- Vincenzo Multari, Segretario Nazionale FAST Confsal Dipartimento Mobilità Terrestre avverte: “La verità che nessuno dice: responsabilità, errori e la strada da prendere”
a cura del Sindacato
Roma 3 agosto 2026 – Il dibattito sulle gare per i servizi Intercity si ripete da anni, sempre sugli stessi punti: l’Europa imporrebbe la concorrenza, i sindacati difenderebbero privilegi, il governo farebbe il possibile.

Nessuna di queste affermazioni regge davvero alla prova dei fatti. Per capire cosa sta accadendo, occorre partire dal servizio Intercity: una rete essenziale per pendolari, studenti e famiglie, gestita da Trenitalia con risultati in miglioramento e con un numero di corse superiore agli obblighi contrattuali.
Il nodo irrisolto riguarda la concorrenza. Prima di indire una gara, la legge impone di verificare quante imprese avrebbero mezzi e requisiti per partecipare. Questa analisi non è mai stata fatta.
Senza di essa, non sappiamo se la gara produrrebbe competizione reale o solo apparente né se esisterebbe un operatore in grado di subentrare in caso di problemi del vincitore.
La responsabilità politica è condivisa. Il governo Draghi ha introdotto la gara a più lotti e l’impegno PNRR sulla RoSCo (Rolling Stock Company), scelta nazionale e non europea. Il governo Meloni ha tentato di tornare al lotto unico, salvo poi essere smentito da Bruxelles e contraddire le promesse fatte ai sindacati. La RoSCo è stata stralciata, i fondi PNRR sono in bilico e la gara deve partire entro il 31 agosto 2026 per non perdere fino a 3 miliardi.

Anche i sindacati hanno responsabilità: quando si definivano gli impegni PNRR, avrebbero dovuto pretendere l’analisi di mercato e garanzie sui lotti. La finestra per intervenire è ormai chiusa.
La strada oggi è stretta ma chiara: niente gara a più lotti senza
analisi di mercato, niente RoSCo, e piena assunzione di responsabilità da parte del Parlamento.
Rinunciare a una quota dell’ultima rata PNRR può essere un costo, ma smantellare un servizio che funziona sarebbe un
danno irreversibile.
Il trasporto ferroviario nazionale è un patrimonio pubblico: si apre al mercato dove il mercato funziona, si tutela come servizio universale dove il mercato non può garantire equità e continuità. Questa non è conservazione: è responsabilità.




