14 Aprile 2026

“Bandito della Regina”, ultimo lavoro del prof. Antonio Venditti

  • Il libro racconta la storia di Cencio Vendetta, il noto bandito vissuto a Velletri nell’Ottocento.
  • Il testo narra le vicende legate al folclore locale e ai tumulti popolari dell’epoca

Prefazione al libro di PierLuigi Starace


Velletri 11 marzo 2026 – Fin dalle prime pagine, e dopo ancora, ho riconosciuto nel Bandito della Regina –  romanzo storico impreziosito nella  copertina e all’interno da Dipinti e Disegni dell’artista Agostino De Romanis– qualcosa di familiare… Il qualcosa era “I miserabili”, d’un altro amico dell’anima che non ho mai dimenticato, Victor Hugo.

Prima di tutto mi hanno evocato la creatività del padre del romanticismo francese le descrizioni straordinariamente liriche della montagna e della campagna veliterna d’allora, e del nascere un sentimento reciproco tra Cencio e Natalina, sviluppo narrativo della notazione psicologica, non ignota anche a Tolstoi, “l’amore fa ritornare lo stato di grazia della fanciullezza”.

Aggiungo, a proposito di ciò, che in quelle pagine ho riscontrato un’aria già incontrata, leggendo l’idillio di fine settecento tra Paolo e Virginia nell’Ile de France, oggi Mauritius, per la profondità dell’armonizzazione, nell’autore, come in Bernardin de Saint Pierre, tra amore per la natura ed amore per i sentimenti umani che in essa si dispiegano.

Tornando ai richiami ad Hugo, impossibile non ritrovare nel canonico Barbetta, il quale vive al massimo la carità spirituale, comprendendo in essa anche l’istruzione, e quella materiale, il quale obbedisce prima a Dio che al governo, fosse pure papale, che non tollera le ingiustizie, e che per tutto ciò è odiato ed emarginato  dagli altri canonici, i tratti caratterizzanti il monsignor Myriel de “I miserabili” .

Nel maresciallo Santomastaro vi sono tratti dell’agente Javert, il persecutore di Jean Valjean. E finalmente, pur nelle personalità alquanto diverse  e nella diversa sorte finale di ciascuno, i protagonisti de “I miserabili” e de “Il Bandito della Regina” hanno molti elementi comuni, primo fra tutti quello di costringere un intellettuale ad entrare fino in fondo nell’anima di un fuorilegge.

Ma non è finita con i richiami victorhughiani: l’allargare la narrazione, fino a comprendere la ricostruzione documentata di fatti storici, il possesso pieno del linguaggio specifico nel trattare argomenti clericali, militari, polizieschi e giudiziari li trovo in tante pagine del solitario di Guernesey come in quelle di Venditti.

Raccomando al lettore veliterno l’indimenticabile rievocazione della vendemmia e della processione della Madonna delle Grazie di quei tempi, e le pagine in cui si cala completamente nella situazione economica concreta, cioè tenendo presente ogni dettaglio delle entrate e delle uscite, d’un vignarolo d’allora.

Finalmente non voglio sottacere che, come l’autore de “L’arte d’essere nonno”, anche Antonio Venditti, coniugando al proprio talento naturale quello professionale di pedagogista, ed in questo ancora affiancandosi a Tolstoi, scriva delle pagine che possono attirare senza alcuna intermediazione l’attenzione dei bambini.    

 Ciò premesso, chi è il Cencio Vendetta emergente dall’opera? Credo che l’autore ci lasci scegliere come assemblare i materiali che ci offre, e ci diffidi dalla tentazione della riducibilità. Se ci descrive il fascino religioso della natura che Cencio bambino respirava nelle selve dell’Artemisio, non riduciamolo ad un mistico.

Se ce lo mostra apportante un carro di vettovaglie ai miserabili d’una contrada veliterna ignorati dall’assistenza governativa, non riduciamolo ad un Robin Hood. Se lo scolpisce come uno che sfida il potere da pari a pari, che teorizza espropri proletari, non riduciamolo ad un rivoluzionario. Se ce ne narra le rapine, pur senza spargimento di sangue, la protervia nel negare la realtà evidente, non riduciamolo ad un criminale comune.

Quello che è sicuro è che da questa ricostruzione emerge una figura veramente esemplare di quello che era il “brigante” centro-meridionale dell’800, un uomo incapace, dopo aver scartato la carriera religiosa, di tracciarsi una terza via per mantenersi, tra il salario di servo e quello di sbirro.


Antonio Venditti è nato il 28 ottobre 1940 a Velletri, città dei Castelli Romani, nel Territorio metropolitano della Capitale. All’Università “La Sapienza” di Roma, si è laureato in Lettere e in Pedagogia. Dal 1962 è stato docente di Lettere e dal 1975 preside per oltre un trentennio.

Ha scritto numerose opere: poetiche, storiche, educative, teatrali e narrative di vario genere, illustrate dal Maestro Pittore Agostino De Romanis

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