15 Febbraio 2026

Laghi Castelli Romani: superata la soglia dei 7 metri di abbassamento

  • Persi 54 milioni di m³ d’acqua. Il Coordinamento: “È il crollo dell’intera falda, servono soluzioni vere”

Comunicato Stampa


Castelli Romani 11 gennaio 2026 – Il Coordinamento Ambientalista dei Castelli Romani annuncia ufficialmente che i Laghi Albano e Nemi hanno superato per la prima volta nella storia recente la soglia critica dei 7 metri di abbassamento rispetto al loro livello naturale.

Le ultime misurazioni del nostro Comitato tecnico-scientifico confermano che i due bacini hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, così ripartiti:

–          Lago Albano: – 41 milioni di m³

–          Lago di Nemi: – 13 milioni di m³

Un dato drammatico, che rappresenta solo la punta dell’iceberg.

L’abbassamento dei laghi è la conseguenza diretta del collasso dell’intera falda idrica

I laghi vulcanici non si abbassano da soli: si abbassano perché cala l’intera falda idrica sotterranea che li alimenta.

Da oltre 30 anni registriamo:

–          la scomparsa di diverse sorgenti, un tempo attive tutto l’anno;

–          pozzi prosciugati o con livelli minimi storici;

–          zone umide completamente abbandonate dalla falda, oggi secche o gravemente ridotte.

Questo fenomeno non è episodico né stagionale: è strutturale e avanzato. Le cause reali: nessuna relazione con il cambiamento climatico locale.

I dati idrologici confermano che:

le precipitazioni annuali rimangono costanti da decenni,

ma i consumi idrici civili, agricoli e industriali hanno superato da anni la sostenibilità del sistema,

mentre la cementificazione continua a ridurre drasticamente l’infiltrazione delle piogge.

La crisi non è quindi “colpa del clima”, ma del bilancio negativo tra acqua consumata e acqua che riesce a ricaricare la falda.

Il Coordinamento: basta fake news sulle cause e sulle soluzioni.

Purtroppo, più la situazione peggiora, più si moltiplicano fake news e teorie infondate:

chi attribuisce la crisi alle perdite degli acquedotti (che invece tornano nel sottosuolo),

chi sostiene soluzioni tecniche inefficaci o addirittura dannose,

chi propone opere costose che non incidono sul bilancio idrico reale.

Questi messaggi creano confusione e favoriscono solo chi non vuole affrontare le vere cause della crisi.

Un comitato scientifico indipendente per una tutela basata sui dati

Proprio per contrastare disinformazione e pressioni politiche, molti anni fa il Coordinamento Ambientalista ha creato un Comitato Tecnico-Scientifico indipendente, composto da:

università, istituzioni scientifiche, esperti idrogeologi, biologi, chimici e tecnici del territorio.

Il Comitato opera gratuitamente e senza vincoli politici, e fornisce analisi basate esclusivamente su dati, rilievi e monitoraggi strumentali, il Comitato è l’unico soggetto, comprese le istituzioni, che fornisce dati scientificamente affidabili e costanti.

Il Coordinamento ribadisce che esistono solo due azioni realmente risolutive, già indicate nei nostri rapporti tecnici:

–          Riduzione del 30% dei consumi idrici civili, agricoli e industriali.

–          Stop alla cementificazione e azzeramento di nuove previsioni urbanistiche nell’intera area dei Castelli Romani, per ripristinare la capacità di ricarica naturale della falda.

A queste si aggiunge l’importanza di interventi diffusi di ingegneria naturalistica per aumentare l’infiltrazione delle acque meteoriche e recuperare zone umide compromesse.

Un appello alle istituzioni, chiediamo con forza che:

la nuova Giunta della Regione Lazio riconosca ufficialmente il collasso idrico dell’idrostruttura albana,

i Comuni sospendano nuovi progetti edilizi e nuovi prelievi,

i fondi pubblici siano usati solo per azioni realmente efficaci e documentate.

La comunità scientifica e il volontariato hanno fatto la loro parte per oltre 40 anni.

Ora è il momento che la politica assuma la responsabilità che la situazione richiede.

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