- Dal TAR al Consiglio di Stato: una battaglia giudiziaria complessa
- Un comune impegnato, un altro in silenzio: lo scontro tra istituzioni locali
- Le ragioni dei comitati: ambiente, salute e agricoltura: questioni di sviluppo territoriale
di Milo De Filippis
Artena – Cori 23 dicembre 2025 – La vertenza sull’ampliamento dello stabilimento industriale della Fassa Bortolo tra i territori di Artena e Cori resta una delle questioni più divisive del basso Lazio, con ricadute che vanno ben oltre il mero piano urbanistico.
Dopo le cronache degli scorsi anni, caratterizzate da ricorsi, controricorsi e mobilitazioni civiche, le ultime settimane hanno confermato che il dossier è tutt’altro che chiuso.

Il caso parte da lontano. Il Comune di Cori, insieme a comitati cittadini e ad altri enti locali, aveva impugnato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Lazio l’autorizzazione concessa dalla Regione Lazio per l’ampliamento dell’impianto Fassa Bortolo, impugnando l’atto di Permesso Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per motivi legati alla tutela della salute pubblica, dell’ambiente e dell’agricoltura locale.
Nel 2023 il TAR aveva accolto il ricorso sospendendo l’autorizzazione, ma la Fassa Bortolo aveva poi impugnato la decisione davanti al Consiglio di Stato, ottenendo il ribaltamento della sentenza: secondo i giudici di Palazzo Spada il TAR avrebbe dichiarato inammissibile il ricorso del Comune di Cori per tardiva proposizione dei motivi rispetto ai termini previsti dalla legge.
Il verdetto del Consiglio di Stato (sentenza n. 5241 dell’11 giugno 2024) ha dunque reso regolare l’autorizzazione, consentendo all’azienda di proseguire con l’ampliamento. La decisione ha riconosciuto che i due motivi sollevati dal Comune, pur non manifestamente infondati, non erano stati formulati nelle forme procedurali adeguate, precludendo la revoca della precedente decisione del Consiglio di Stato.


Questa dinamica giudiziaria si è intrecciata con un confronto politico intenso tra Cori e Artena. Da una parte, l’Amministrazione del sindaco di Cori Mauro De Lillis ha deciso di battersi apertamente in sede giudiziaria e di informare la popolazione, incurante dei costi economici e istituzionali di tale impegno. Secondo esponenti politici locali, questa scelta rappresenta trasparenza e responsabilità verso i cittadini.
Dall’altra parte, il Comune di Artena è stato accusato di “silenzio” e inattività, nonostante il proprio territorio sia direttamente interessato. Secondo il Circolo di Forza Italia locale, la mancata risposta pubblica alle richieste di chiarimento e la lentezza nella produzione di atti ufficiali rischiano di lasciare spazio a decisioni già prese senza un controllo amministrativo adeguato.
Il fronte contrario all’ampliamento, composto da comitati civici di Cori, Artena, Lariano e altri centri dell’area, ha denunciato gravi rischi ambientali e sanitari legati all’aumento delle volumetrie produttive e delle emissioni, con potenziali effetti sulla qualità dell’aria e delle falde. Questi attivisti lamentano anche difficoltà procedurali nell’accesso agli atti e incongruenze nell’istruttoria tecnica regionale.
Il progetto autorizzato prevede l’installazione di nuovi forni e impianti di calcinazione e produzione, con un significativo incremento della capacità produttiva. Secondo i comitati, i modelli di calcolo per le emissioni e le distanze legali non sono stati rispettati, richiedendo un aggiornamento degli studi ambientali.

A complicare ulteriormente il quadro, negli ultimi anni si sono affiancate altre iniziative di sviluppo territoriale, come l’ampliamento di una cava vicina (EPLES), che alcuni analisti politici vedono come parte di un progetto più ampio di rafforzamento della filiera produttiva dell’edilizia. Questo ha innescato ulteriori dibattiti sulla pianificazione territoriale e l’equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale.
Nonostante la decisione del Consiglio di Stato abbia, al momento, dato il via libera all’ampliamento, nulla indica che la controversia sia destinata a spegnersi. Il Comune di Cori ha già preannunciato l’intenzione di proseguire la battaglia giudiziaria impugnando ulteriormente gli atti relativi al PAUR e alle autorizzazioni ambientali.
La questione resta così un banco di prova per l’efficacia delle istituzioni locali nel bilanciare sviluppo economico, partecipazione civica e tutela dell’ambiente. Con il rischio che, senza un dialogo istituzionale più forte e trasparente, il conflitto continui a trascinarsi, lasciando irrisolte molte delle domande poste dalle comunità coinvolte.




