Aggressioni alle donne, quando la violenza arriva per mano dell’Ex

Ne parliamo con Adelia Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista della Società Psicoanalitica Italiana e dell’International Psychoanalytical Association 


Roma (Rm) – Riportiamo un colloquio avuto con la Dott.ssa Lucattini in merito agli ormai innumerevoli episodi di violenza che sempre più riguardano donne allontanatesi dai partners aggressivi.

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Dott.ssa Adelia Lucattini

Dott.ssa Lucattini, quali sono, secondo Lei, le cause principali della violenza di genere?

La violenza, da un lato, ha le sue radici in motivazioni culturali e sociali, in retaggi patriarcali violenti, in una cultura della sopraffazione e della prevaricazione contro le donne che tutt’oggi sussistono; dall’altro, in disturbi di personalità e malattie mentali, narcisismo, sociopatia, gelosia patologica, alcolismo e tossicomania da altre sostanze stupefacenti”.

L’ultimo caso avvenuto a Roma, che ha portato all’arresto di un trentottenne residente nel quartiere di Portonaccio, ha messo di nuovo in evidenza, come spesso, queste violenze, avvengono per mano di ex compagni o coniugi. Come mai secondo Lei?

 Ci sono persone che non riescono a stare in modo sano in una relazione affettiva, perché non hanno avuto un’educazione familiare al rispetto e all’amore reciproco, né un’educazione sentimentale, oppure perché, cresciuti in un ambiente violento, perciò, hanno assistito o loro stessi sono stati oggetto di abusi fisici e mentali.

Alcuni partner non  accettano la libertà di scelta della donna, e dunque, né di essere lasciati, né di non essere stati loro gli artefici e i padroni della fine della relazione. Spesso hanno un’intolleranza alle separazioni e alle perdite, vivono l’essere lasciati come una sconfitta, svalutazione e umiliazione.

Altri, hanno disturbi deliranti dovuti a malattie mentali, ma molto più spesso sono legati ad abuso di alcol, cocaina ed altre sostanze stupefacenti.

L’intento è di controllare e assoggettare la donna attraverso la coercizione. Le minacce e le violenze hanno sempre la finalità di annientare l’identità delle vittime e la loro persona. Il carnefice  crea nella sua vittima una condizione di subordinazione attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, genera in lei paura e insicurezza, la convince che se parla non sarà creduta e purtroppo, in alcuni casi, causa la sua morte”.

Quanto influisce il consumo di alcol nello scatenare le aggressioni e i femminicidi?

 “Certamente, nello scatenare la furia, poiché l’alcol è eccitante e disinibente, aumenta l’impulsività, ma non solo. Infatti, può indurre anche sospettosità, deliri di gelosia e di tradimento.

L’alcol fa emergere e causa anche disturbi dell’umore, alterazioni del pensiero e certamente i problemi comportamentali che ne derivano”.

Quali sono le principali conseguenze per una donna vittima di violenze?

 “Le vittime, esposte per lunghi periodi ad abusi e violenze o anche ad aggressioni episodiche ma gravi, sviluppano un’alterata percezione di se stesse, sfiducia nelle proprie capacità personali, si sentono senza forze e senza risorse. Sperimentano, inoltre, un senso di fallimento rispetto alla possibilità di rendersi autonome dal proprio partner, (sia economicamente, che psicologicamente), si sentono destinate ad una vita d’infelicità e paura, senza via d’uscita. La violenza può  ledere in maniera consistente l’integrità del Sé e dell’identità.

Le donne  abusate dal proprio partner hanno quasi il doppio delle probabilità di soffrire, non solo di depressione, ma anche di malattie fisiche, sterilità, problemi relazionali e lavorativi. Talvolta, tali contesti sono resi ancora più complicati la disperazione porta all’alcolismo, cui possono andare incontro le vittime di violenza, come conseguenza della sofferenza psicologica, del dolore mentale non più contenibile senza un aiuto familiare e specialistico, se non ricorrono al supporto di uno psicoanalista”.

Come si può agire per la prevenzione della violenza maschile contro le donne?

 La base d partenza è l’educazione al rispetto dell’altro e delle donne. È necessaria un’educazione sentimentale,  relazionale e anche sessuale.

La prevenzione è fondamentale fin dall’adolescenza, al fine di prevenire disturbi psicologici e malattie mentali che possono sfociare da un lato, in abuso di alcool e altre sostanze stupefacenti, dall’altro anche in aggressività e violenza.

La prevenzione è naturalmente familiare, i genitori in difficoltà possono rivolgersi ad uno psicoanalista o portare i loro figli.

In ambito scolastico, già si sta facendo con gli psicologi nella scuola, ma va potenziato e reso capillare, in tutte le scuole italiane dalla materna all’università.

A livello sociale, è importante evidenziare in merito dei modelli educativi, veicolandoli anche attraverso i social, le serie TV, i film, come anche i testimonial che possono sensibilizzare le persone a temi così importanti.

La prevenzione si basa anche sulla deterrenza. Se da un lato, è indispensabile aiutare le donne ad uscire allo scoperto, a chiedere aiuto, a denunciare, dall’altro è indispensabile intercettare gli uomini violenti e metterli in condizione di non reiterare  comportamenti aggressivi e pericolosi”.

Quali sono a Suo avviso i principali campanelli d’allarme che una donna deve cogliere con prontezza in queste situazioni?

 “I campanelli d’allarme sono molti, vanno dalle aggressioni verbali e le offese, alla svalutazione delle qualità e delle capacità, alle critiche continue e immotivate.

La prima spinta, o schiaffo o oggetto “scagliato contro” sono tutti gesti che devono far comprendere in modo tempestivo che  il limite è stato oltrepassato.

Ciò non deve essere permesso, se c’è bisogno di un aiuto esterno, le donne devono chiederlo senza timore e senza vergogna. Le vittime non fanno nulla per scatenare la violenza dell’altro, sono vittime designate, spesso pre-scelte dal loro aggressore.

Accanto a questo, se si accorgono che le violenze sono causate da abuso di alcool o altre sostanze stupefacenti, da disturbi psicologici è importante che accompagnino il loro partner da uno psichiatra o da uno psicoanalista. Curarsi non può essere un’opzione, ma solo un out-out: affrontare subito e risolvere i problemi personali sono la conditio sine qua non per restare insieme o frequentarsi ancora”.

In particolare, in caso di presenza di figli, quali consigli si sente di dare alle donne, vittime di violenza da parte dei propri partner, al fine di tutelarli maggiormente?

 “I figli devono rappresentare per le donne stesse, vittime di violenza, uno stimolo importante e significativo  per far cessare le violenze e dunque la loro relazione con il partner se è necessario, perché i figli vanno protetti non solo dalle aggressioni contro di loro, ma anche dall’assistere alle aggressioni alla madre o ai litigi tra i genitori.

Esistono più modi che devono essere sinergici e contemporanei, da un lato allontanarli dall’ambiente tossico e violento, dall’alto iniziare una terapia psicoanalitica che mentre per i partner/padre si cura individualmente, viceversa, per madre e figli, è importante un loro percorso terapeutico insieme per elaborare i traumi, e ritrovare fiducia e serenità”.

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