Caso Lavinia Montebove, le ultime fasi del processo al Tribunale di Velletri

Oggi lunedì 18 si è tenuta la discussine della difesa che ha puntato a mostrare come il percorso processuale “sia stato manchevole sotto molti aspetti, mentre quello delle imputate sia stato sempre collaborativo nella ricerca della verità

di Martina Angeloni


Velletri (Rm) – Questo pomeriggio 18 dicembre (mentre con gioia è stato apprezzato il comportamento della Garante per l’Infanzia venuta a trovare Lavinia a casa) si è tornati in aula per le fasi conclusive del processo, con la discussione della difesa, tenuta dall’avvocato Anna Scifoni.

Quest’ultima ha dato inizio alla discussione affermando quanto il 7 agosto 2018 sia una data che inevitabilmente abbia segnato l’intera comunità di Velletri, ma cui ha seguito un percorso processuale complicato e manchevole sotto certi aspetti.

L’avvocato ha poi ricordato come sin da subito la difesa fosse favorevole a una rapida definizione degli accaduti, contrariamente alle “accuse” mosse alla difesa circa l’adozione di atteggiamenti dilatori nei confronti del processo. “Oggi ci difendiamo dai capi d’imputazione per come sono stati confezionati in tre fasi” ha affermato l’avvocato Anna Scifoni che, nel corso della discussione, ha ricostruito tutto il percorso processuale. L’avvocato ha tenuto a ricordare il comportamento assunto da parte della difesa nel corso di tutto il processo, sempre collaborativo nella ricostruzione dei fatti, poiché “la ricerca della verità premia tutti, anche per un fatto etico“.

Al contempo però ha ricordato anche come nè il PM nè l’avvocato per le parti civili abbiano prodotto una sola fotografia della struttura, nè come non ci sia stato un adeguato rilevamento nè della polizia stradale nè della scientifica, portando così l’avvocato Scifoni a concludere che nessuno può dire con certezza dove il fatto sia accaduto e come l’intera ricostruzione dell’incidente sia sconnessa e fallace.

Sulla condotta della maestra ha affermato come lei si trovasse nella stessa stanza di Lavinia, “non lasciata incustodita nell’area giochi, e che ciò che è accaduto, non poteva essere immaginato”.

Non c’è una mancata vigilanza, non c’è omissione di attenzione” ha ribadito la Scifoni. In riferimento alla struttura in cui si trovava l’asilo, l’avvocato ha ricordato come questa sia una realtà che non può essere qualificata come una scuola ma come al contempo tutti conoscessero la struttura, anche lo stesso Comune e che perciò non può essere considerata una realtà abusiva, contrariamente a quanto affermato dall’avvocato delle parti civili nel corso della scorsa udienza.

Per quanto riguarda la manovra effettuata dalla Colonnelli, l’avvocato afferma che non sapendo dove Lavinia si trovasse precisamente non possiamo neanche sapere se una manovra diversa da quella effettuata dalla Colonnelli avesse portato allo stesso risultato.

Inoltre l’avvocato ricorda come la bambina non presentasse alcun segno di sporco sui vestiti, fatto strano se ci fosse stato realmente un contatto con la parte sottostante della macchina. “Non c’è prova che la manovra sia stata scorretta e quanto accaduto, poiché mai successo prima non era prevedibile” questo quanto detto dall’avvocato.

Avviandosi verso la conclusione della sua requisitoria, l’avvocato Scifoni si è soffermata sul momento in cui Lavinia è stata soccorsa dalla maestra, premettendo che lei stessa aveva fatto sottoporre la sua cliente a un controllo psicologico in cui è risultata idonea di intendere e di volere e di conseguenza anche di giudicare quale fosse la decisione da prendere in quel momento. L’avvocato infatti afferma che l’intervento della maestra e la decisione di portare Lavinia all’ospedale con l’auto della Colonnelli sia risultata determinante per salvare la vita alla bambina e che il non agire in attesa che arrivasse l’ambulanza avrebbe significato un’alta percentuale di perdita della vita.

L’avvocato ha inoltre affermato che, riguardo i bambini rimasti nell’asilo, non c’è stato abbandono di minore poiché si trovavano in un ambiente sicuro. L’avvocato ha concluso sottolineando come le sue clienti si siano sempre rese disponibili nel processo e che se non avessero parlato, nessuno avrebbe mai saputo di quanto accaduto. La disponibilità al processo si è vista anche nella richiesta della messa alla prova avanzata dalla difesa per la maestra poiché da parte sua “c’era volontà di essere vicina a Lavinia“, “tutto quello che potevamo offrire lo abbiamo offerto”.

Così si è conclusa la discussione della difesa che ha richiesto l’assoluzione di entrambe le imputate. Il processo è stato rinviato a lunedì 22 gennaio 2024, per consentire al PM, oggi impossibilitato a partecipare all’udienza, di procedere con eventuali repliche. 

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