- Il 9 novembre 2023, all’interno dello studio dentistico M. Spaziani dei Castelli una visita odontoiatrica si è trasformata in un episodio di violenza
di Mario Dal Monte
Velletri 10 gennaio 2026 – È arrivata in udienza preliminare la condanna per il dentista accusato di aver baciato una paziente mentre le stava prendendo l’impronta dentaria. Il giudice per l’udienza preliminare Silvia Artuso ha inflitto due anni e un mese di reclusione all’odontoiatra Mario Spaziani, al termine del rito abbreviato.
La vicenda risale al 9 novembre 2023, quando una donna quarantenne — indicata negli atti con il nome di fantasia Francesca — si era recata nello studio per una visita odontoiatrica.
Secondo la ricostruzione della Procura, mentre la paziente era immobilizzata dal dispositivo per l’impronta dentale, il dentista l’avrebbe improvvisamente baciata sulla bocca, approfittando della sua impossibilità di reagire

Sconvolta per l’accaduto, la donna ha lasciato immediatamente lo studio.
Poche ore dopo, Spaziani avrebbe contattato la paziente via WhatsApp, inviandole messaggi dal contenuto esplicito:
- «Non puoi capì quanto mi sono eccitato, era l’unico modo per baciarti»
- «Decidi, ti do tempo tre giorni, poi o mi porti mille euro in studio, o andiamo a pranzo fuori, oppure guardati le spalle»
- «Le donne sono sempre felici di essere toccate, la tua mica sarà d’oro».
La donna, assistita come parte civile dall’avvocata Maria Chiara Parmigiani, ha risposto rifiutando ogni contatto e annunciando la denuncia. Alla risposta indignata della donna, che lo avvertiva dell’intenzione di denunciarlo, l’odontoiatra avrebbe replicato:
«Le donne sono sempre felici di essere toccate, la tua mica sarà d’oro».
Questi messaggi sono stati acquisiti agli atti e hanno avuto un peso determinante nella valutazione del giudice Artuso che ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato per violenza sessuale, ritenendo provato l’abuso di una condizione di vulnerabilità fisica della paziente.
La condanna arriva in sede di udienza preliminare, con rito abbreviato e conseguente riduzione della pena.
L’episodio scuote profondamente il rapporto di fiducia che lega un paziente al proprio medico. La poltrona odontoiatrica è uno dei luoghi in cui una persona è più esposta: non può parlare, non può muoversi, spesso è in ansia.
Tradire quella fiducia non è solo un reato: è una violazione etica che colpisce al cuore la relazione di cura.
Colpisce anche la leggerezza — quasi la rivendicazione — con cui l’imputato, nei messaggi, minimizza la violenza e tenta di ribaltare la responsabilità sulla vittima.
Una dinamica purtroppo frequente nei casi di abuso, che rende ancora più significativo il coraggio della donna nel denunciare.
La sentenza del tribunale di Velletri manda un segnale netto:
la vulnerabilità non è un varco da sfruttare e il consenso non è mai presunto.




