15 Aprile 2026

Inceneritore di Santa Palomba, scontro sul Piano Rifiuti del Lazio

  • Europa Verde: “Serve economia circolare, non nuovi impianti”. Ma i sostenitori puntano su riduzione discariche e recupero energetico

di Milo De Filippis


Castelli Romani 16 febbraio 2026 – Il dibattito sul mega inceneritore da 600mila tonnellate continua a dividere politica, amministratori e cittadini. Due visioni opposte sulla gestione dei rifiuti nella Capitale e nel Lazio.

Il Piano Rifiuti della Regione Lazio torna al centro del dibattito pubblico con l’inclusione del contestato inceneritore di Santa Palomba. Un progetto che divide la politica e i territori tra chi lo considera una soluzione necessaria per Roma e chi invece lo vede come una scelta anacronistica che ignora le esigenze dell’economia circolare.

La posizione di Europa Verde: “Piano superato”

Dura la presa di posizione di Europa Verde Lazio, che attraverso i suoi esponenti Filippo Treiani e Massimo Andolfi ha criticato aspramente le scelte regionali. “Il Piano Rifiuti continuerebbe a riproporre scelte superate e lontane dai reali bisogni dei territori“, affermano nel loro comunicato.

Secondo Europa Verde, il piano regionale prevederebbe soli due ambiti di gestione e l’inclusione del mega inceneritore di Santa Palomba, “una risposta semplicistica a un problema complesso, che invece richiede investimenti seri su riduzione, raccolta differenziata, riuso, riciclo ed economia circolare”.

Il movimento ambientalista denuncia inoltre la mancanza di un confronto autentico con cittadini, enti locali e realtà ambientaliste, lamentando che vengano ignorate “proposte alternative già avanzate e praticabili”. La richiesta è chiara: “Servono decisioni trasparenti, partecipate e davvero orientate alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica”.

Anche la consigliera comunale di Ariccia Francesca Monosilio (SI/AVS) ha espresso preoccupazione per le ricadute ambientali sui Castelli Romani, definendo la scelta “calata dall’alto” e sottolineando la contraddizione tra gli obiettivi di riciclo dichiarati nel Piano Regionale e l’impegno trentennale a conferire rifiuti all’inceneritore.

L’impianto di termovalorizzazione di Santa Palomba, fortemente voluto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri nella sua veste di Commissario straordinario per i rifiuti, prevede il trattamento di 600mila tonnellate di rifiuti all’anno. Il valore complessivo stimato della concessione è di 7,4 miliardi di euro, con un contributo pubblico di 40 milioni.

L’appalto è stato aggiudicato definitivamente a maggio 2025 a un raggruppamento di imprese guidato da Acea Ambiente. L’impianto dovrebbe essere completato entro il 2028 e la concessione ha una durata di 33 anni e 5 mesi.

Il sito individuato si trova a Santa Palomba, al confine tra Roma e i comuni di Albano Laziale, Ardea e Pomezia, un’area già caratterizzata dalla presenza della discarica di Roncigliano e di diversi impianti industriali.

I sostenitori: “Soluzione necessaria per Roma”

Chi difende il progetto sottolinea l’urgenza di trovare una soluzione strutturale al problema dei rifiuti di Roma. Il Consiglio di Stato, nelle sue sentenze, ha riconosciuto che l’impianto è “rispettoso della gerarchia dei rifiuti perché riduce in modo significativo il conferimento in discarica” e “incrementa l’attività di recupero energetico”.

Patrick Clerens, segretario generale di ESWET (l’associazione europea dei produttori di tecnologie per il waste-to-energy), ha evidenziato che “la capacità locale di smaltimento in discarica è limitata” e che “l’88% dei rifiuti residui indifferenziati lascia la città per essere trattato nel Lazio, in altre regioni italiane o all’estero”.

Per Clerens, un impianto waste-to-energy nella Capitale rappresenterebbe “una soluzione pragmatica e vantaggiosa dal punto di vista ambientale”, utile a ridurre i trasporti e contenere le emissioni.

Il sindaco Gualtieri ha più volte ribadito che “il termovalorizzatore, insieme alla nuova rete di impianti per il riciclo della frazione organica e di carta e plastica, consente di superare un sistema inefficiente ed inquinante basato su discariche e su trasferimenti costosi verso impianti lontani”.

Anche la consigliera regionale di Italia Viva Marietta Tidei ha espresso soddisfazione per l’avanzamento del progetto, sottolineando che “questa estate partirà il cantiere del termovalorizzatore mentre i biodigestori entro la metà del 2026 saranno conclusi, come pure gli impianti di riciclo di carta e plastica”.

Nonostante le conferme giudiziarie, l’opposizione dei territori continua. I comuni di Albano Laziale, Pomezia, Ardea, Marino e Ariccia hanno presentato ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato, tutti respinti. Ora annunciano l’intenzione di rivolgersi alla Corte Europea di Giustizia.

I comitati locali hanno raccolto migliaia di firme e organizzato manifestazioni. Le preoccupazioni riguardano principalmente l’impatto sulla salute pubblica, il consumo idrico dell’impianto in un’area già in crisi idrica, e le ricadute sul settore agricolo, con il rischio di perdita delle certificazioni biologiche per le aziende della zona.

La Regione Lazio ha inoltre avviato la procedura per dichiarare “area ad elevato rischio ambientale” il territorio compreso tra Albano Laziale, Pomezia e Ardea, su richiesta del Comune di Albano. Una decisione che potrebbe complicare ulteriormente la realizzazione dell’impianto.

Resta centrale il dibattito sulla raccolta differenziata. Roma ha raggiunto nel 2023 il 49% di raccolta differenziata, contro una media nazionale del 66,6%. Gli oppositori sostengono che si dovrebbe investire prima sull’aumento della differenziata piuttosto che costruire un mega inceneritore.

Altro nodo critico riguarda il consumo idrico: la Regione Lazio ha già ritirato il parere favorevole sull’utilizzo dell’acqua, riconoscendo che “i consumi idrici previsti per l’impianto di incenerimento non sono sostenibili”.

Infine, permangono dubbi sul sistema di cattura della CO2, che secondo alcune analisi catturerà solo lo 0,1% delle circa 400mila tonnellate di CO2 emesse annualmente dall’impianto, e sui costi che potrebbero gravare sulla collettività se l’Unione Europea dovesse inserire gli inceneritori nel sistema EU ETS.

La battaglia sull’inceneritore di Santa Palomba appare destinata a proseguire, con due visioni inconciliabili sulla gestione dei rifiuti: da un lato chi vede nel termovalorizzatore la soluzione pragmatica per l’emergenza di Roma, dall’altro chi chiede un cambio radicale di paradigma verso l’economia circolare.

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