30 Aprile 2026

Dedicato alle morti bianche sul lavoro, in particolare ad Erri Talone

Non ci sono troppe parole per commentare l’ennesima tragedia avvenuta sul posto di lavoro

Riceviamo e con partecipazione pubblichiamo una nota commovente ed una poesia dedicata alle innumerevoli tragedie che si susseguono, inviata in redazione da una poetessa che ringraziamo


di Yuleisy Cruz Lezcano


Gentile Redazione,

mi chiamo Yuleisy Cruz Lezcano, sono poetessa, scrittrice e attivista, e da più di tre anni utilizzo la poesia come strumento di denuncia delle morti sul lavoro, per restituire voce a chi non c’è più e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Mi permetto di contattarvi per proporre la pubblicazione della mia più recente poesia, dedicata a un operaio tragicamente morto a Piombinara mentre stava spostando un carico con un muletto. La poesia non vuole essere una cronaca dell’evento, ma un tentativo di accompagnare il dolore dei familiari e della comunità, attraverso immagini simboliche ed empatiche che restituiscono la memoria e la dignità del lavoratore.

Credo che la pubblicazione di questo testo possa contribuire a creare uno spazio di riflessione e di sensibilizzazione, rendendo la poesia uno strumento di coscienza civile e di memoria collettiva.

Allego il testo della poesia. Ringraziandovi fin d’ora per l’attenzione, Con stima, Yuleisy Cruz Lezcano


Molliche di speranza

Molliche di speranza
La morte? Un’opinione, l
a sicurezza? Un cavillo fastidioso.
Ha un peso l’impotenza
e ci scivola addosso come ferro.

Non c’è città o strada,
non c’è parte che si salva.
In questo sprofondare
siamo morti viventi in movimento.

Nessun rientro nell’ora satura,
sull’asfalto ancora caldo l
a superficie resta imbrattata,
come se il giorno si fosse ritirato.

Obliqua è l’ombra del respiro
azzurro vivo che stacca dalla morte,
e cade leggero, impossibile da fermare.

È tempo di tornare
nel vortice breve di un misurino d’aria,
stringere il respiro tra due istanti
per capire da che parte gira il vento.

Quello sottile che non fa rumore,
eppure muove le cose minime,
guida le molliche di speranza
lungo il bordo fragile dei giorni.

Tra le macchine ferme e il rumore che tace,
resta il segno di un passo sospeso,
ombra di mani che hanno conosciuto il peso.

Tempo è di tornare fragili,
preparare le parole con cura,
perché restino,
quando il lavoro non restituisce

La vita che prende.

Yuleisy Cruz Lezcano


Questa poesia nasce dal desiderio di rendere visibile ciò che spesso rimane invisibile: il peso del lavoro, la fragilità della vita e il silenzio che segue una tragedia improvvisa. È dedicata all’operaio che, mentre svolgeva le sue mansioni quotidiane a Piombinara, è stato travolto dal carico che stava spostando con il muletto, lasciando un vuoto che non può essere colmato.

La poesia cerca di accompagnare il dolore dei familiari, di dare forma alla perdita e alla memoria di chi non c’è più. Non si tratta di una cronaca, ma di un gesto di vicinanza: un tentativo di trasformare l’assenza in parola, la morte in silenziosa testimonianza, e di restituire dignità e attenzione a chi ha pagato con la vita il proprio lavoro.

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