Battaglia di Velletri, 279° anniversario 11 agosto 1744 – 11 agosto 2023

Brano tratto da “Delle cose operate presso Velletri nell’anno 1744 di Castruccio Buonamici”

La battaglia di Velletri fu combattuta nel 1744 nell’ambito della Guerra di successione austriaca.

“Ma il Re recatosi all’ala destra dell’ esercito e fermatosi in mezzo il reggimento delle guardie Spagnuole, con forte ed alto animo provvede e comanda ovunque secondo la bisogna., non lasciando in quel giorno alcun officio di peritissimo Generale.

Ma i nemici, disfatta la truppa Irlandese, sbandata la cavalleria, uccisi molti cavalli e molti presi, saccheggiale tutte le tende dell’ala sinistra e messe a fuoco, fanno impeto contro la porta e la spezzano, invano opponendosi le guardie, e fra i primi Niccolò di Sanseverino nobilissimo fratello del Principe di Bisignano, il quale mentre i soldati fuggitivi sgrida prende ed arresta, rotto nella persona da molte ferite cadde, e fu abbandonato per morto. Quelli gettala a terra la porta, e prese nove bandiere ivi per la fretta lasciate, dividono in tre corpi le truppe; il primo corpo prese la via del palazzo Ginetti, il secondo s’ avviò alla volta del Vescovato, il terzo si mise per quella larga e lunga strada, che dicemmo dividere la città dall’ un capo all’ altro.

Ordinale cosi le truppe, gettando bombe, che avevano seco portate per mettere fuoco a Velletri, contro le case più vicine, con grande strage e con grandissimo tumulto si gettano dentro la città. Gli abitanti non avvezzi alle fortune della guerra, si rintanano nel fondo delle case, e impauriti, e stupefatti maledicono quel giorno che credono l’ultimo della patria, e di loro vita,

Quelli scorrono la città per ogni dove col fuoco e col ferro; armati ed inermi mettono a punla di spada: entrano nelle case, e senza divario alcuno, se ne portano coi nostri gli averi dei cittadini.

Quelli ,de’ nostri che per avventura erano nelle case, e si vedevano fra le mura il nemico, prima di sapere ch’ ei fosse venuto, furono tutti o morti, o prigionieri. Il Conte Mariani tormentato dalla podagra è comandato di lavarsidal letto e messo a cavallo è condotto via.

Il Duca d’ Atrisco a stento uscito dalle ruine d’ una casa mezza arsa, corre a briglia sciolta alla lesta della cavalleria reale, di cui egli aveva il comando. E già la maggior parte delta città era in preda alle fìamme, ed al nemico; tutto il resto era tumulto e terrore,”

UN PO’ DI STORIA

BATTAGLIA DI VELLETRI
Luogo: VelletriData: 10 agosto 1744Contendenti: Regno di Napoli e Spagna contro Austria
Esito: vittoria Ispanica-Napolitana(1).
La storia dell’esercito borbonico del Regno di Napoli ebbe inizio il 5 marzo 1734, quando Carlo di Borbone diventò sovrano del Regno, quella del Regno di Sicilia ebbe inizio dal 3 luglio 1735; entrambi furono in vita sino al 1861.
All’inizio quasi tutti i reggimenti erano composti da spagnoli, valloni, svizzeri, tedeschi, macedoni e irlandesi.
L’esercito era composto da 16.000 fanti e 5.000 cavalieri; i primi generali napoletani furono: Francesco d’Eboli, duca di Castropignano, comandante della cavalleria, da Francesco d’Evolio, comandante dell’avanguardia,  e da  Nicolò di Sangro, comandante di due unità di fanteria(2).
L’avventura del nuovo esercito borbonico-napoletano iniziò bene, con la vittoria in campo aperto a Bitonto del 25 maggio 1734 per poi proseguire con la conquista delle fortezze di Pescara, di Gaeta e di Capua per sottrarre il Regno di Napoli agli austriaci. Anche la Sicilia fu sottratta all’Austria; Messina, Trapani e Siracusa furono le città che opposero più resistenza.
Nel  1740 Carlo III inviò 12.000 soldati in soccorso degli spagnoli nell’Italia centrale contro gli austriaci, senza successo, in quanto il duca di Montemar, comandante spagnolo, aveva compromesso l’esito delle battaglie con errate manovre militari, subendo le sconfitte a Rimini e a Foligno.
Il Re decise così di riorganizzare l’esercito che assunse caratteristiche più nostrane con la formazione di dodici reggimenti  provinciali e di una compagnia di fucilieri da montagna.

Nel 1744 gli austriaci sconfissero gli spagnoli comandati dal conte di Gages, che aveva sostituito l’incapace Montemar, e si avvicinarono minacciosamente ai confini del Regno.
Il 25 marzo re Carlo di Borbone si mise alla testa di 20.000 soldati  in marcia verso l’Abruzzo, lasciando a Napoli come su vice don Michele Reggio , comandante generale della flotta marittima; si accampò a Velletri.
Gli  austriaci godevano ancora di numerosi  simpatizzanti ed informatori; il generale Brown (irlandese al soldo dell’Austria) convinse, dietro lauto compenso, i reggimenti irlandesi a disertare nella notte del 10 agosto, lasciando così senza difesa il lato ovest della cittadina; all’alba Velletri fu attaccata di sorpresa e re Carlo si salvò fuggendo dal palazzo Ginetti dove era alloggiato.
Mentre i soldati austriaci, sotto il comando del generale Lobkowitz,  saccheggiavano la cittadina, l’esercito borbonico si riorganizzò, i primi a contrattaccare furono i reggimenti interamente napolitani  “Corona”, “Terra di Lavoro” e “Capitanata”, quest’ultimo guidato dal Colonnello Raimondo di Sangro , principe di San Severo,  seguiti dai soldati spagnoli comandati dal generale Gages che erano accampati nei pressi di Velletri. La vittoria fu schiacciante, si contarono 2.600 perdite tra le file nemiche e meno della metà tra le file ispano-napoletane.

Carlo III potè così entrare in Roma con il genarale Gages e Francesco d’Eboli, duca di Castropignano, comandante delle truppe napoletane.
La battaglia di Velletri ebbe risonanza a livello internazionale, per la prima volta, uno stato italiano (Regno di Napoli) aveva combattuto  e vinto contro l’esercito imperiale Austriaco.
Il terzo atto de “La forza del destino” di Giuseppe Verdi si svolge infatti a Velletri, alla vigilia dello scontro con le truppe austriache.
Parteciparono attivamente alla battaglia sotto la bandiera del Regno di Napoli: Lanza Ignazio (nato a Capua nel 1724, nel palazzo Lanza), secondogenito di Biagio seniore e di donna Rachele de’ Liguoro, Capitano del Reggimento di fanteria provinciale di Contado del Molise; Reggio e Gravina Stefano (n. 1700 ca. Palermo † 13.02.1790 Napoli), figlio primogenito di Luigi Reggio e Branciforte e di Caterina Gravina e Gravina, 5° Principe di Campofiorito. Bartolomeo di Capua (1716 † 1792), ultimo Gran Conte di Altavilla e duca di Airola, figlio di Bartolomeo (Airola, 1680 † Resina, 1715) e di donna Anna Cattaneo, partecipò col grado di capitano alla battaglia  e fu ferito per salvare la vita di re Carlo. Francesco Maria Sozj Carafa (Castello di San Nicola Manfredi, 1702 † Napoli, 1752), primogenito di Nicola e di Anna Maria Merenda, patrizio di Benevento e barone di San Nicola Manfredi, terra in Principato ultra, fu comandante di una compagnia. Orazio Arezzo (Modica, 1709 † Napoli, 30.1.1796) fu colonnello del reggimento R. Farnese.
Tra le file austriache:
Marulli Filippo, nobile di Barletta, ufficiale comandante alle dipendenze di Eugenio di Savoia, comandò il Reggimento Marulli agli ordini del Feldmaresciallo von Lobkowicz.

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