- Uno strumento finanziario che ha lo scopo di rispondere alle esigenze di inclusione finanziaria di coloro che presentano difficoltà di accesso al credito tradizionale perché non dispongono di sufficienti garanzie
di Domenico Buonocunto
Velletri 1 giugno 2026 – In un contesto economico segnato da crisi ricorrenti e crescenti disuguaglianze, il microcredito si afferma come uno strumento concreto per contrastare i fenomeni di marginalità sociale e favorire l’inclusione economica.

Non si tratta semplicemente di piccoli prestiti, ma di un vero e proprio modello capace di restituire opportunità a chi, pur avendo idee e capacità, resta escluso dai canali bancari tradizionali.
Le radici del microcredito affondano lontano nel tempo e trovano una svolta decisiva grazie all’intuizione del professor Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace nel 2006.
In Bangladesh, Yunus diede vita a un sistema innovativo di finanziamenti di comunità destinati a imprenditori privi di garanzie, ma ricchi di iniziativa, dimostrando come fiducia e responsabilità possano diventare leve di sviluppo.
In Europa, e in particolare in Italia, il microcredito ha trovato un terreno normativo e istituzionale particolarmente avanzato. Dal 2006 è operativo l’Ente Nazionale per il Microcredito, un ente pubblico non economico che svolge funzioni di coordinamento e promozione nel settore della microfinanza, sia a livello nazionale sia internazionale.
Dal punto di vista normativo, il microcredito imprenditoriale è disciplinato dall’articolo 111 del Testo Unico Bancario, che ne definisce caratteristiche e finalità:
importi contenuti, destinazione all’avvio o allo sviluppo di attività imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro e obbligo di affiancare al finanziamento servizi di tutoraggio, assistenza e monitoraggio.
Elemento qualificante è inoltre la presenza di una garanzia pubblica pari all’80% dell’importo erogato, attraverso il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI o, per il settore agricolo, tramite ISMEA. Questo meccanismo riduce sensibilmente il rischio per gli intermediari e amplia le possibilità di accesso al credito.
Le recenti novità normative
Negli ultimi anni, il quadro normativo è stato ulteriormente rafforzato per rendere il microcredito uno strumento ancora più incisivo.
Le modifiche introdotte con la Legge 30 dicembre 2021, n. 234, che ha aggiornato l’articolo 111 del TUB, e con il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 20 novembre 2023 n. 211 (pubblicato in G.U. il 28 dicembre 2023), intervenuto sul D.M. n. 176/2014, hanno significativamente ampliato le opportunità offerte da questo strumento a partire dal 12 gennaio 2024.
In sintesi, le principali innovazioni riguardano:
- Aumento degli importi finanziabili: si passa dai precedenti 40 mila euro (più eventuali 10 mila euro in credito frazionato) fino a 75 mila euro, che possono arrivare a 100 mila euro nel caso di finanziamenti destinati a società a responsabilità limitata. Va tuttavia considerato che, allo stato attuale, il Fondo di Garanzia per le PMI copre all’80% i finanziamenti fino a un massimo di 50 mila euro.
- Estensione ai soggetti beneficiari: tra i destinatari rientrano ora anche le società a responsabilità limitata (S.R.L.), per le quali è possibile, in questo specifico caso, richiedere anche garanzie reali, oltre a quelle personali.
- Semplificazione delle modalità di erogazione: viene eliminato il meccanismo del credito frazionato, con l’erogazione dell’importo deliberato in un’unica soluzione.
- Maggiore apertura all’accesso: viene abolito il limite dei 5 anni di Partita IVA e vengono eliminati i vincoli dimensionali legati ad attivo patrimoniale, ricavi e livello di indebitamento.
- Allungamento della durata dei finanziamenti: la durata massima viene estesa fino a 10 anni, includendo eventuali periodi di preammortamento.
Queste novità rafforzano ulteriormente il ruolo del microcredito come strumento non solo finanziario, ma anche sociale, ampliandone l’accessibilità e la capacità di rispondere alle esigenze di un tessuto imprenditoriale sempre più diversificato.
In questo contesto, il microcredito si conferma come una leva di inclusione e sviluppo: uno strumento che consente a giovani, disoccupati e aspiranti imprenditori, spesso privi di garanzie o di una storia creditizia consolidata, di trasformare le proprie idee in realtà concrete.
L’aumento degli importi finanziabili consente inoltre di sostenere anche iniziative imprenditoriali più strutturate, ampliando l’impatto del microcredito oltre il tradizionale perimetro delle micro-attività.
I benefici non si limitano ai singoli: secondo i dati dell’Ente Nazionale per il Microcredito, ogni finanziamento attivato genera mediamente 2,43 nuovi posti di lavoro, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico e alla coesione sociale.
In un’epoca in cui l’accesso al credito rappresenta spesso una barriera, il microcredito si impone dunque come un modello virtuoso, capace di coniugare inclusione, responsabilità e crescita, restituendo centralità alle persone e alle loro potenzialità.




