25 Aprile 2026

Patrimonio boschivo a Lariano, “urge un nuovo Piano di gestione ed assestamento forestale”

Il politico Paolo Fiorini, che da molto tempo spulcia le carte su come viene gestita la cosa pubblica a Lariano ha rilasciato un ulteriore contributo sul patrimonio boschivo pubblico

di Paolo Fiorini

Lariano (Rm)“Nel nostro paese, stiamo assistendo ad una costante e progressiva diminuzione delle imprese impegnate nella selvicoltura, un trend che sta avendo rilessi negativi sull’economia locale e sullo stesso patrimonio boschivo. Conto da pagare di una politica che non ha saputo garantire alle nostre aziende sicurezza operativa e reddito all’interno dei nostri confini forestali, non ha preservato l’intero Monte Artemisio da logiche di mercato monopolistiche che condizionano l’intera filiera. Fenomeno indicativo del fallimento di amministrazioni incapaci di avviare processi di riorganizzazione delle aziende, supportare i nostri operatori nella richiesta di agevolazioni e contributi da investire nella modernizzazione degli impianti.

Lo scopo dell’uscita di sabato 3 febbraio, di alcuni componenti dell’Associazione che andremo a costituire, non è stato quello di una passeggiata per i boschi, ma di entrare nel merito di ciò che bisogna contrastare per tutelare l’intero settore boschivo. Prezioso è stato il contributo dell’amico Alberto Bartoli, conoscitore della materia, cultore delle tradizioni locali e forestali, testimone della riconosciuta autonomia larianese, della ripartizione patrimoniale boschiva tra Lariano e Velletri.

Molte sono state le cose che non lasciano dubbi sulla necessità di seri approfondimenti sui criteri selettivi dei lotti a taglio, e delle piante lasciate a dote del bosco, indicative di una discutibile valorizzazione e sfruttamento delle nostre risorse forestali, concepite da una classe dirigente che, a mio parere, va sostituita al più presto. Basta confrontare alcuni progetti di taglio con caratteristiche biologiche e vegetative equiparabili per notare discrepanze nel valore macchiatico e legnatico lasciato a dote.

Qualcuno dovrebbe spiegarci anche i perché del mancato rispetto del Piano di Assestamento Forestale, per il trascinamento di alcuni tagli di fine turno, dei mancati tagli intercalari che svalutano la stima finale dei lotti, del conseguente mancato accrescimento e la qualità degli assortimenti.

Un Piano di Gestione che va riscritto per consentire la partecipazione alle vendite alle piccole realtà imprenditoriali larianesi, considerati gli elevati importi a base d’asta delle 31 particelle che, per essere accessibili a tutti, vanno ridimensionate.

Una avvertita esigenza nei piani dall’ex Sindaco M. Caliciotti già nel 2017, poi, come da copione, rimasta solo parole al vento. Circa 600 ettari di ceduo di castagno, ad indirizzo produttivo, dove i nostri amministratori dovrebbero tornare a interessarsi del corretto esercizio degli usi civici e del godimento collettivo del nostro legnatico, di come vengono spesi i soldi degli accantonamenti delle migliorie boschive, dell’introduzione di un vigile guardaboschi dalle competenze professionali, giuridiche e soprattutto morali.

Non di meno, resta da capire ancora i criteri di assegnazione di progetti di taglio senza principio di rotazione e affidati allo studio esterno dell’agronomo comunale, la cui parcella per spese tecniche, in alcuni lotti ottenuti con trattativa privata, ci costano circa l’80% del ricavato della vendita, vedi Colle della Fragola I-II: ettari 61,21 dirado, incasso 25.620 euro, spese progetto 17.078 euro, ricavo per l’Ente 8.542 euro.

Per sintetizzare, lo stato delle cose all’interno del nostro patrimonio boschivo richiede un urgente intervento dall’alto: è tempo di guardare non solo agli effetti, ma alle cause. Attenzione! La marginalità economica delle nostre piccole ditte boschive è un fattore su cui i politici devono tenere alta la guardia, essendo possibile il rischio che si inneschino opportunità per “cartelli” che per i loro introiti finiscono per compromettere l’intero settore produttivo, causando danni allo sviluppo economico e sociale dell’intera Comunità.

Detto ciò, ci aspettiamo risposte concrete dai rappresentanti comunali sul modello alternativo di gestione che intendono perseguire, che non può certo essere quello veliterno di concedere lo sfruttamento del patrimonio boschivo a un soggetto privato, visti anche gli ultimi provvedimenti giudiziari legati a presunti tagli illegali avvenuti all’interno dei confini di Velletri.

La passata maggioranza di governo larianese non ha portato cambiamenti in merito, questo è evidente, non voglio disperare in una possibile risoluzione con l’attuale alternativa Montecuollo.

Intanto aspettiamo di capire le intenzioni sulla figura dell’agronomo comunale, le cui funzioni sono decadute il 31 dicembre scorso. Professionista esterno che ritengo in una condizione di incompatibilità e inconferibilità dell’incarico.

Questo è il primo segnale!

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