“Stanotte Ho Toccato Una Tigre” mostra pittorica presso Palazzo Sforza Cesarini

La mostra esplora lo spazio semi-escluso dalla realtà, il limbo tra reale ed irreale: il teatro dei sogni. Le opere possono essere intese come un viaggio nella mente, nella sua parte inconscia e irrazionale, l’area dove risiede creatività e rimozione

di Massimo Andolfi


Genzano (Rm) – Sabato 23 marzo, alle ore 17:30 presso gli spazi espositivi di Palazzo Sforza Cesarini a Genzano di Roma sarà inaugurata la mostra pittorica “Stanotte Ho Toccato Una Tigre”, organizzata dal Comune di Genzano di Roma – Assessorato alla Cultura. Un’esposizione che racconta l’emozione delle opere di Giacomo Incannella e Javier Sarmiento, due artisti che, con la loro passione, trasformano la tela in un viaggio sensoriale unico. Un nuovo appuntamento con l’arte nelle suggestive sale di Palazzo Sforza Cesarini. Gli orari per visitare la mostra sono: venerdi 17:00 – 22:00, sabato: 15:00 – 22:00, domenica: 10:00 – 13:00 e 15:00 – 19:00.

La mostra sarà aperta fino al 5 maggio, l’ingresso per l’ inaugurazione è libero e gratuito. Negli altri giorni la mostra sarà visitabile con il biglietto d’ingresso al Palazzo. Per info si può contattare il numero telefonico 0693711215, per le prenotazioni email prenotazioni.amicidipalazzo@gmail.com.

Tornando ai contenuti artistici della mostra il curatore Francesco Di Pardo e gli artisti Giacomo Incannella e Javier Sarmiento così anticipano i contenuti della mostra STANOTTE HO TOCCATO UNA TIGRE .La mente è un eccezionale e formidabile laboratorio di immagini: a cosa pensi prima di addormentarti? La mattina cosa ricordi delle ore in cui hai tenuto gli occhi chiusi? Immagini sfocate si confondono al mattino fino a svanire, usciamo da un regno alieno, incredibile pensare che esista solo dentro il nostro cervello. L’inconscio è una regione mentale inesplorata, da più di un secolo si sonda per cercare risposte.

Risposte e non domande. Esiste il concetto di domanda e risposta nei sogni? L’essere umano è abituato dalla storia a classificare le parole, se non sono affermazioni sono domande e viceversa. Nel teatro dell’inconscio dove una domanda può diventare un corpo e un’ossessione diventare una risposta, non tutto deve trovare un senso e uno scopo. L’essenza intima delle cose è estranea al principio della ragione: è drammatico spiegare qualcosa che non è visibile ma lo è stato solo per chi lo ha sperimentato. Come si esce da questo mare multidimensionale senza impazzire? Impossibile. È lecito, FORSE, dare una definizione: la mente è un teatro perverso.

Il limbo tra reale e irreale crea uno spazio escluso dalla realtà ma anche dalla irrealtà, un regno intermedio nella psiche umana che assorbe dall’ambiente e si alimenta di pulsioni e gesti ordinari umani. Il controllo, il vero fugge per lasciare spazio ad un viaggio tra immagini distorte ed incredibili. Si entra in un ultra-spazio dove le regole del quotidiano e della morale ordinaria non influenzano – quasi – lo scorrere dell’esperienza. Questo aspetto non implica un’assenza di funzionalità del sogno, tutt’altro. Nella notte i desideri, le proibizioni e le ossessioni umane, censurate durante la veglia, possono vivere, sono libere: la mente li elabora radicalmente, fino a conferirne una forma. Il sogno mette a nudo quello che l’essere umano non esprime o non può esprimere per limiti dati dal mondo in cui vive.

Siamo ingannati di poter vivere in un altro modo, mentre dormiamo, da semplici illusioni, create da noi stessi. Le opere dispiegano una sorta di laboratorio onirico: la sensualità è un aspetto presente nell’immaginario dei due artisti in mostra. In 80.000.000 di Giacomo Incannella, l’aspetto erotico sottende nel titolo un dato scientifico, secondo cui durante un bacio due persone si scambiano fino a ottanta milioni di batteri. Nella scienza dei sogni si cerca di dare spiegazioni e regolamentare l’immagine prodotta dall’inconscio. Spesso il sogno può essere un’esperienza angosciante e imbarazzante, che questi siano legati alla sessualità, al sadomasochismo o semplicemente all’esibizionismo. Secondo una visione freudiana, la perversione non è altro che una variante della sessualità ed è alla base di importanti costrutti psichici umani, il carattere di ciascun individuo è plasmato da pulsioni, costruzioni psichiche che risalgono all’infanzia e sono le medesime che creano il freno per la vita reale.

Quello che nella vita è proibito e possiamo solo pensarlo nel sogno prende forma, le costruzioni si annullano, il corpo umano si libera e si manifesta. Nelle opere di Javier Sarmiento, il nudo, specialmente maschile, viene dipinto come se fossero istantanee di ricordi. I colori spesso irreali si accompagnano a delle tele frammentate che enfatizzano il limite reale-irreale dell’immagine stessa. L’artista concentra la sua attenzione sul bello, inteso come piacere disinteressato e contemplativo, visto attraverso il filtro dello sguardo, del ricordo, è un concetto di bello che non si cura di concetti precisi o di prigioni cognitive.

Le opere di Javier mettono in scena l’unicità di ogni immagine, di ogni diapositiva mentale, ogni ricordo, che la mente e il subconscio elaborano e fanno rivivere arbitrariamente, aprendo uno scenario indeterminato, fluido. L’artista attraverso l’ideale di bello libera la forma, a risolve in un sistema costituito di corpo umano e memoria. Le opere dell’artista sudamericano aprono al pensiero sull’ossessione, l’assuefazione, al desiderio libidinoso e carnale. L’elemento sensuale coglie l’attenzione in molte delle sue opere; mentre in altre si percepisce più un aspetto romantico, come in Cuerazo.

Il sogno è immaginazione, è una sorta di archeologia del soggetto dove si creano delle immagini senza passare per un filtro razionale, ovvero il pensiero, per questo le immagini prodotte nei sogni sono una sintesi del mondo subcosciente quindi prodotte dalla nostra libera spontaneità. Questa immaginazione crea situazioni svincolate dal reale ma allo stesso tempo il soggetto, l’artista, assume una sorta di consapevolezza dell’irreale, che nell’arte diventa opera, il frutto di un processo di impossibile e verosimile. Così nelle opere di Giacomo Incannella si avverte questa (ir)realtà: figure semi umane con maschere che trasformano la fisionomia in altro, d’altronde, È TUTTO UN SOGNO!

Nelle opere di Giacomo Incannella i dettagli colpiscono l’attenzione: campanelli, fiori, conchiglie, foto di persone sconosciute, elementi che connotano le opere di un alone onirico, dove ciascuno può trovare qualcosa nel quale ricordarsi, il correlativo oggettivo di Eliot prende forma su tela. Un’altra immagine frequente nelle opere dell’artista sono gli animali. Il ghepardo è un animale forte, determinato, feroce e nei sogni può avere molti significati: autodeterminazione, repressione di passione e desiderio nella vita reale. Nel teatro perverso dei sogni la realizzazione simbolica degli accadimenti e delle figure fonde livelli diversi del reale: un Dioniso contemporaneo tiene in mano un cucciolo di ghepardo, simbolo della divinità, mentre una ragazza cammina in una centrale elettrica, senza uscita. L’istinto feroce e l’eccessività di Dioniso si contrappongono al romanticismo della ragazza in solitaria.

Nel flusso artistico Giacomo Incannella crea piani difformi, ognuno abitato da creature differenti. L’ibis è un animale che nell’immaginario onirico rappresenta la capacità di esplorare il proprio subconscio, la surrealtà in cui sono inseriti è psichedelica, assurda, due danzanti si muovono in un mare di colori surreali. L’artista rende l’immagine esteticamente e simbolicamente sublime, l’utilizzo del colore accentua il carattere surreale della scena. Un teatro è costituito essenzialmente da una scena, visibile, espressa, e dalle quinte, nascoste alla vista. Quotidianamente ci muoviamo affannosi tra questi due stadi dell’esistenza- interno ed esterno – cercando di celare le intime pulsioni. Sulla base di questo teatro dei sogni prende forma la mostra: “Stanotte ho toccato una tigre”, un’esperienza che traghetta il soggetto in uno spazio di mezzo che ciascuno abita e vive, un sub-ecumene dove l’illusione si mescola al dramma per la propria esistenza.

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