12 Giugno 2026

Presidente dell’Iiris: ‘cresce la violenza giovanile, serve risposta collettiva’

  • La Presidente dell’Istituto Integrato di Ricerca e Intervento Strategico di Roma afferma anche: “La violenza da eccezione rischia di diventare modalità di relazione”

di Gaia Paronesso


Roma 22 aprile 2026 – La Presidente Dottoressa Francesca Mastrantonio, dell’Istituto Integrato di Ricerca e Intervento Strategico (Iiris), comunica un fatto inquietante: “La violenza gratuita da parte dei giovani come risse, aggressioni e omicidi stanno diventando sempre più frequenti e più pericolose.

Di norma, si attiva automaticamente un fabbisogno di spiegazione, comprendere del perché accade, quali siano i fattori scatenanti e intervenire prima che possano degenare. La tentazione di cercare risposte semplici può portarci fuori strada. Molti pensano che la violenza sia a causa dei problemi familiari, della società oppure il continuo atteggiamento aggressivo che si ha nel corso della vita.”

Questo è ciò che sostiene la Presidente aggiungendo: “che le nuove generazioni ormai, con le pandemie, i conflitti e i social media sono diventati più instabili e insicuri. Anche il metodo educativo si è trasformato. Se ad esempio prima la famiglia era fondata su regole chiare e non negoziabili, adesso è interamente centrata sugli affetti, in cui il dialogo e le nogoziazioni tendono a prevalere.

Tale approccio nasce nel proteggere i propri figli dal disagio e dalla frustrazione, ma può comportare una difficoltà crescente nell’interiorizzare limiti e confini.”

Questo può portare a rabbia, frustrazione e senso di tradimento nei giovani, quando iniziano ad approcciarsi alla dura realtà, ma anche i genitori si trovano spesso disorientati e privi di strumenti adeguati per affrontare un contesto in rapido mutamento.

Diventa dunque necessario un ripensamento più ampio, che coinvolga non solo le famiglie, ma anche le istituzioni educative e sociali. Serve un modello basato sulla corresponsabilità, capace di leggere il disagio giovanile e costruire risposte condivise.

Al centro dovrebbe esserci una rinnovata attenzione alla qualità delle relazioni, anche quando si tratta di stabilire regole e limiti. Il rispetto, la chiarezza e la coerenza non sono in contrasto con l’empatia, anzi, la rafforzano.

Le tecnologie più avanzate, progettate per interagire con gli esseri umani, sono costruite su modelli comunicativi gentili e rispettosi. Un’indicazione di quale possa essere la direzione da seguire nei rapporti con le persone.

Educare al limite, non significa imporlo con la forza, ma significa di trasmetterne il senso e renderlo comprensibile e condivisibile. Questo, richiede soprattutto, adulti capaci di incarnare ciò che insegnano: attraverso il dialogo, la responsabilità e il rispetto.

In assenza di questi, la violenza rischia di diventare sempre più una modalità di relazione e non un’eccezione.

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