- Si è svolta questa mattina a Colleferro, nei Giardini Don Nicola Fontana una manifestazione promossa dalle amministrazioni comunali di Artena e Colleferro in memoria delle vittime del lavoro
- Il vescovo: di Velletri-Segni, Mons. Stefano Russo “Custodire la vita di chi lavora è un compito che riguarda tutti”
di Milo De Filippis
Colleferro 7 febbraio 2026 – Colleferro si è fermata questa mattina per una grande manifestazione dedicata alla sicurezza nei luoghi di lavoro e al rispetto della dignità dei lavoratori.
Un corteo silenzioso e partecipato, promosso dai Comuni di Colleferro e Artena, ha attraversato il centro cittadino per ricordare le vittime del lavoro e chiedere con forza un cambio di passo nelle politiche di prevenzione.
L’iniziativa si è svolta nel giorno che richiama una ferita storica del territorio: il 7 febbraio, data legata alla tragedia del 1929, quando un’esplosione in fabbrica provocò decine di vittime, ricordate da allora come i “Caduti del lavoro”. Un richiamo alla memoria che, come sottolineato dagli organizzatori, deve tradursi in responsabilità verso il presente.

Tra gli interventi più attesi quello del vescovo della diocesi di Velletri-Segni, Mons. Stefano Russo, che ha aperto il suo discorso con un ringraziamento alle istituzioni e ai cittadini presenti, ricordando che “ci ritroviamo ogni giorno davanti a una realtà che ferisce da troppo tempo comunità e famiglie: gli incidenti e le morti sul lavoro”.
Un dolore che, ha detto, “non ci lascia indifferenti, perché riguarda persone, famiglie, volti che conosciamo, vite spezzate troppo presto”.
Il presule ha rivolto un pensiero particolare alle famiglie di Sergio Albanese, di Colleferro, e Erri Talone, di Artena, vittime recenti di incidenti sul lavoro: “Stiamo accanto a loro con la preghiera condividendo il peso di un dolore che non ha parole. Solo insieme possiamo trasformare il ricordo e il dolore in un impegno concreto e condiviso”.
Il vescovo ha poi richiamato il valore simbolico della data: “Celebrare questo giorno non è solo un atto di memoria, ma un richiamo alla responsabilità verso il presente”.
E ha ribadito un principio cardine della dottrina sociale della Chiesa: “Parlare di sicurezza sul lavoro significa parlare di rispetto per la persona. La vita e la salute di chi lavora non possono mai essere messe in secondo piano”.

La marcia, aperta dai sindaci di Colleferro e Artena, ha visto la presenza di amministratori locali, rappresentanti istituzionali, sindacati, associazioni e moltissimi cittadini, tra cui numerosi giovani. Un “fiume umano”, come descritto dagli organizzatori, che ha attraversato la città in silenzio, trasformando le strade in un luogo di riflessione collettiva.
Il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ha ricordato come la città sia stata segnata, poche settimane fa, dalla morte di un operaio nello stabilimento Grigorin: “Non possiamo limitarci a commemorare, dobbiamo pretendere che il lavoro torni a essere sinonimo di dignità e sicurezza”.
La sindaca di Artena Silvia Carocci ha sottolineato il valore sovracomunale dell’iniziativa: “Questa non è una marcia di bandiere o appartenenze, ma una richiesta corale di responsabilità. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per tutti”.
La CGIL Roma e Lazio, presente con una delegazione, ha ricordato i dati più recenti: nel 2025 nel Lazio si sono registrate 44.385 denunce di infortunio, con un aumento del 7,2% rispetto all’anno precedente, e 89 incidenti mortali.
Un trend che non accenna a diminuire. “Per superare un sistema che tollera la perdita di vite umane – ha dichiarato il sindacato – occorre che la sicurezza diventi una priorità per l’intera società”.
Il messaggio emerso dalla manifestazione è stato unanime: la sicurezza sul lavoro non è un tema tecnico, ma un dovere morale e civile.
Lo ha ribadito anche il vescovo: “Custodire la vita di chi lavora è un compito che riguarda tutti: istituzioni, imprese, lavoratori e comunità. Impegniamoci affinché si formi una cultura condivisa e partecipata sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.
La giornata si è conclusa con un lungo applauso rivolto alle famiglie delle vittime e con l’impegno, condiviso da istituzioni e cittadini, a trasformare la memoria in azione concreta.




