porta rovina finanziaria e spesso anche sociale.
Nel tempo, il fenomeno si è evoluto. Accanto al tradizionale “cravattaro” di quartiere sono emerse nuove forme più sofisticate: operatori insospettabili (i cosiddetti “colletti bianchi”) e, soprattutto, organizzazioni criminali.
In questi casi, l’usura non serve solo a ottenere interessi, ma diventa uno strumento per acquisire imprese, controllare attività economiche o riciclare denaro illecito. L’impatto dell’usura è quindi ampio: non danneggia solo la vittima diretta, ma altera il funzionamento dell’economia e ostacola lo sviluppo del sistema produttivo.
La tecnica usuraia è semplice e insidiosa. Il prestito iniziale è spesso di piccola entità e a breve scadenza, accompagnato da garanzie improprie (come assegni postdatati o cambiali). Gli interessi, apparentemente contenuti (3-5% mensile), diventano però insostenibili su base annua. Questo meccanismo intrappola il debitore in una spirale da cui è difficile uscire.
Il fenomeno in Italia è molto rilevante: si stimano circa 30 miliardi di euro annui e oltre 150.000 soggetti coinvolti, tra famiglie, microimprese ed esercizi commerciali. Una parte significativa è controllata dalla criminalità organizzata.
Il rischio usura varia sul territorio ed è misurato anche attraverso l’indice Fiasco, che tiene conto di variabili economiche e sociali. I dati evidenziano una maggiore vulnerabilità nelle regioni del Mezzogiorno rispetto al Nord.

Dal punto di vista normativo, la legge n. 108 del 1996 stabilisce che un tasso di interesse è usurario quando supera una determinata soglia. Questa viene calcolata trimestralmente sulla base dei tassi medi praticati dalle banche (rilevati dalla Banca d’Italia) e pubblicata dal Ministero dell’Economia. Superare tale limite rende il prestito illegale.
Per prevenire il ricorso all’usura da parte di soggetti “non bancabili”, lo Stato ha istituito il Fondo per la prevenzione del fenomeno dell’usura. Questo strumento, gestito dal Dipartimento del Tesoro, utilizza risorse provenienti soprattutto da sanzioni amministrative.
Il Fondo non eroga direttamente prestiti, ma fornisce garanzie (anche fino al 100%) che facilitano l’accesso al credito legale presso le banche.
I destinatari sono sia imprese sia famiglie in difficoltà. Le PMI e le microimprese possono rivolgersi ai Confidi, mentre i privati si affidano alle Fondazioni antiusura. Questi enti valutano le richieste e, se ritenute meritevoli, permettono l’accesso al finanziamento bancario. Il sistema ha prodotto risultati significativi: oltre 84.000 prestiti garantiti per un valore complessivo superiore a 1,98 miliardi di euro, grazie a circa 180 enti attivi sul territorio nazionale.
In conclusione, l’usura rappresenta sempre una trappola pericolosa, mai una soluzione. Tuttavia, esistono strumenti concreti per evitarla, anche in situazioni di forte difficoltà economica.
Il Fondo antiusura dimostra che una via legale è possibile: prevenire l’esclusione finanziaria è il modo più efficace per contrastare questo fenomeno e tutelare individui ed economia.




