14 Luglio 2026

Maxi frode fiscale, 32,6 mln trasferiti all’estero: arrestato imprenditore

  • L’uomo è accusato di aver trasferito milioni in Cina senza giustificazioni commerciali, usando fatture false e bonifici privi di documentazione
  • L‘imprenditore italiano, utilizzava società di abbigliamento “schermo” di Colleferro per giustificare bonifici milionari all’estero
  • Dietro vetrine apparentemente regolari e insegne di negozi di abbigliamento si nascondeva un sistema collaudato di frode fiscale e trasferimento illecito di capitali

a cura Ufficio Stampa della GdiF


Roma 6 febbraio 2’026 – I militari della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto ritenuto il principale responsabile di un articolato sistema di frode fiscale finalizzato al trasferimento illecito di ingenti somme di denaro all’estero.


Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Velletri su richiesta della locale Procura della Repubblica, è il primo esito di un’attività investigativa condotta dalla Compagnia di Colleferro, avviata a seguito di due verifiche fiscali nei confronti di società formalmente operanti nel commercio al dettaglio di abbigliamento per adulti.

Dagli accertamenti è emerso che le imprese, pur distinte solo sotto il profilo formale, avevano sede di fatto nello stesso indirizzo ed erano prive di una reale operatività commerciale. Nel corso delle verifiche, i finanzieri hanno individuato numerosi ordini di bonifico a favore di soggetti esteri, in larga parte localizzati in Cina.

Tali trasferimenti non risultavano giustificati da operazioni di importazione, né supportati da idonea documentazione fiscale o doganale. I successivi approfondimenti bancari hanno confermato la presenza di ingenti flussi finanziari diretti verso Paesi extra-UE, in assenza di acquisti dall’estero ufficialmente dichiarati.

È stato accertato che, attraverso le due società sottoposte a controllo, il principale indagato ha trasferito all’estero oltre 12,6 milioni di euro. Ulteriori società a lui riconducibili hanno movimentato, nello stesso periodo, somme aggiuntive per oltre 20 milioni di euro, prevalentemente verso la Cina.

Secondo la ricostruzione investigativa, le società venivano utilizzate come meri schermi contabili per l’emissione di fatture relative a operazioni inesistenti, consentendo a imprenditori di origine cinese operanti in Italia di giustificare formalmente pagamenti privi di una reale contro prestazione. Il denaro veniva quindi trasferito all’estero, sottraendolo all’imposizione fiscale e rendendo più complessa la tracciabilità dei flussi finanziari.

L’operazione si inserisce nel più ampio dispositivo di contrasto alle frodi fiscali e ai traffici finanziari illeciti attuato dalla Guardia di Finanza nella Capitale e conferma l’impegno del Corpo nella tutela della sicurezza economico-finanziaria del Paese, attraverso l’individuazione delle grandi evasioni e l’aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati.

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