- Un confronto tra le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dall’Assessore regionale Righini e da vari esponenti del settore agricolo e i dati disponibili mostra due fotografie compatibili, non contraddittorie — ma anche un vuoto statistico su Velletri
di Milo De Filippis

Castelli Romani 20 agosto 2026 – Da un lato la Regione Lazio celebra la crescita dell’export agroalimentare, dall’altro gli agricoltori denunciano la scomparsa di un’azienda su tre dal 2010. Sulle pagine di alcuni organi di stampa, sono comparse dichiarazioni che sembrano raccontare due mondi opposti.
L’assessore regionale al Bilancio, Programmazione economica e Agricoltura, Giancarlo Righini, ha commentato con soddisfazione, anche sul suo profilo social, i dati del centro studi Svimez: il Pil del Lazio nel 2026 crescerà tra lo 0,6% e l’1,2%, contro una media nazionale tra lo 0,5% e lo 0,7%, mentre l’export regionale nel 2025 è salito del 9,7%, quasi tre volte il dato italiano.
Un sistema produttivo, ha detto Righini, “sostenuto da comparti strategici come l’agroalimentare, l’aerospazio, il digitale e il farmaceutico“. “Come Regione continueremo a investire su innovazione, competitività, filiere strategiche e sviluppo, a partire dall’agroalimentare.“
Il presidente di ASPAL Lazio Stefano Giammatteo ha lanciato l’allarme opposto: “Rispetto al 2010 abbiamo perso circa il 30% delle aziende agricole italiane, soprattutto quelle piccole a conduzione familiare“, denunciando prezzi al campo che non coprono più i costi di produzione mentre quelli sugli scaffali continuano a salire.

Il primo elemento da chiarire è che l’agroalimentare, nelle parole di Righini, non è indicato come il comparto trainante ma come uno dei quattro citati insieme ad aerospazio, digitale e farmaceutico. Altre ricostruzioni della stessa nota Svimez, riprese da diverse testate, attribuiscono il traino della crescita soprattutto al farmaceutico e ai servizi avanzati.
L’unico dato quantitativo specifico sull’agroalimentare arriva dal consigliere regionale Vittorio Sambucci, che parla di una crescita del comparto del 9% — un dato di valore complessivo (produzione ed export), non di redditività delle singole aziende.
Ed è qui che le due narrazioni smettono di essere contraddittorie e diventano complementari. I dati Istat sui conti territoriali certificano che nel 2025 il valore aggiunto dell’agricoltura è calato dello 0,1% a livello nazionale, mentre sul territorio della provincia di Roma il peso del settore primario sul valore aggiunto complessivo resta storicamente marginale, intorno allo 0,4% secondo un’elaborazione della Camera di Commercio di Roma.
La crescita dell’agroalimentare regionale, trainata da trasformazione, export e grande distribuzione, può quindi convivere con una crisi diffusa dei piccoli produttori: è lo stesso ASPAL a indicarne il meccanismo, il divario tra il prezzo riconosciuto al campo e quello finale sullo scaffale.
Velletri: una premessa da correggere
Sul territorio specifico di Velletri emergono due indicazioni importanti. La prima è amministrativa: Velletri non fa parte della Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, che riunisce 13 comuni per circa 130mila abitanti escludendo esplicitamente, insieme a Genzano di Roma, proprio Velletri.
La seconda indicazione è statistica: non esiste, ad oggi, un Pil o un valore aggiunto disaggregato ufficiale per il Comune di Velletri. L’unico progetto in corso per calcolare un Pil sub-provinciale in Italia è la sperimentazione Istat avviata con Roma Capitale, e riguarda esplicitamente solo il territorio del Comune di Roma. Qualsiasi cifra sul “Pil di Velletri” circolata non trova, al momento, una fonte statistica pubblica verificabile.




