Irpef, si passa da 4 a 3 aliquote. In arrivo più risparmi per i redditi medio-bassi

Ok del CDM per la riforma che chiude il 2023 rispettando gli obiettivi prefissati. Gli ultimi aggiornamenti. Il confronto con il 2023 e quanto si risparmia (fino a 260 euro)

a cura di Redazione Web L


Roma (Rm)Nuova Irpef, arriva il via libera del Consiglio dei Ministri. Il Cdm ha approvato definitivamente altri quattro decreti legislativi attuativi della Delega fiscale, provvedimenti che vanno nella direzione di migliorare e semplificare il sistema fiscale. Si tratta di 4 provvedimenti su adempimento collaborativo, contenzioso tributario, statuto del contribuente e il primo modulo della riforma Irpef che riduce gli scaglioni da 4 a 3. «Il governo – sottolineano fonti di palazzo Chigi – procede speditamente sull’attuazione della Delega e chiude il 2023 rispettando tutti gli obiettivi che si era prefissato. Nel 2024 verrà completata la rivoluzione fiscale che l’Italia aspetta da più di 50 anni».

I risparmi per i redditi medio-bassi

«Il 2023 si chiude con un bilancio più che positivo per quel che riguarda il processo di attuazione della riforma fiscale». È quanto dichiara il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, in una nota. «Il Cdm ha approvato, oltre i due della scorsa settimana, altri quattro decreti legislativi. Provvedimenti molto importanti, che contribuiranno a semplificare il sistema fiscale, rendendolo più equo e dinamico – spiega Leo – viene semplificato il quadro relativo alle aliquote Irpef, con un maggiore risparmio fiscale per le fasce di reddito medio-basse, più esposte ai continui mutamenti del quadro economico-finanziario internazionale».

Le tre aliquote

La nuova Irpef, che passa da quattro a tre aliquote, con l’accorpamento dei primi due scaglioni (l’aliquota del 23% sarà applicata sui redditi fino a 28mila euro): l’effetto combinato di cuneo ed Irpef, secondo il Tesoro, rimpinguerà le buste paga dei dipendenti fino 1.298 euro annuo

Nuova Irpef, le novità

Viene ridotta di due punti (dal 25 al 23 percento) l’attuale aliquota del secondo scaglione (redditi tra 15.000 e 28.000 euro), allineandola a quella del primo. Di conseguenza, in coerenza con quanto espresso nei criteri generali della legge delega per la riforma fiscale, gli scaglioni di imposta passano da quattro a tre, mediante l’accorpamento dei primi due. Rimangono invece invariate le aliquote applicabili agli scaglioni di reddito superiori: il 35 per cento tra 28.000 euro e 50.000 euro e il 43 per cento oltre 50.000 euro.

La riduzione del numero di scaglioni comporterà anche il riassetto delle aliquote delle addizionali regionali e comunali. Le Regioni e le Province autonome, da un lato, e i Comuni, dall’altro, dovranno provvedere – rispettivamente, entro il 15 aprile e il 15 maggio del prossimo anno – a ripristinare la coerenza tra addizionali e prelievo erariale e solo per i Comuni viene previsto che, in assenza delle necessarie delibere, le addizionali vedranno l’accorpamento dei primi due scaglioni con la soppressione della seconda aliquota, con una conseguente riduzione di gettito.

Le detrazioni

La detrazione per il lavoro dipendente per i redditi fino a 15.000 euro viene incrementata da 1.880 a 1.955 euro. L’importo rimane invece invariato per i redditi superiori, mantenendo l’attuale profilo decrescente. Per salvaguardare gli attuali percettori di trattamento integrativo, l’incremento della detrazione non viene considerato ai fini della sua attribuzione.

Per i soli contribuenti con reddito complessivo superiore a 50.000 euro, è prevista la riduzione di 260 euro del complesso delle detrazioni derivanti da oneri la cui detraibilità è fissata nella misura del 19 per cento (fatta eccezione per le spese sanitarie), dai premi di assicurazione per il rischio di calamità e dalle erogazioni liberali a favore di Onlus, enti del terzo settore, iniziative umanitarie, religiose o laiche e dei partiti politici.

Il reddito imponibile

Upb dà un quadro degli effetti sul reddito disponibile della rimodulazione delle aliquote e della detrazione per lavoro dipendente, in funzione del reddito imponibile su un lavoratore dipendente tipo, privo di carichi familiari. Il beneficio è pari a 75 euro per i redditi fiscalmente capienti fino a 15.000 euro, per effetto dell’incremento della detrazione (pannello in alto a sinistra). Per i redditi immediatamente superiori a tale soglia il beneficio si riduce, dato che non si ha più diritto all’incremento della detrazione, e l’effetto della riduzione dell’aliquota da 25 a 23 per cento opera in misura limitata. Al crescere del reddito la riduzione dell’aliquota produce un beneficio crescente: a partire da circa 18.700 euro il beneficio torna a superare 75 euro, per raggiungere 100 euro attorno a 20.000 euro e attestarsi a 260 euro per i redditi superiori a 28.000 euro, soglia a partire dalla quale si beneficia appieno della riduzione dell’aliquota. I contribuenti diversi dai lavoratori dipendenti sono ovviamente coinvolti esclusivamente dalla riduzione dell’aliquota. Per i contribuenti con reddito superiore a 50.000 euro il vantaggio derivante dalla riduzione dell’aliquota può azzerarsi per effetto del taglio alle detrazioni per oneri di pari importo.

L’incidenza dei benefici sul reddito imponibile (la variazione dell’aliquota media) è massima e pari a circa lo 0,9 per cento in corrispondenza delle soglie di 15.000 euro e di 28.000 euro (pannello in alto a destra); oltre i 28.000 euro scende progressivamente, a fronte di un beneficio che rimane costante a 260 euro; attorno ai 50.000 euro l’incidenza del beneficio connesso con la riduzione dell’aliquota è pari a circa lo 0,5 per cento del reddito imponibile. L’intervento produce dunque un ridisegno del profilo dell’aliquota media di imposta (pannello in basso), comportando un incremento del reddito minimo imponibile che, se si considera anche l’effetto del trattamento integrativo di 1.200 euro (il precedente “bonus Irpef”), passa da circa 13.400 a 13.700 euro (da 8.173 a 8.500 euro per chi non beneficia del trattamento integrativo31). La nuova aliquota media risulta inferiore al 10 per cento per redditi da lavoro dipendente fino a circa 20.200 euro (prima della riforma la soglia era pari a 19.800 euro), raggiunge il 20 per cento a 32.800 euro (era 31.700) e supera il 30 per cento per redditi superiori a 56.700 euro (era 54.700).

Per quanto riguarda le aliquote marginali si registra una riduzione di due punti percentuali (dal 34,2 al 32,2 per cento) nell’intervallo tra 15.000 e 28.000, mentre il salto di aliquota marginale sulla soglia di 28.000 euro incrementa di due punti (dal 9,5 all’11,5 per cento).

Gli effetti sulle famiglie

Mediante il modello di microsimulazione dell’UPB è stato quantificato l’impatto della riforma Irpef su un campione rappresentativo di famiglie, consentendo di stimarne l’onere complessivo e gli effetti distributivi. Le valutazioni confermano sostanzialmente quanto riportato nella Relazione tecnica: un costo complessivo degli interventi pari a circa 4,3 miliardi, che comporta un beneficio medio di circa 170 euro distribuito su una platea di circa 25 milioni di contribuenti. Sulla base delle stime UPB alla riduzione delle aliquote è ascrivibile una perdita di gettito di circa 4,2 miliardi distribuita su circa 22,8 milioni di contribuenti, con un risparmio medio di imposta di circa 190 euro annui. L’incremento della detrazione per lavoro dipendente vale circa 218 milioni e riguarda circa 3,2 milioni di contribuenti.

La riduzione delle addizionali locali, dovuta all’incremento del minimo imponibile connesso con il potenziamento della detrazione, si attesta sui 46 milioni. L’analisi della distribuzione delle risorse per classi di reddito imponibile evidenzia come oltre la metà del complesso dei benefici (55 per cento) sia destinato ai contribuenti con reddito superiore a 28.000 euro (il 25 per cento del totale). I contribuenti nella classe tra 28.000 e 50.000 euro beneficiano della riduzione di imposta massima e, non essendo interessati dalla riduzione delle detrazioni per oneri, risultano sostanzialmente tutti avvantaggiati. La penalizzazione delle detrazioni per oneri riduce la percentuale di contribuenti avvantaggiati nella classe di reddito superiore, senza tuttavia escluderli dai benefici. Infatti, oltre i 50.000 euro sono ancora avvantaggiati dopo il taglio delle detrazioni non sanitarie circa tre quarti dei contribuenti e chi guadagna vede ridurre mediamente l’imposta di circa 219 euro.

In termini di incidenza del risparmio di imposta sul reddito, la classe più avvantaggiata continua a essere quella tra 28.000 e 50.000 euro con una riduzione di circa 0,7 punti percentuali, mentre la classe più elevata beneficia di una riduzione di aliquota pari a 0,19 punti, inferiore sia a quella della classe tra 15.000 e 28.000 euro (0,59 per cento), sia a quella tra 8.000 e 15.000 euro (0,24 per cento). In particolare, in quest’ultima classe di reddito, i benefici risultano sensibilmente più contenuti (il beneficio medio per contribuente avvantaggiato è pari a circa 78 euro33) e meno frequenti (i contribuenti avvantaggiati sono il 36 per cento), poiché dipendono sostanzialmente solo dall’incremento della detrazione minima, destinata ai soli lavoratori dipendenti. L’incremento della detrazione aumenta infine il numero dei soggetti con reddito imponibile positivo che non pagano l’imposta, che passa da circa 8,9 milioni a 9,1.

Le categorie

La metà delle risorse è destinata ai lavoratori dipendenti e circa il 30 per cento ai pensionati. Tra i dipendenti sono gli impiegati a beneficiare della quota maggiore di risorse (il 35 per cento del totale): gli avvantaggiati sono l’88 per cento e hanno un beneficio medio pari a 193 euro, corrispondente a una riduzione dell’aliquota media di imposta di 0,59 punti. Tuttavia, il beneficio medio più alto è ad appannaggio dei dirigenti (211 euro) che risultano avvantaggiati nel 69 per cento dei casi. Gli operai, che costituiscono circa il 29 per cento dei contribuenti, ricevono una quota di risorse inferiore, pari al 25 per cento.

È minore la frazione di beneficiari tra gli operai (65 per cento), anche perché una quota maggiore di questi ultimi non paga imposta. Il beneficio medio per gli operai è sensibilmente inferiore rispetto a quello degli impiegati se misurato in valore assoluto (89 euro contro 170), mentre in termini percentuali il vantaggio di imposta si attesta per entrambe le categorie a circa lo 0,6 per cento del reddito imponibile. Bisogna tuttavia sottolineare che, almeno per il 2024, è applicata una fiscalizzazione degli oneri contributivi a carico dei lavoratori dipendenti, che come descritto nei paragrafi successivi, riguarda prevalentemente i percettori di reddito più basso.

Oltre 50mila euro

Qual è l’impatto della riduzione delle detrazioni per oneri per i contribuenti con reddito superiore a 50.000 euro? A normativa vigente circa l’87 per cento dei circa 2,3 milioni di contribuenti con reddito oltre i 50.000 euro ha detrazioni per oneri per un totale di circa 950 milioni, che costituiscono poco più del 15 per cento dei 6,1 miliardi di detrazioni per oneri totali. I contribuenti con oneri oggetto della riduzione prevista dalla riforma sono circa 1,4 milioni, le cui detrazioni, pari a 754 milioni, si distribuiscono approssimativamente in uguale misura tra oneri sanitari (non coinvolti nella riforma) e non (397 milioni).

L’applicazione della riforma comporta una riduzione delle detrazioni per spese non sanitarie pari a 236 milioni (il 59 per cento del totale), corrispondenti a una riduzione media delle stesse di 168 euro. In termini di soggetti coinvolti, la decurtazione delle detrazioni per oneri non sanitari risulta essere piena soltanto per il 38 per cento dei casi che, quindi, mantiene detrazioni per oneri positive.

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