- Inizia con questa ‘nota’ la “Rubrica di Paola”, nella quale si tratteranno problematiche ed occasioni relative ad attività commerciali, ad eventi, a tematiche di attualità
di Paola Favale
Velletri 30 ottobre 2026 – Il commercio a Velletri sta cambiando pelle, ma a quale prezzo? Per inaugurare la nostra nuova rubrica dedicata alle attività produttive e capire i motivi del depotenziamento dell’economia locale abbiamo incontrato il Dottor Roberto Romani, farmacista di terza generazione e Presidente del comitato “FACCIAMO CENTRO”, realtà che oggi dà voce a oltre cento partite IVA del territorio.

Nella sua storica farmacia, il Dottor Romani traccia un quadro amaro ma lucido della situazione attuale, spiegando come le buone intenzioni di riqualificazione urbana si siano scontrate con una realtà quotidiana diventata insostenibile per chi fa impresa.
Dottor Romani, parliamo spesso della crisi del centro storico. Come ci siamo arrivati? Non è un processo iniziato ieri.
«Assolutamente no. Siamo di fronte a una sorta di “tempesta perfetta” causata da scelte che si sono sommate nel tempo. Il primo errore è stato lo spostamento progressivo dei servizi di primaria utilità dal centro alla periferia.
Nell’immediato nessuno ha notato le conseguenze, ma a lungo termine questa scelta ha svuotato la città. Togliendo i motivi per frequentare il cuore di Velletri, sono cambiate le abitudini dei cittadini e i negozi hanno perso il loro bacino di utenza naturale.»
Il Presidente di “Facciamo Centro” evidenzia poi come questa desertificazione abbia innescato un inevitabile effetto domino: lo spopolamento continuo delle abitazioni del centro storico, in particolare nella parte alta della città.

Il crollo del valore immobiliare e il deterioramento dei locali invenduti. Una situazione di degrado che oggi fa da forte deterrente per qualsiasi nuovo investitore.
A questa situazione si è aggiunta la trasformazione della ZTL in Area Pedonale Urbana (A.P.U.) attiva H24. Qual è l’impatto reale sulla gestione quotidiana delle attività?
«Sulla carta l’idea del decoro urbano è bellissima, ma nella pratica si traduce in una burocrazia che rasenta il paradosso, complicando la vita a noi e ai fornitori.
Per consegnare la merce abbiamo direttive rigidissime sugli orari di accesso e limitazioni sulle dimensioni dei mezzi per la consegna della merce. Per la logistica moderna questa è pura follia.»
Ci può fare un esempio concreto di come queste restrizioni impattino su un servizio essenziale come il vostro?
«Pensa a un servizio vitale come la consegna delle bombole di ossigeno terapeutico. Le aziende fornitrici usano spesso mezzi pesanti che ora non possono più entrare.
Questo ci costringe a fare i salti mortali: o cerchiamo nuove collaborazioni con ditte disposte a usare furgoni più piccoli, oppure i trasportatori devono scaricare i prodotti allo scarico merci generale, che per loro è scomodissimo.
È una fatica immane anche solo garantire i prodotti sanitari essenziali.»
Secondo Romani, il vero dramma di questo sistema è che il disagio ricade inevitabilmente sul consumatore finale.
“In una vita frenetica, pretendere che un cliente affronti un percorso a ostacoli per raggiungere un negozio senza aver prima approntato la rete di parcheggi limitrofi, ancora bloccati allo stato di cantieri significa semplicemente spingerlo a cambiare strada, rivolgendosi ai centri commerciali o agli acquisti online.
Una situazione esasperata da una rete di parcheggi limitrofi ancora bloccati allo stato di cantieri e dal fatto che Piazza Cairoli è stata completamente privata di parcheggi, anche a breve termine.”
La piazza è stata trasformata in un’isola inaccessibile, privandola di quella sosta veloce di cui residenti, disabili e avventori hanno sempre fruito e che da sempre dava fondamentale respiro ai commercianti che gravitano nelle vicinanze.
Un modello che il farmacista non esita a definire “profondamente anacronistico”.

Mentre l’intervista volge al termine e osservo il movimento operoso del personale, emerge il fulcro dell’intera questione: il valore umano ed economico del commercio di vicinato.
Dietro ogni saracinesca non ci sono solo merci, ma un forte rischio d’impresa e sacrifici quotidiani di chi garantisce stipendi a dipendenti che sono, prima di tutto, famiglie e cittadini.
Risorse che spendono sul territorio, alimentando l’economia locale e mantenendo viva la comunità. Comprendere il peso di questo sforzo significa capire che spegnere il commercio locale equivale, inevitabilmente, a spegnere la città stessa.
La nostra ricerca nel tessuto produttivo di Velletri continua. Vi diamo appuntamento alla prossima uscita con una nuova intervista per dare voce agli storici commercianti del territorio.




