- Tra occupazioni, tensioni e “giustizia fai da te”: la morte di Demir Orahovac
- Il giovane, colpito con diversi fendenti, era ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo Forlanini
di Mario Dal Monte
Roma 22 dicembre 2025 – Un’altra tragedia scuote il quartiere del Trullo, nella periferia sud di Roma. Nella mattinata di sabato, in viale Ventimiglia, il 25enne Demir Orahovac, giovane di origini montenegrine e incensurato, è stato accoltellato più volte nell’androne della palazzina dove viveva. Trasportato d’urgenza al San Camillo, è morto poche ore dopo a causa delle ferite riportate.

Gli inquirenti, almeno per ora, escludono la pista del racket, ma il contesto in cui il delitto è maturato è quello complesso e fragile delle case popolari Ater, segnato da occupazioni abusive, tensioni quotidiane, piccoli soprusi e rapporti di vicinato spesso esplosivi.
L’omicidio si inserisce in un clima già teso all’interno del Lotto 5, un microcosmo dove famiglie storiche, nuovi arrivati e occupanti abusivi convivono in un equilibrio precario.
Orahovac viveva con uno dei suoi sei fratelli in un appartamento al primo piano della palazzina M, un alloggio che i due avevano occupato senza titolo.
Nello stesso lotto abitano anche C.Z. (48 anni) e A.Z. (25 anni), padre e figlio, considerati da molti residenti come figure di riferimento del quartiere. Con loro è stato arrestato anche D.A., 37 anni. I tre sono accusati di aver partecipato all’aggressione mortale.
Secondo le prime ricostruzioni, la vicenda sarebbe legata a una disputa per l’alloggio: una lite degenerata in una spedizione punitiva, culminata con le coltellate che hanno ucciso il giovane montenegrino.
Gli investigatori parlano di un episodio di “giustizia fai da te”, maturato in un ambiente dove le tensioni tra vicini possono trasformarsi rapidamente in violenza.
Non emergono, al momento, collegamenti con organizzazioni criminali strutturate o con dinamiche di racket, nonostante il contesto delle case popolari possa far pensare a scenari più ampi.
Le fonti investigative confermano che:
- l’agguato sarebbe avvenuto nell’androne della palazzina, davanti alla porta di casa della vittima;
- la sera precedente, Demir era già stato soccorso per una ferita alla testa, segno di un’escalation iniziata ore prima;
- il coltello usato per l’omicidio è stato ritrovato in un cassonetto poco distante.
Gli inquirenti stanno verificando se altre persone possano aver partecipato all’aggressione, come ipotizzato da alcune ricostruzioni giornalistiche.
Il Trullo è un quartiere che conosce bene la fatica della marginalità. Le case popolari, nate per dare risposte a chi non può permettersi un alloggio sul mercato privato, diventano spesso terreno di conflitti, occupazioni e tensioni familiari.
In questo scenario, la morte di Demir Orahovac non appare come un episodio isolato, ma come il sintomo di un disagio più profondo.
La comunità locale, già provata da episodi di violenza negli ultimi anni, ora si interroga su come sia possibile che una disputa per una casa finisca in tragedia.
L’omicidio di Demir Orahovac è il risultato di una miscela esplosiva: precarietà abitativa, rapporti di vicinato deteriorati, assenza di mediazione sociale e un clima di tensione che, nel Lotto 5 del Trullo, sembra essere diventato la norma.
Le indagini proseguono, ma una cosa è chiara: dietro questa morte non c’è solo un delitto, c’è un quartiere che chiede ascolto.




